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Una tecnica nuova per il trattamento delle aritmie ventricolari

lunedì, Maggio 17, 2021
Una tecnica nuova per il trattamento delle aritmie ventricolari

Una tecnica nuova per il trattamento delle aritmie ventricolari

Il cuore ci dona la vita, è un organo muscolare, cavo, che costituisce il centro e il motore dell’apparato circolatorio(immagine di copertina). Nel corso della nostra esistenza, può essere afflitto da varie patologie. Tra le più comuni, ci sono le aritmie. Cosa sono esattamente?

In parole semplici, l’aritmia cardiaca è un’alterazione del ritmo cardiaco, per la quale il battito risulta irregolare, con momenti di aumento (tachicardia), di diminuzione (bradicardia) o di assoluta irregolarità (per es. fibrillazione atriale) rispetto alla velocità media normale.

Solitamente per ripristinare la regolarità necessaria si ricorre agli interventi chirurgici ablativi (L’ablazione cardiaca o trans catetere è un intervento effettuato in regime di ricovero, in cui più tubicini, i cateteri, sono manovrati fino al cuore attraverso i vasi femorali o quelli giugulari, per eliminare gli impulsi elettrici anomali dell’organo in questione). Questi ultimi, occorre precisarlo, non sono sempre risolutivi e l’insorgenza ripetuta di episodi aritmici aumenta il rischio di mortalità.

Una tecnica nuova per il trattamento delle aritmie ventricolari
Impulso battito cardiaco

Recentemente, la chirurgia italiana ha compiuto un passo in avanti: è stata definita una nuova tecnica efficace per il trattamento delle aritmie ventricolari, le più pericolose e temute.
Per approntarla al meglio c’è stata la stretta collaborazione di due strutture eccellenti della capitale: il Fatebenefratelli – Isola Tiberina e il Policlinico Umberto I.
Grazie a una tecnica alternativa portata avanti dal Servizio di aritmologia del Fatebenefratelli con le UOC (Unità Operative Complesse) di Chirurgia Toracica e di Anestesia (Centro Trapianti) dell’Umberto I, oggi è possibile agire efficacemente per via chirurgica su questa complessa problematica del cuore, con una piccola incisione eseguibile rapidamente. I dati acquisiti fin qui, raccolti grazie a più di un anno di osservazione, hanno mostrato una riduzione rilevante delle aritmie.
I risultati di uno studio pilota sono stati pubblicati sulla rivista Journals of the American College of Cardiology: Clinical Electrophysiology (JACC EP) e i dati saranno presentati ai Congressi EHRA (European Heart Rhythm Association) e HRS (Heart Rhythm Society) a Boston (USA).

Si tratta di un intervento di denervazione cardiaca (simpaticotomia modificata) ” – spiega il primo autore dello studio, Filippo Maria Cauti, Aritmologo del Fatebenefratelli.
L’approccio mini – invasivo non va a toccare direttamente il cuore, ma, attraverso una piccola incisione sotto l’ascella, tramite una telecamera ed un piccolo strumento chirurgico agisce sul sistema nervoso simpatico denervando e quindi “silenziando” le afferenze nervose responsabili dell’innesco delle aritmie cardiache”.

Nello specifico noi di Vortici.it scegliamo di descrivere in dettaglio la procedura per farvi comprendere meglio questa nuova tecnica. Ci scusiamo fin da ora per i termini troppo tecnici usati (necessari questa volta), non nostri ma di esperti e comunque comprensibili nella sostanza.

Frequenza cardiaca

L’intervento viene eseguito presso le sale operatorie della Chirurgia Toracica del Policlinico Umberto I. Si tratta di una procedura effettuata in anestesia generale; si accede alla catena del sistema nervoso simpatico attraverso il cavo pleurico con un’unica incisione millimetrica sottoascellare. Attraverso una telecamera si guida l’ingresso di un uncino a radiofrequenza che “denerva” le stazioni del sistema nervoso simpatico. Una volta terminata la procedura da un lato, si passa al controlaterale. La grande innovazione, oltre all’accesso singolo (toracoscopia uniportale) sta nella scelta di non eseguire la rimozione della pleura (che renderebbe l’intervento più lungo e indaginoso) e del ganglio stellato (la prima stazione della catena simpatica toracica, la cui lesione potrebbe determinare la cosiddetta Sindrome di Horner – discesa della palpebra omolaterale). Queste modifiche rendono l’intervento molto più rapido (in media sette minuti per lato nell’esperienza del team chirurgico) e sicuro. Al termine della procedura il paziente viene trasferito presso la Terapia Intensiva Trapianti d’Organo del Policlinico Umberto I, diretta dal Prof. Francesco Pugliese, dove in genere viene monitorato per una notte, e successivamente trasferito in reparto per una rapida dimissione.

Ancora una volta, vi abbiamo dimostrato, come il contributo della ricerca e l’unione di poli clinici d’eccellenza italiani sia fondamentale, per raggiungere traguardi importanti, al fine di migliorare le nostre condizioni di salute.

 

* Occorre responsabilizzare noi stessi! rispettare e attenerci tutti, scrupolosamente e responsabilmente alle regole che abbiamo ricevuto in attesa di ricevere il vaccino. Abbiate cura di voi, dei vostri cari e dei vostri amici.

 

Immagine di copertina e altre immagini: Pixabay

Annapaola Di Ienno

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