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Un libro in grado di innescare un dibattito infuocato

lunedì, Aprile 15, 2019
Un libro in grado di innescare un dibattito infuocato

I maggiori economisti italiani ci spiegano sia, quando l’austerità può essere considerata espansiva sia, quando è il momento di ridurre la spesa per crescere. Un fatto è per loro incontrovertibile: “Se i governi fossero capaci di non accumulare deficit e debiti non ci sarebbe mai bisogno di austerità.”

Giornalmente, aggiungo io, è da decenni  che si parla solo ed esclusivamente di debito(quasi mai, invece, o pochissimo di vera crescita, se non a sproposito o per pura propaganda in generale, fermo restando che accoglierei felicemente e rispettosamente un’opinione contraria).

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A questo proposito c’è un libro di recente pubblicazione, destinato a trasformare il dibattito sulle politiche di consolidamento fiscale, soprattutto in un Paese, il nostro, afflitto – ma non condannato – dal suo enorme debito pubblico.  Parliamo di: Austerità – quando funziona e quando no, autori Francesco Giavazzi, Alberto Alesina, Carlo Favero(Rizzoli).

«L’austerità» scrive Ferruccio de Bortoli nella prefazione a questo libro «non è un’ideologia, uno stato d’animo o, peggio, una perversione dell’anima. È semplicemente uno strumento, o meglio un insieme di strumenti di politica economica, necessari ad affrontare una situazione d’emergenza, a recuperare efficienza, a innalzare il prodotto potenziale, a introdurre maggiore equità sulla strada di un rinnovato sviluppo.» Di certo, affermano gli autori, non ce ne sarebbe mai bisogno se i governi compensassero l’espansione fiscale durante una recessione con corrispondenti correzioni in fase di crescita. Alberto Alesina, Carlo Favero e Francesco Giavazzi hanno raccolto e analizzato centinaia di programmi di austerità attuati dai governi di sedici Paesi avanzati dalla fine degli anni Settanta a oggi, con un’attenzione particolare a quelli adottati in Europa dopo la crisi greca del 2010 e che in Italia includono gli anni difficili del governo guidato da Mario Monti. Emerge dall’analisi dell’esperienza di questi Paesi un risultato estremamente chiaro: tagliare le spese è molto meno dannoso che alzare le tasse. Può esistere, ed è dimostrato in queste pagine, anche un’austerità «espansiva», come testimoniano tra gli altri i casi di Belgio, Canada e Irlanda negli anni Novanta. In più, non necessariamente il rigore in economia rappresenta il «bacio della morte» per i governi che lo praticano: in Gran Bretagna, David Cameron vinse le elezioni dopo aver portato a termine un programma di riduzione della spesa pubblica e del numero di impiegati statali. Austerità è un volume destinato a trasformare il dibattito sulle politiche di consolidamento fiscale, soprattutto in un Paese, il nostro, afflitto – ma non condannato – dal suo enorme debito pubblico.

Come ogni tema affrontato, c’è anche chi esprime il proprio dissenso, legittimamente(visto che, fortunatamente, esiste ancora la libertà di opinione), in maniera marcata. Decido di riportare tutto fedelmente, al solo scopo di fornirvi un ulteriore spunto di riflessione:

Dopo aver dato una mano – con le proprie idee – a far sprofondare il Paese in una delle crisi più gravi dai tempi dalla grande depressione del 29′ ed essere, giustamente, spariti non appena le loro teorie avessero dato prova di quanto poco potessero valere, una volta applicate all’economia reale, ecco tornare i profeti dell’austerity espansiva.

Lo fanno con un libro – firmato da Alberto Alesina, Carlo Favero e Francesco Giavazzi – dedicato alla politica che avrebbe segnato, secondo loro, gli ultimi anni in Europa dal titolo “Austerità. Quando funziona e quando no”. E già viene da ridere perché proprio il titolo contiene un’escusatio non petita: come a dire “Non è l’austerità che non ha funzionato, no. Siete stati voi in Italia che non siete stati capaci di applicarla e adesso ve lo dimostriamo pure, con due esempi dove le nostre teorie hanno funzionato.” Per non tediarvi, ve lo diciamo subito: gli esempi sono il Canada e il Portogallo, due Paesi che con l’Italia c’entrano come i cavoli a merenda.

Il libro è stato presentato con articolone in pompa magna sul Corrierone nazionale, dove l’ex direttore, Ferruccio De Bortoli, ci ha tenuto a sostenere le posizioni dei suoi due ex opinionisti di punta: “Oggi non c’è più — ed è quello che più ci inquieta nel presentare il libro di Alesina, Favero e Giavazzi – la consapevolezza collettiva dell’utilità di un sacrificio nell’interesse generale del Paese. Ogni misura proposta è divisiva. Peggio, è sospettata di favorire chi ha di più ai danni di chi ha meno. La diffidenza alimenta il rancore, l’ignoranza nutre il pregiudizio, l’incompetenza esalta l’arroganza.”

Insomma: se la medicina economica dell’austerità non ti piace, sei un irresponsabile. E se critichi le politiche economiche attuate – tanto per fare un nome – da Monti, beh, ti dovresti come minimo vergognare. “L’eredità del passato, se negativa, appartiene sempre agli altri. – scrive ancora De Bortoli -. Il debito pubblico, se è dello Stato, non è di nessuno. L’hanno fatto quelli di prima. Questo sentimento di diffusa irresponsabilità si accompagna all’illusione che tornare indietro sia meglio, chiudersi sia una scelta saggia, proteggersi una necessità.”

Speriamo solo che la nuova recessione non riporti in auge le idee – scombinate – di economisti dimentichi di Keynes e convinti che la ripresa si faccia con i tagli ai servizi pubblici, i posti di lavoro persi e le pensioni negate. (Fonte: uneuropadiversa.it)

Sarebbe il caso di rifletterci sopra approfondendo il tema per conto proprio,  al solo scopo di recuperare un po di quel nostro senso critico, smarrito da troppo tempo…

Immagine di copertina: Ibs

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Annapaola Di Ienno

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