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Tra fascino antico ed immutabile e messaggi belli, positivi e forti: il Presepe vivente!

mercoledì, Gennaio 10, 2018
Tra fascino antico ed immutabile e messaggi belli, positivi e forti: il Presepe vivente!

Ci sono cose che conservano un fascino antico, immutabile, e nello stesso tempo sono in grado di lanciare messaggi belli, positivi e forti: il Presepe vivente è una tradizione che porta con sè tutte queste caratteristiche, soprattutto se organizzato come Vortici.it ha visto fare a Chieti, grazie all’impegno dell’amministrazione cittadina e dell’associazione “Theate Nostra”. Non si tratta solo del fatto che è un’esperienza che, laddove si svolge, mette insieme tutte le generazioni in una rappresentazione collettiva che tocca il quotidiano, grazie al fatto che in esso non ci sono le statuine, ma le persone in carne ed ossa. Si tratta anche del fatto che il Presepe porta per sua natura l’idea di quella generazione che si rinnova sempre, di quell’umanità che sempre va avanti, con nuove vite che nascono dal grembo delle loro madri, anche in situazioni difficilissime, come furono quelle vissute dalla Vergine Maria, da San Giuseppe e dal piccolo Gesù. Una famiglia considerata dai più, al suo tempo, un gruppo quasi di clandestini, costretta a ripararsi in una stalla, col solo riscaldamento offerto dal bue e dall’asinello. Cosa c’è di più simile a tutto ciò se non una donna nigeriana sottratta al racket della tratta di esseri umani dall’associazione “Papa Giovanni XXIII” che con amore l’ha salvata dalla prostituzione insieme a sua figlia? Cosa se non un ragazzo uscito dal dramma della tossicodipendenza? Loro tre hanno interpretato la Sacra Famiglia e il messaggio è stato davvero forte perchè ha parlato di un Amore che va oltre i confini e tocca davvero il cuore.

Ma il Presepe Vivente, come l’Amore, irrompe nella vita quotidiana delle persone e riporta alla memoria scene di un tempo antico, ma in fondo accomunate con quello presente da quella necessità tipicamente umana di stare insieme. Ecco allora che, entrando nel Presepe tra le vie della tua città natale, anzi proprio in quel quartiere in cui ci sono le tue radici, come è capitato proprio a chi scrive, vieni raggiunto da un gruppo formato anche da diversi giovani che si scaldano al fuoco. La scena ti ricorda subito il calore molto più che fisico di quel focolare che ogni sera si accendeva nella tua casa riscaldando i corpi e i cuori e creando occasioni di dialogo, di incontro, di vera e profonda unione.

 

Prosegui e ti imbatti in un uomo che prepara i ferri, pronti ad essere usati nei vari mestieri dagli artigiani, dagli operai dell’epoca o ancora dai contadini. In un attimo ti accorgi che, proprio dove si svolge quella scena, tu sei in qualche modo vissuto, anche se non stabilmente. Ti ricordi le tante scene vissute tra quelle vie antiche, forse non comodissime con i loro saliscendi e i loro sampietrini, ma in grado di restituire tutta la semplicità della nostra infanzia e di tante nostre famiglie. Ma pensi anche che il lavoro di ognuno serve non solo a quella persona, ma a tutti perchè è, o dovrebbe essere, un servizio.

Fai due passi e ti trovi davanti a due uomini che tagliano la legna con una sega. Al vederli ti domandi: “Quante volte ho visto usare quell’arnese?” Certo: si trattava di una versione più moderna. Ma i due taglialegna ti ricordano che anche tu vedevi persone che in gruppo provvedevano a quel lavoro e pensi agli operai di oggi, alle prese con un lavoro duro e spesso rischioso e mal pagato, alle persone che lavorano nei centri commerciali sempre aperti, alle tante situazioni difficili che il mondo del lavoro ci fa conoscere e che da sempre gli esseri umani affrontano meglio quando si uniscono e riescono a condividere anche la fatica, consapevoli che anche questa è la nostra forza.

Avanzi ancora e incontri un gruppo di donne che preparano da mangiare, la testa avvolta in un copricapo e il corpo vestito con abiti tipici delle casalinghe di una volta. Non hai mai vissuto personalmente quella scena, ma il clima è quello che si respirava anche in città, quando col vicino di casa era normale condividere anche la spesa e pensare che forse, mentre a casa tua si cucinava, lui poteva aver bisogno di un po’ di sale o di qualche pomodoro: non era un problema nè dare nè ricevere questi piccoli, ma significativi aiuti quotidiani perchè la condivisione era un fatto quasi naturale.

Il cammino riprende e incontri tre personaggi strani: sono vestiti da re orientali e portano uno scrigno. Capisci subito che sei davanti ai Magi e che loro stanno andando da Gesù. È il giorno dell’Epifania e non puoi evitare di ricordare le notti passate senza riuscire a dormire, nell’attesa di quei doni che la mattina del 6 gennaio avresti trovato al tuo risveglio. Non puoi non ricordare il cuore colmo di gratitudine verso qualcuno che sapevi essere più grande di te, ma comunque intento, in quella notte, a farti un regalo. Non puoi non pensare che, come Gesù Bambino, come te da piccolo, anche i bambini di oggi ricevono doni in quella stessa notte. Sì! Accade ancora! La vita va avanti! L’Amore, nonostante tutto, continua!

Massimiliano Spiriticchio

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