Rivoluzione al femminile

Rivoluzione al femminile, intervista a Mara Sangiorgio

mercoledì, Ottobre 13, 2021
Rivoluzione al femminile, intervista a Mara Sangiorgio

Rivoluzione al femminile, intervista a Mara Sangiorgio

Vortici Magazine inizia un ciclo di interviste, a cadenza periodica, a professioniste di talento impegnate in ambiti differenti: una rubrica, che con un pò di presuzione, é stata intitolata da parte nostra Rivoluzione al femminile.

La nostra rubrica parte davvero “a tutto gas”, é proprio il caso di dirlo, perché la prima intervista é a Mara Sangiorgio, uno dei volti noti di Sky Sport F1, il canale tematico dedicato ai motori, ed alla Formula Uno in particolare.

Mara é inviata nei paddock di tutto il mondo: é sua la voce che porta agli appassionati le notizie più aggiornate sui destini dei piloti e le fortune dei vari team.

Mara Sangiorgio si autodefinisce, in modo spontaneo, una “reporter con il quadernino degli appunti e la penna” sempre al seguito.

Direi che questa definizione sintetizza al meglio le motivazioni alla base della nostra scelta: Mara é anzitutto una giornalista precisa, puntuale ed asciutta nello stile. Insomma da parte sua pochi squilli, ricami o merletti ma tanta professionalità, precisione, rigore, dedizione e passione.

Una cronista “solida”, in un solo aggettivo.

In questa intervista doppia, in parte di testo, ed in parte video, affrontiamo con lei argomenti svariati, dai più leggeri e divertenti, ai temi sportivi, fino al cuore della nostra rubrica, vale a dire il tema del rapporto tra le donne ed il lavoro.

Basta con gli indugi, cominciamo…

D: Mara, iniziamo con una domanda soft e divertente per “rompere il ghiaccio”. Sai bene che la F1 è uno sport autenticamente globale alla pari del Tennis.

Di Conseguenza, una reporter sul campo come te è una “girovaga”. La prima domanda é dunque soft ma divertente: quale é quel primo oggetto che Mara Sangiorgio deve infilare nel bagaglio prima di partire, quell’oggetto che non può e non deve dimenticare mai, altrimenti son guai?

R: Fa un po’ specie dirlo in un momento come questo così tecnologico, ma per me sono due cose: il mio quadernino nero dove prendo appunti e raccolgo notizie e tempi del fine settimana insieme a una penna.

Due semplici cose senza le quali non potrei lavorare.

D: Continuiamo sempre sulla stessa lunghezza d’onda.

Seguendo la F1 hai modo di viaggiare moltissimo: a parte il weekend di Monza, quale é la tua trasferta preferita tra le tante all’estero?

Quel viaggio che, in poche parole, consiglieresti anche ad un semplice appassionato?

R: Mai dare per scontato che per noi Monza sia il weekend preferito. Monza è bellissima perchè è davvero casa nostra ed è sempre speciale, ma è anche uno dei fine settimana più impegnativi e stressanti dell’anno.
Per tornare alla domanda vi do due mete, che sono le mie preferite in assoluto. La prima è Melbourne, anche se purtroppo ora con il Covid è due anni che la Formula Uno mancherà dall’Australia e infatti non vedo l’ora di tornarci anche io.
E poi ve ne do una europea che è sicuramente più facile raggiungere: l’Austria. Il Red Bull Ring immerso nel verde e nelle montagne è facile da raggiungere, semplice da vivere e un po’ atipico tra le gare europee. Io ci vado e torno sempre molto volentieri.

D: Come reporter, secondo noi interpreti alla perfezione un nuovo ruolo moderno, che ci siamo un pò inventati noi, quello “dell’inviata-atleta”.

Su e giù lungo paddock bisogna correre, anche per “piombare” sulla notizia prima degli altri colleghi ogni volta che é possibile.

Segui quindi un regime di allenamento particolare e costante per prepararti al tuo lavoro?

R: Ma no, non bisogna essere certo un’atleta professionista.

Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita ma ve la giro in un altro modo: è proprio con il mio lavoro che mi tengo in forma. Sempre in piedi, sempre in movimento, sempre alla ricerca come dici tu dell’intervista o della notizia giusta. Chi si ferma, o siede, è perduto ;).

D: Ezio Zermiani, inviato Rai, un grande maestro, raccontò che ai suoi tempi il paddock della F1 era un ambiente meno trafficato, più spensierato.

Un ambiente, in poche parole, che permetteva a lui anche di costruire legami con i piloti della sua epoca, che andavano oltre l’aspetto professionale.

Nella giungla di oggi del Paddock, trafficato da una moltitudine di giornalisti provenienti da ogni angolo del pianeta, per non parlare di tecnici, turisti ospiti dei vari team, addetti alla comunicazione che per mestiere “braccano” i piloti, sei riuscita a costruire dei legami cordiali, più spontanei ed informali con alcuni piloti?

O questi piloti sono irraggiungibili e la dimensione umana ormai si é azzerrata del tutto?

R: A me non piace fare sempre i paragoni con momenti ed ere diverse della Formula Uno o di altri sport. A volte è più semplice e bello immergersi nel presente e godersi i momenti, con pregi e difetti che ci sono ovviamente. Il paddock di adesso è professionalmente trafficato, eterogeneo, internazionale e ben organizzato.
Lavorarci è un piacere, oltre che abbastanza semplice. I piloti di adesso sono diversi dai piloti di allora per un sacco di motivi. E’ vero che sono molto più protetti ma non per questo irraggiungibili. Con il tempo e la professionalità soprattutto si riescono ancora a costruire bei rapporti. Non con tutti ovviamente ma è normale che sia così.

Rivoluzione al femminile, intervista a Mara Sangiorgio
Mara Sangiorgio con Nico Rosberg, campione del mondo F1 2016

D: Veniamo alla parte sportiva ora, avevamo una domanda “pronta” per la crisi di Daniel Ricciardo in Mclaren, ma Daniel ha brillantemente rovesciato la situazione a suo favore con il successo di Monza, accolto con gioia da buona parte degli appassionati di F1, che hanno sempre amato molto la sua spontaneità.

Già da varie gare l’avvicinamento graduale di Daniel alle prestazioni di Lando Norris era piuttosto riscontrabile, ma a Monza abbiamo visto Daniel stabilmente più veloce in gara del compagno, concludere in Gran Premio al primo posto con relativa tranquillità.

Hai provato a capire, quali aspetti tecnici particolari sono alla base di questo ritorno di Daniel Ricciardo?

R: Prima di tutto sono molto felice di quello che Daniel è riuscito a fare a Monza. Ci voleva e non solo per lui. E’ stata una bella storia da raccontare e vivere soprattutto. Il suo “sorriso” e la sua spontaneità non sono costruiti e fanno bene a tutto l’ambiente.
In questo suo “come back” sportivo e vittorioso vanno messe negli ingredienti anche macchina e pista. La McLaren per caratteristiche di efficienza e spinta dal motore Mercedes a Monza era una gran macchina da guidare. E a Daniel la pista di Monza è sempre piaciuta molto.
Aver vinto a Monza non vuol dire per l’australiano aver cancellato tutte le difficoltà della sua stagione in McLaren, perchè quello è un percorso che sta ancora facendo. Ma sicuramente a Monza è tornato su un terreno più consono che gli ha permesso di sentire e guidare la sua McLaren come meglio sa fare.
Essere così in confidenza con il mezzo, arrivare quasi sempre davanti e vicino al compagno, tornare a essere certi di quello che si sta facendo con la propria macchina per poter guidare sempre al limite: nella vittoria di Daniel a Monza c’è tutto questo e sicuramente anche qualcosa di più.

Rivoluzione al femminile, intervista a Mara Sangiorgio
Mara Sangiorgio intervista Daniel Ricciardo, Monza, Italia

D: Chiudiamo questa prima parte di intervista con altre tre domande sportive.

– Da Team Principal di Alfa Romeo, avresti chiesto a Kimi Raikkonen di restare ancora per un altro paio di annetti?

R: Sinceramente no. Kimi nel suo essere è insostituibile ma se ha preso quella decisione è perchè era il momento di dire basta. Lui è fatto così: bianco o nero, non esistono i grigi per lui. Ha già fatto tanto per la Formula Uno e lascerà un ricordo tutto suo. Bene così.

– Se, da appassionata, confermeresti la Sprint Qualyfing, che io amo definire “sprint race”, e cosa cambieresti di questa novità sperimentale.

R: La confermerei ma cambiandola in parte e non certo per tutte le gare. A me non piace ad esempio che si sia perso il valore del giro veloce e della pole position. Quella è l’essenza della Formula Uno e del gesto atletico del pilota e quindi il giro veloce deve rimanere la pole position. Non sono contro i cambiamenti, anzi. La sperimentazione mi piace ma poi bisogna trovare i modi giusti che non stravolgano l’essenza di uno sport.

– Cosa pensi della regola del “parco chiuso”.

R: Credo che ogni tanto, come successo a Spa ad esempio, lo sport debba imparare a essere più flessibile. Se in quel momento si fosse data la possibilità ai team di rompere quella regola e fare le modifiche adeguate per poter correre si sarebbe evitata la brutta figura che la Formula Uno ha fatto e magari si sarebbe visto qualcosa di più di tre giri di gara.

riccardo leone

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