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Storia di un’eccellenza italiana, un anniversario da festeggiare e novità scientifiche ludiche…

lunedì, Marzo 12, 2018
Storia di un’eccellenza italiana, un anniversario da festeggiare e novità scientifiche ludiche…

Lo sappiamo tutti: il gioco è un ingrediente fondamentale per la crescita di un bambino. In Italia c’è un’azienda che produce, orgogliosamente, giocattoli ininterrottamente da più di 68 anni.  Scopriamo la sua storia affascinante poichè, c’è un anniversario importante da festeggiare. Il successo della Quercetti(questo è il nome dell’azienda) è strettamente legato all’invenzione di un gioco dal fascino intramontabile: il Coloredo, che noi tutti abbiamo avuto e che quest’anno compie 65 anni!. Nel 2017 ne sono stati prodotti 1 miliardo e mezzo di esemplari, conquistando il mercato Cinese.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, mi avvalgo(per una scelta contemporaneamente oculata e accurata), del racconto che fa di se la stessa azienda, qui riportato fedelmente:

[…]Nasciamo agli inizi degli anni 50 dall’intuizione ma, soprattutto, dalla voglia inesauribile di fare del fondatore Alessandro Quercetti. Oggi, siamo alla seconda generazione e continuiamo con entusiasmo e tenacia l’impresa di famiglia sulle stesse basi di allora, cioè fare giocattoli che parlano le parole dei bambini e delle loro reali esigenze di crescita, e non quelle del marketing. Facciamo tutto il lavoro all’interno dell’unica sede di Torino per cui abbiamo un controllo diretto, a 360 gradi, sui processi produttivi, sulle tecnologie e sui materiali impiegati. Ideazione, concept, ingegnerizzazione, rendering, costruzione stampi, stampaggio ad iniezione, assemblaggio, packaging, confezionamento, immagazzinamento, spedizione prodotto finito, tutto è finalizzato al raggiungimento del massimo risultato al minimo costo. Facciamo giocattoli per i bambini di tutto il mondo da molto tempo, e cerchiamo di farli bene, il meglio possibile convinti come siamo che nei primi anni di vita si mettono le fondamenta per tutti gli apprendimenti, le abilità e le conoscenze che si svilupperanno lungo l’arco della vita; pensiamo che il merito di questo enorme sviluppo nella prima infanzia è il gioco. Per questo, ogni volta ricominciamo a imparare dai bambini, attratti dal loro modo di rapportarsi al mondo, di relazionarsi con il tempo e con lo spazio, di interagire con gli oggetti che li circondano tutti utilizzati come strumenti per conoscere o come attrezzi per fantasticare. Accogliamo quindi la sfida, presente in ogni attività ludica, al senso e al luogo comune progettando giochi con frequenti scatti di fantasia non avendo mai paura di trasgredire e magari pensando ad inediti rapporti tra forme e funzioni. Sappiamo, anche, che i giocattoli ben progettati e costruiti sono oggetti che i bambini tengono stretti in mano, li portano alla bocca e non li vogliono più lasciare perchè ne fanno un prolungamento della propria identità. Ecco, noi vogliamo che la loro identità, quella dei bambini che giocano liberi da imposizioni, sia anche la nostra[…].

Scopriamo le origini del Chiodino:

[…]La storia di questo fortunatissimo giocattolo di composizione si dipana tra Francia e Italia a cavallo fra gli anni ’40 e ’50 nel clima di ricostruzione industriale che si respirava all’epoca, fecondo di opportunità e ricco di innovazioni. Si parte dalla Fiera di Parigi del 1946 dove, tra ben 96 concorrenti, vince la medaglia d’oro come migliore invenzione il Coloredo, mosaico multicolore in rilievo per bambini dai 3 ai 15 anni. Nella prima versione è composto da una tavoletta in cartone grigio traforata con 640 fori, di formato 120 X 185 mm da 6 mm di spessore, a sua volta formato da 4 strati più sottili incollati tra di loro e rifinita ai bordi con carta dorata o argentata, un foglio, anch’esso traforato, di celluloide trasparente da usare insieme ai “disegni guida” come matrice, una cornice in plastica stampata ad iniezione per inquadrare al meglio la composizione finita, tanti “fiammiferi” con il fusto in legno e con la testa in ceralacca colorata in 4 colori da infilare nella tavoletta stessa, una raccolta di “disegni guida” stampati solo a due colori (rosso e blu, mentre il giallo ed il verde erano rispettivamente rappresentati da un tratteggio rosso e da uno blu) su carta molto sottile per essere facilmente forata dai fiammiferi, due cataloghi stampati a 4 colori, in formato album, che illustravano o 50 modelli da copiare già di una certa complessità o 100 modelli più semplici e di facile completamento. Va segnalato, che nel corso degli anni, per evidenti motivi di difficoltà e di costi di produzione, la tavoletta traforata di cartone si riduce sensibilmente di spessore fino ad arrivare a due soli strati per complessivi 3,5 millimetri.
L’azienda francese, a conduzione famigliare, che ne deteneva il brevetto ed il cui inventore era Pierre Malengé, sembra che operasse nel campo della grafica ed è ipotizzabile che proprio i processi di stampa a colori con il retino a puntini (quadricromia) siano all’origine di questo fortunatissimo “classico” del giocattolo; possiamo anche dire che questo gioco ha anticipato di vari decenni una forma d’arte che oggi chiamiamo “Pixel Art” che a sua volta ha fortemente ispirato l’ultima realizzazione Quercetti con i chiodini, appunto Pixel Art. Altra curiosità a questo riguardo: è proprio agli adulti che si rivolge il nuovo gioco “Pixel Art”: i chiodini più piccoli sono inseriti in tavolette traforate, i Coloredo “pixel”permettono di riprodurre fotografie, ritratti, paesaggi e opere d’arte molto accurate.

“Il Coloredo è un nuovo gioco istruttivo, originale, artistico e divertente. Esso incontra il massimo favore per la sua bellezza, la magnifica colorazione, e la varietà dei disegni che si possono ottenere in rilievo”.

Alessandro Quercetti

La storia avvincente prosegue: era il 1953 quando Alessandro Quercetti fece sua l’idea di questo gioco. Alessandro, capì subito le grandi potenzialità di questo gioco e quando viene a conoscenza, grazie alla segnalazione del suo migliore agente di commercio, Borghesio, che l’azienda italiana che importa già il Coloredo è fallita ne richiede, immediatamente, la distribuzione in esclusiva per l’Italia. Quindi, Alessandro si accolla le spese per brevettare in Italia il gioco dei chiodini e, contestualmente, per farsi disegnare il marchio di fabbrica Quercetti (che sarà preferito, d’ora in avanti, a Hopla). L’autore del fortunato marchio, ancora oggi in uso, è il coetaneo Aldo Novarese (Pontestura 1920, Torino 1995) uno dei più grandi type designer italiani, ma anche fotografo, pittore e illustratore, che all’epoca lavorava come collaboratore di Alessandro Butti alla Fonderia Caratteri Nebiolo di Torino, e che sarà universalmente conosciuto per una lunga serie di caratteri che hanno fatto la storia della tipografia italiana, come lo Stop. Oltre al marchio, pensiamo possa essere stato anche l’illustratore di alcune versioni di scatola del Cavallo Galoppa e del Sulky. Da ricordare, però, che la versione definitiva del logo, con la scritta circondata da un rettangolo ad angoli arrotondati, non viene registrato all’Ufficio Marchi e Brevetti che il 19 giugno del 1962.

Dopo un periodo iniziale in cui si limita a vendere l’assortimento francese in Italia, ma con scatole in versione italiana e marchiate, come abbiamo visto, Quercetti, inizia ad apportare una serie di miglioramenti nella produzione e nell’impiego dei materiali.

Nella seconda metà del decennio, il primo elemento ad essere prodotto in plastica è il chiodino, che ha una caratteristica forma a funghetto con la testa semisferica ed il fusto a sezione quadrata, cui seguirà la tavoletta traforata finalmente prodotta industrialmente ed a costi competitivi.

Si accorciano i tempi fra una serie e l’altra, con edizioni italiane, made by Quercetti, che introducono un chiodino in plastica di sempre migliore qualità e con misure leggermente più grandi (testa da 10mm di diametro anziché 9mm) e, a partire dal 1961, si discostano più nettamente da quelle francesi non solo più per il marchio ma anche per una grafica più moderna e per due importanti innovazioni.

La prima riguarda la tavoletta traforata di plastica che è ora proposta in un nuovo più grande formato, 163×221 mm e 900 fori e, per la prima volta, con i fori dotati di dentino-frizione, subito brevettato, per impedire la fuoriuscita involontaria dei chiodini.

La seconda innovazione riguarda il deciso allargamento dell’offerta con l’introduzione di diversi diametri nella testa dei chiodini (da 5, 10, 15, e 20 mm più il formato quadro) che abbandonano definitivamente il fusto a sezione quadrata per una più funzionale sezione tonda, e anche con la testa che si dota di una nuova forma a cupola vuota all’interno e quindi più leggero ed economico.

Queste modifiche cambiano l’approccio alla composizione delle figure essendo essa più o meno dettagliata, o di più facile o difficile risoluzione, a seconda dei diametri dei chiodini utilizzati e non solo più in funzione della quantità di materiale impiegato, come avvenuto fino ad allora. Il successo si fa travolgente sui mercati di tutto il mondo, la forma dei chiodini è continuamente affinata sino a stabilizzarsi in quell’inconfondibile profilo della testa a parabola, ergonomicamente studiata per facilitare la presa da parte dei bambini, offrendo più superficie utile: quindi colori, forme, formati sia della tavola che dei chiodini sempre più numerosi e l’adozione di una tipologia di confezioni a cornice, aperte, in cui il prodotto è visibile perfettamente, ne decretano lo status, per Quercetti, di leader mondiale.

Nel 1984 i proprietari del marchio “Coloredo” decidono inaspettatamente di venderlo ad una ditta francese di settore, Jeu Nathan, senza interpellare preventivamente la ditta torinese; curiosamente, quest’ultimi, presentano, per qualche tempo, delle vere e proprie ri-edizioni del vecchio Coloredo con le scatole con la stessa grafica d’epoca e gli stessi fiammiferi di legno e ceralacca. Operazione nostalgia che avrà scarso seguito e si esaurirà nel giro di poco. Quercetti decide, giocoforza, di cambiare il nome dei suoi famosi chiodini che da allora si chiameranno “Fantacolor”. Continua così la storia iniziata 30 anni prima e che continuerà, per altri 30 anni a dar vita a nuove idee, disegni, colori, fantasia che ancora oggi fanno sì che si identifichi il gioco dei chiodini con il marchio Quercetti. Oggi la linea di Chiodini Fantacolor Quercetti regala ai più piccoli un mondo colorato fatto di chiodini con cui stimolare l’immaginazione. Le infinite possibilità combinatorie favoriscono la creatività assecondando le esigenze espressive del bambino ed incoraggiandone il pensiero autonomo[…].  Fonte: – Quercettistore –

Va sottolineato un fatto altrettanto importante: una ricerca recente sta dimostrando come giocare con i chiodini faccia bene anche alla salute:

Nel dipartimento di Neurobiologia del Karolinska Institute di Stoccolma, in collaborazione con il Centre de Recherche en Neurosciences di Lione, i chiodini sono al centro di uno studio sulla plasticità del cervello umano. I ricercatori analizzano in particolare il momento in cui dobbiamo imparare a utilizzare un nuovo strumento manuale, in questo caso appunto il gioco dei chiodini, e come questo possa avere effetti benefici su altre funzioni cognitive, come l’attenzione e soprattutto l’acquisizione di una nuova lingua.
Lo studio è ancora in corso, ma ha confermato che le abilità di un soggetto misurate durante il gioco con i chiodini predicono le sue abilità linguistiche. È stato riscontrato infatti che grazie a un prolungato allenamento con i chiodini le abilità motorie migliorano con una ricaduta importante sulle abilità linguistiche.
I ricercatori sottolineano che le due abilità sono legate, visto che alcune delle aree cerebrali che svolgono queste funzioni sono le stesse. I dati dicono che persone che hanno ottenuto punteggi più alti in un test linguistico sono anche più veloci nel completare un compito motorio con i chiodini. I risultati suggeriscono pertanto che i bambini impegnati per parecchie ore a settimana con i chiodini imparano a parlare meglio e prima. Per lo stesso principio, gli adulti che si avvicinano allo studio di una nuova lingua, e che giocano spesso con i chiodini, apprendono meglio, perché la parte del cervello impegnata in queste due attività è la stessa.

A decretare dunque il successo del Coloredo c’è anche l’aspetto puramente educativo del gioco, sottolineato anch’esso da numerosi studi. I chiodini, infatti, sono importanti per non far perdere ai bambini, nativi digitali, il contatto fisico con il mondo reale e con gli oggetti tridimensionali. “I bambini con difficoltà di coordinazione manuale possono, attraverso i chiodini, migliorare la loro motricità fine, con effetti anche su altre abilità come la grafia, il disegno e la coordinazione manuale nel suo complesso – spiega Andrea Biancardi dell’Università di Bologna – Inoltre attraverso i chiodini possono inventare o riprodurre modelli grafici, allenando così anche le abilità di ragionamento visuo-spaziale”.

Foto: Quercettistore

Immagine di copertina: – Coloredo – dal 1984 – Fantacolor 

Annapaola Di Ienno

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