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VORTICI MAGAZINE RACCONTA IL MONDO DEL LAVORO…

martedì, Maggio 2, 2017
VORTICI MAGAZINE RACCONTA IL MONDO DEL LAVORO…

Il lavoro un tema difficile da affrontare ma, fortemente crediamo che, questa testimonianza può aiutare a decifrare meglio questo mondo. Leggendola proviamo a riflettere insieme.

1. Che  cosa significa lavorare in Italia oggi?

Parlare di lavoro, oggi, è sempre difficile soprattutto per gli attuali trentenni che hanno un contratto a tempo determinato. Per rispondere a questa domanda voglio partire dal dualismo percettivo tra la realtà dei fatti e la teoria della nostra Costituzione. Prendendo in considerazione gli articoli Fondamentali e di mio interesse come ART.1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro e ART.4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Quanti di voi lettori disoccupati e con contratti in scadenza si riconoscono in questi articoli fondamentali della costituzione? Per come la vedo, la Costituzione attualmente non viene applicata considerando le dinamiche che esistono oggi sul mercato del lavoro. Analizzando alcuni dei punti chiave per chi cerca un lavoro, ci sono delle costanti che si ripetono ogni giorno e per ogni tipologia di lavoro. Una di queste riguarda l’età. In un mercato frenetico con imprenditori bisognosi di risorse, anche minime, passati i trenta anni non si rientra più tra le categorie dove lo Stato dà sussidi per le assunzioni anche a tempo determinato quindi, si viene tagliati fuori da tutte quelle possibilità lavorative che avrebbero potuto essere un trampolino di lancio per una futura carriera lavorativa. Un altro punto richiesto dal mercato del lavoro è l’esperienza. Anche questo punto mette in luce un comportamento, da parte degli imprenditori, di non voler investire più nella formazione del personale ma valutare solo ed esclusivamente la produttività temporanea. Altro punto a sfavore per chi cerca lavoro è l’inefficienza del centro per l’impiego dove si dovrebbe offrire non solo un lavoro, ma anche un servizio di consulenza e invece puntualmente ci troviamo di fronte ad impiegati nauseati della nostra presenza in ufficio. Anche sul fronte delle agenzie di lavoro interinale le cose non migliorano. Anche qui bisogna obbligatoriamente fare un’iscrizione interminabile cartacea e/o online, con risultati lavorativi inesistenti. Inoltre, non va tralasciato un altro fenomeno che caratterizza da sempre il mercato del lavoro: la raccomandazione. Questa, di solito, fa occupare posti di lavoro nel quale qualcun altro meritevole ha investito parte della sua formazione. Altra considerazione da fare è il livello d’istruzione, dove in qualche caso la laurea oggi è diventata uno svantaggio nella valutazione della persona che cerca lavoro o comunque non viene presa in considerazione. In conclusione queste sono alcune delle dinamiche reali e tangibili che i trentenni devono affrontare per lavorare in Italia, e più precisamente parlo di una realtà nella regione Abruzzo. Alla luce di ciò, il lavoro cambia significato e da “Occupazione specifica che prevede una retribuzione ed è fonte di sostentamento( http://www.dizionario.corriere.it)”diventa “ricerca del lavoro mediante lavoro non retribuito” quindi il vero lavoro si trasforma nella ricerca del lavoro.

2. Cosa ti aspetti che accada?

Non mi aspetto nulla nell’immediato perché le soluzioni più veloci di solito sono soluzioni molto temporanee dove il problema viene solo rimandato al giorno dopo. Le mie aspettative per migliorare la situazione socio-economica non devono essere interventi puntuali mirati al funzionamento di una singola area territoriale. Piuttosto si dovrebbe creare una rete d’interventi inseriti in un piano di creazione/gestione a lungo termine dove vengono sviluppati i settori primario,secondario e terziario in modo da creare lavoro ed occupazione in maniera diffusa sul nostro territorio regionale, considerando anche le differenze che si hanno nel complesso scenario paesaggistico abruzzese. Tutto ciò si traduce in diverse opportunità di sviluppo guidati dalla vocazione che possiede un territorio. Chiaramente non mi aspetto ciò dal singolo lavoratore o dalla singola amministrazione, ma da una sinergia tra le amministrazioni regionali, comunali in concerto con le associazioni ed enti pubblici e privati. In realtà per iniziare basterebbe applicare il principio di sussidiarietà, quindi sostenere il piccolo imprenditore, il piccolo commerciante, l’artigiano locale, la pastorizia e così via, in modo da rendere produttive le piccole realtà sparse sul territorio ed in modo da creare un ulteriore valore aggiunto del territorio abruzzese.

3. La parola futuro attualmente che significato assume?

Quando si parla del futuro, non posso fare a meno di associare il futuro a un lavoro stabile e duraturo. Purtroppo in Italia e in Abruzzo stiamo vivendo una situazione di forte instabilità socio-economica, basti vedere affermate aziende e famosi marchi che chiudono o si spostano all’estero. A ciò si aggiunge la durata dei contratti lavorativi con le aziende. Questi ultimi hanno una durata che variano da un mese a 1 giorno di lavoro, quindi a volte sono contratti che praticamente non hanno durata. In presenza di queste tipologie contrattuali c’è anche un aspetto nascosto che si presenta ogni volta che viene rinnovato il “minicontratto” messo in opera dalle agenzie interinali. In pratica se per qualche ragione non si da la disponibilità per lavorare, si cade in una sorta di ricatto dove il malcapitato dapprima viene richiamato a lavoro con meno frequenza e successivamente, se non disponibili per più di una volta, non si viene richiamati, anzi si viene praticamente scartato a priori dall’agenzia interinale. Questo fenomeno è molto frequente l’ho sperimentato di prima persona. Alla luce della situazione di instabilità lavorativa generale e soprattutto contrattuale, come risulta possibile pensare ad un futuro senza una retribuzione stabile e costante nel tempo? In tutto ciò il mio ragionamento ricade in un futuro abbastanza breve perché in realtà le prospettive lavorative dovrebbero essere molto più lunghe e quindi guardare la tanta discussa pensione. In conclusione della domanda ti posso affermare che questa tipologia di lavoro e di contratti per noi giovani-vecchi “fortunati” sono tutto ciò che non rappresentano il futuro.

4. Il lavoro è un tema spinoso: secondo te che ruolo ricoprono l’informazione o più in generale i mezzi di comunicazione?

A questa domanda posso solo consigliare soprattutto ai giovani che usano internet di avere la curiosità e l’esigenza del sapere e della conoscenza. In merito a questo colgo l’occasione per complimentarmi con la redazione di VORTICI.IT in virtù del fatto che su questo magazine riesco a trovare sempre notizie interessanti e spunti di riflessione non comuni ad altri magazine.

Immagine: Giuseppe Pellizza da Volpedo – Il Quarto Stato(1901)

Fonte: http://www.settemuse.it

Annapaola Di Ienno

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