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Tra cultura e salute: la “rivoluzione cristiana” di Filomena Delli Castelli

giovedì, Giugno 4, 2020
Tra cultura e salute: la “rivoluzione cristiana” di Filomena Delli Castelli

Ci sono persone che hanno vissuto tra le stesse strade che frequenti tutti i giorni, passeggiato per vie che consideri tue da sempre e che magari sono state anche titolari della carica di sindaco della tua città: anche se personalmente non le hai conosciute, ti senti indissolubilmente legato a loro e senti che il loro esempio e il contributo che hanno dato porta ancora tante cose di cui oggi godiamo e che consideriamo fondamentali. Succede questo a chi scrive quest’articolo quando il pensiero va a Filomena Delli Castelli, una della Madri Costituenti, che contribuirono a scrivere quella Costituzione della Repubblica Italiana che, con la recente Festa del 2 giugno, siamo tornati a celebrare con la consapevolezza di chi sa che i valori scritti in quella Carta devono essere un faro potente anche in questa delicata fase. Si dice spesso, in queste settimane nelle quali si ripetono anche gli inviti a far ripartire il settore culturale, a far tornare gli italiani e gli stranieri che ora potranno venire nel Belpaese, che la cultura è importante, che bisogna rilanciare questo settore, che non siamo fatti di sola materialità, ma anche di spirito. Ebbene: bisogna sapere che tra chi lavorò, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, ad una serie di provvedimenti che dessero contributi a teatro, cinema e mondo dello spettacolo ci fu proprio lei. Non sempre riuscì ad ottenere l’approvazione delle sue proposte, ma sempre si battè per esse con spirito di collaborazione, convinta che in quel drammatico periodo storico servisse unire sia i sostenitori di idee diverse sia gli uomini e le donne tra di loro. A questo riguardo suonano particolarmente significative alcune sue parole pronunciate nei suoi ultimi anni di vita, quando, sostenendo che il sistema politico, negli ultimi anni era stato “messo in un angolo, emarginato, disprezzato come una creatura molesta alla quale le si butta ogni tanto un pezzo di carne, le tangenti appunto, per farla stare buona” si rivolgeva alle donne e le invitava a dare uno slancio nuovo: “Gli uomini purtroppo, – affermava – nel loro genere, spesso fanno tanta confusione anche nell’affrontare la vita pubblica. Ebbene noi donne dovremmo aiutarli, non contrapporci a loro, aiutarli a fare ordine, a riproporci dalle basi, dalle cose piccole”. Il suo contributo in favore della cultura, ma anche della salute dei cittadini si espresse in tanti progetti che portò avanti a Montecitorio. Nella seduta parlamentare del 22 ottobre 1952 chiese al Governo di introdurre l’insegnamento della storia dell’arte in tutte le scuole medie superiori proponendo, come docenti, gli artisti, i pittori e gli scultori locali. Nell’intervento del 19 dicembre 1952, lei, che fu anche insegnante, si proclamò favorevole all’insegnamento della cinematografia nelle scuole come valido aiuto per gli insegnanti, nella convinzione che con la tecnica cinematografica gli allievi avrebbero potuto apprendere di più e meglio e  firmò anche, sempre a sostegno della cinematografia, il progetto di legge per istituire presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri “il Comitato nazionale per la cinematografia per i ragazzi” con il compito di studiarne i problemi e promuoverne lo sviluppo.  Erano richieste ancora attualissime, sulle quali riuscì ad ottenere il sì ad alcune norme la cui approvazione sarebbe oggi forse tutt’altro che scontata, come quella che prevedeva la fornitura di fondi concessi per la lotta contro i tumori. Era il 1952 e la legge in questione prevedeva, tra l’altro, che il Ministero degli Interni fosse autorizzato a indire una giornata per la raccolta fondi contro il cancro e che ogni anno, il primo lunedì dopo Pasqua, fossero spesi per lo stesso scopo i sovrapprezzi degli ingressi nei locali dove si faceva spettacolo, quelli degli ingressi nei casinò e quelli applicati in quella giornata per i viaggi sui mezzi pubblici.

Ma la Delli Castelli, che fu sindaco di Montesilvano (PE) dal 1951 al 1955 battendosi tra l’altro per dare a tutti i cittadini l’acqua potabile in casa e cercando di rilanciare un turismo rispettoso dell’ambiente, cominciò il suo cammino nella vita a Città Sant’Angelo, dove il parroco don Nicola la incoraggiò ad intraprendere gli studi universitari. Memena – così la chiamavano tutti affettuosamente – si trasferì a Milano, dove studiò Lettere all’Università Cattolica laureandosi a pieni voti. Tornò in Abruzzo nel 1944 per organizzare le fila della Democrazia Cristiana. Si immerse nel tessuto sociale della sua terra, duramente provato dalla guerra e dalla povertà, armata di carattere e di un modo di parlare forte e semplice. Proprio con queste caratteristiche si conquistò la fiducia e la stima di alcuni personaggio illustri della DC, che la spinsero a candidarsi all’Assemblea Costituente nel 1946. Aveva solo trent’anni e, nel periodo che ne seguì, contribuì a scrivere la Costituzione, ma anche a sostenere altre battaglie importanti, spesso insieme ad altre donne. In diversi – si è sempre detto – cercarono di convincerla a cambiare partito, diventando socialista o comunista, proprio apprezzando le sue doti di amore per il dialogo tra diverse forze e la concretezza della sua azione. Ma a chi le diceva che così la rivoluzione sarebbe stata completa in lei, Memena rispondeva: “La vera rivoluzione è iniziata con la nascita di Cristo”. Questa frase era figlia della sua fede radicata, trasmessale dalla famiglia e rinforzata dal suo costante impegno nell’Azione Cattolica. D’altra parte non va dimenticato che gli anni in cui la Delli Castelli viveva la sua esperienza nell’Assemblea Costituente ed in Parlamento erano gli stessi in cui don Primo Mazzolari, sacerdote padovano molto attivo con i suoi scritti, sosteneva proprio che la vera rivoluzione era nata con Gesù Cristo e spiegava che quella vera “quantunque non possa esaurirsi sul piano religioso, riceve impulso e fondamento dalla religione, perchè solo Dio ci può liberare dal nostro male e dal male altrui”. Don Primo insisteva su questo punto, affermato in un suo articolo del 1949, dicendo: “Non vogliamo una rivoluzione che invidi, ma che ami: non vogliamo portar via a nessuno il suo piccolo star bene, vogliamo solo impedirgli che il suo piccolo star bene determini lo star male di molti. Vogliamo una rivoluzione che sia la manifestazione liberatrice ed educatrice della nostra pietà e della nostra carità. Il suo punto di partenza non può quindi che essere interiore”. Per don Primo Mazzolari le istanze di giustizia e libertà sono insite proprio nel messaggio del Vangelo. Ma nella tradizione cattolica non mancano coloro che sottolineano che il messaggio evangelico, con il suo invito ad amare anche il nemico, è per sua natura rivoluzionario. Questi pensieri circolavano negli ambienti cattolici dell’epoca e Filomena Delli Castelli respirò certamente quel clima. C’era un’Italia da ricostruire e lei pensò che questo avrebbe contribuito ad unire il Paese, pur nella diversità delle visioni politiche. Lo testimonia anche il breve audio che vi invitiamo ad ascoltare, tratto dalla terza puntata della serie Costruire la Repubblica proposta da Rai Storia:

Se l’Italia allora seppe unirsi ed avviarsi verso un futuro di sviluppo e positività, fu anche grazie a donne come Memena. Per questo la memoria sua, come quelle di tanti altri, è da tenere altissima considerandola più che mai attuale…

 

Massimiliano Spiriticchio

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