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Vita ce ne potrebbe davvero essere non solo sulla nostra Terra…

giovedì, Gennaio 9, 2020
Vita ce ne potrebbe davvero essere non solo sulla nostra Terra…

Sarà solo una pura coincidenza, ma il fatto c’è: proprio all’inizio di un nuovo anno, che peraltro è caratterizzato dal cambiamento di due cifre rispetto a quello precedente, dato che siamo passati dal 2019 al 2020, arriva una notizia di quelle che potrebbero essere destinate s dare una svolta alle nostre conoscenze. Proprio in un periodo nel quale siamo un po’ più orientati a pensare al futuro, e forse qualcuno pensa anche allo Spazio in cui la Terra è immersa, la NASA, il mitico Ente Spaziale degli Stati Uniti, fa sapere che forse stavolta potremmo essere non molto lontani dalla certezza che in qualche altro pianeta c’è vita. La storia di quello che comunque si annuncia come un altro interessante ed avvincente capitolo della nostra ricerca di “compagnia” fra gli esseri viventi nell’Universo parte da un telescopio spaziale appartenente proprio alla NASA: il TESS, un vero e proprio cacciatore di esopianeti, cioè pianeti che non appartengono al Sistema Solare. Proprio TESS ha individuato una stella, che per ora è stata chiamata con un nome poco poetico: TOI-700: è, come racconta sul suo sito la rivista scientifica Focus “una piccola e fredda nana rossa, con una massa di circa il 40 per cento di quella del Sole e una temperatura superficiale stimata nella metà di quella sulla nostra stella, a circa 100 anni luce da noi nella costellazione meridionale del Dorado”.  TOI-700 è collegata a tre pianeti: il primo, pur se probabilmente roccioso e quindi per questo in grado teoricamente di ospitare vita, è troppo vicino alla stella, attorno alla quale gira in appena dieci giorni, troppo pochi per poter davvero dare la possibilità di nascere ad esseri viventi. Il secondo, dal canto suo, è più distante e gira intorno alla Stella in 16 giorni, ma è gassoso ed ha quindi una caratteristica che lo rende meno ospitale per la vita, ma è comunque molto interessante perchè è davvero originale la presenza di un pianeta gassoso tra due che non lo sono. Anche il terzo pianeta è infatti roccioso ed orbita intorno alla Stella in 37 giorni. Dovrebbe ricevere l’80% dell’energia che la nostra Terra riceve dal Sole ed è collocato all’interno della cosiddetta fascia di abitabilità, una zona che racchiude più pianeti tutti disposti più o meno con lo stesso asse di rotazione, cioè caratterizzati dal fatto l’asse intorno al quale girano è inclinato in modo simile. Certamente la precisazione di Focus è quanto mai opportuna: “Il fatto che un pianeta di una stella lontana si trovi in quella che stimiamo essere la fascia di abitabilità di quella stessa, non implica che ospiti la vita né che l’abbia mai ospitata”. Però non è un caso che la stessa rivista scientifica spieghi anche un’altra cosa: “A differenza della maggior parte delle stelle nane rosse note, TOI-700 non è particolarmente attiva, perciò la dose di radiazioni ultraviolette che investono i pianeti di quel sistema è relativamente bassa – e questo è effettivamente una caratteristica importante, perché le radiazioni non ostacolano l’eventuale nascita della vita”.

Insomma, la prudenza è d’obbligo e anche noi di Vortici.it ci facciamo guidare da essa invitandovi a seguire i prossimi capitoli di quest’avventura alla ricerca di vita nell’Universo. Detto questo, però, c’è un altro elemento che sta suscitando il vivace interessamento della comunità scientifica. A spiegarlo agli italiani è uno dei partecipanti allo studio che ha prodotto la scoperta di questo sistema planetario di cui stiamo parlando: Giovanni Covone, astrofisico dell’università Federico II di Napoli e associato dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). “Questo risultato è molto importante per Tess perché è il primo pianeta simile alla Terra scoperto da questo telescopio spaziale”, ha detto Covone all’agenzia giornalistica ANSA. “Il prossimo passo – ha aggiunto – sarà verificare se il pianeta ha un’atmosfera e la composizione chimica. Cercheremo soprattutto tracce di ossigeno e acqua, prime indicazioni importanti dell’eventuale presenza di forme di vita”.

Dunque la speranza che davvero stavolta si possa essere non lontani dallo scoprire definitivamente che nell’Universo non siamo soli è comunque concreta. Non sappiamo se voi che ci seguite siete tra quelli che si stupiscono per il fatto che l’uomo riesca a fare così tante scoperte anche relativamente allo Spazio, se siete tra coloro che invece si meravigliano per la vastità dell’Universo o se fate parte del gruppo di quelli che sono ammirati da entrambe le cose. Sappiamo soltanto che la domanda sulla presenza o meno di qualcun altro in uno dei tantissimi pianeti esistenti accompagna praticamente da sempre gli esseri umani e che la speranza di trovare altri compagni di viaggio è talmente forte che noi uomini mai ci stanchiamo di continuare a cercare e a sognare…

Massimiliano Spiriticchio

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