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Un leopardo protettore dei defunti

martedì, Aprile 14, 2020
Un leopardo protettore dei defunti

L’antico Egitto continua a riservarci delle sorprese meravigliose. Questa volta ci sono tutti gli ingredienti di un romanzo d’avventura, anche se vi raccontiamo una scoperta abbastanza recente.
All’improvviso due grandi occhi felini s’impadroniscono dell’oscurità della stanza. Ci si trova a cinque metri di profondità sotto il deserto di Assuan. Per gli archeologi la meraviglia è ancora più forte. Basta dare una spolveratina (permettetemi quest’accezione giocosa) ed ecco riemergere dalla sabbia il muso di un leopardo dai colori vivacissimi, “disegnato” sul coperchio ligneo di un sarcofago.

A risvegliare dal lungo letargo secolare, questo “guardiano” dei defunti, sono stati gli archeologi della missione italo-egiziana denominata Eimawa (Egyptian-Italian Mission at West Aswan). A guidare il tutto è l’egittologa Patrizia Piacentini dell’Università Statale di Milano, che a distanza di un anno dalla clamorosa scoperta, svela i risultati di un’indagine che rendono ancora più speciale l’antica necropoli, dove le ricerche continueranno.

L’area archeologica si estende per oltre 25.000 metri quadri e si trova sulla riva Occidentale del Nilo, nei pressi del Mausoleo dell’Aga Khan III e ospita oltre 300 tombe, una parte scavate nella collina, una parte sotterranee. Siamo difronte a una vera e propria necropoli, dove gli abitanti di Assuan sono stati sepolti tra il VII secolo a.C. e il III secolo d.C.. Una di queste tombe, precisamente, la numero AGH026 era già balzata agli onori delle cronache lo scorso anno, grazie al ritrovamento una stanza ampia dove sono sepolti una trentina di corpi, risalenti al II sec. a.C. e accompagnati da molti oggetti, tra questi coperture per i corpi, stuccate e dipinte anche con dell’oro, un letto funerario, parti di sarcofagi, una barella per le mummie e molto vasellame.

Proprio qui riposava il leopardo, simbolo di forza, che veniva posto in corrispondenza della testa del defunto per offrirgli la protezione durante il viaggio nell’aldilà. “Sebbene il leopardo fosse un simbolo frequente in Egitto, è rarissimo trovarlo dipinto”, dichiara Patrizia Piacentini, “Il supporto ligneo del II secolo a.C. era fragilissimo, la sabbia si era infilata nelle fibre, quindi abbiamo deciso di staccare lo stucco per salvare il disegno: un’operazione delicatissima che ci ha tenuti col fiato sospeso, avevamo le lacrime agli occhi”. I pezzi saranno ricomposti dalle mani esperte di Ilaria Perticucci e Rita Reale, che dopo un primo restauro “virtuale”(vedi immagine di copertina) proseguiranno quello reale nei laboratori di Assuan.

“Si tratta di un reperto eccezionale, così come quello che abbiamo trovato nella stanza accanto: pinoli risalenti al I secolo d.C., una rarità dal momento che la pianta era d’ importazione”, sottolinea l’egittologa. “L’uso dei questi semi era conosciuto ad Alessandria d’Egitto per la preparazione di salse e piatti”, ricorda la ricercatrice. “Di sicuro erano un bene di lusso e dimostrano ancora una volta come la tomba appartenesse a personaggi di rilievo”. Nuove informazioni per ricostruire i loro identikit potranno arrivare dalla prossima missione, in cui un team multidisciplinare costituito da storici, paleopatologi, archeo – botanici, chimici, informatici e restauratori lavorerà per scoprire anche la dieta, le malattie e le cause di morte delle persone sepolte nella necropoli.

 

Immagine di copertina: – Restauro virtuale del dipinto con il muso di leopardo (ANSA)

 

* Andrà tutto bene… atteniamoci scrupolosamente alle regole rimanendo a casa, abbiate cura di voi, dei vostri cari e dei vostri amici.

Annapaola Di Ienno

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