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Quel ricordo attuale e quelle divise accoglienti e rassicuranti

giovedì, Febbraio 11, 2021
Quel ricordo attuale e quelle divise accoglienti e rassicuranti

Metti una mattina di lavoro in cui sei chiamato a raccontare da giornalista un evento che è ormai una tradizione, entrata finalmente nell’ufficialità della vita democratica del nostro Paese, come il Giorno del Ricordo, in cui si fa memoria, con manifestazioni ed eventi, della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Metti che in quell’occasione, insieme ai rappresentanti delle Istituzioni e delle associazioni che si occupano di tenere vivo quel ricordo, incontri anche persone in divisa, che sono lì, in tempi come quelli che stiamo vivendo, per far rispettare le regole per evitare il diffondersi dei contagi. Ma soprattutto metti che ti sembra diffusa tra chi è lì la sensazione di gratitudine verso chi sa proteggere e dare sicurezza. Metti poi che appaia alquanto diffusa anche l’idea che, in particolare, quei giovani che vedi in quello stesso momento intenti a garantire la tranquillità di tutti noi, abbiano nei fatti recepito il messaggio dato da chi, nella tragedia della Seconda Guerra Mondiale, ha sofferto tantissimo coltivando la capacità di resistere e la speranza che un giorno la gente avrebbe vissuto più unita e senza inutili guerre fratricide. È successo esattamente tutto questo al sottoscritto nel giorno in cui, a Pescara, si viveva la ricorrenza del 10 febbraio. Già davanti alla chiesa della parrocchia dello Spirito Santo, gli uomini e le donne in divisa erano diversi. Ma, tra quelle divise, se ne distinguevano alcune, da subito apparse come particolarmente accoglienti e rassicuranti: quelle di alcune associazioni della Protezione Civile. Immediata è scattata l’empatia ed è cominciata una piacevole chiacchierata in cui ci si è ritrovati a sottolineare tutti insieme la necessità di stare accanto alle persone con semplicità, anche facendo una battuta e scherzando in contesti nei quali c’è tensione, magari per via di un terremoto in atto o di un’emergenza cui far fronte con la rapidità e la professionalità di chi è formato per farlo, ma anche con quella capacità di stare accanto e quell’umanità tanto importanti in momenti come quelli. Inutile dire che si tratta di elementi divenuti ancor più imprescindibili nel periodo che stiamo vivendo. Il desiderio di ascoltare alcune voci che raccontano proprio la voglia di stare accanto alle persone è troppo forte per non poter essere soddisfatto da noi di Vortici.it. Ecco dunque due testimonianza di due volontari della nostra Protezione Civile:

 

Nella mattinata pescarese le celebrazioni sono poi proseguite con la deposizione della corona di alloro in piazza Martiri Pennesi, proprio per ricordare quanto accaduto durante il conflitto, con gli italiani che vivevano in Istria e Dalmazia costretti a subire pesanti violenze solo per via della loro nazionalità e a prescindere dal fatto di essere stati o meno fascisti o nazisti. Vale la pena, a tal proposito, ricordare che quando, nel 1945, si era ormai vicini alla fine della Guerra, molti territori dell’attuale Croazia che l’esercito italiano aveva conquistato erano stati riconquistati dall’esercito jugoslavo. Due anni prima, alla caduta del regime fascista in Italia, i fascisti e tutti gli italiani non comunisti vennero considerati nemici del popolo jugoslavo e quindi prima torturati e poi gettati nelle foibe. Morirono, si stima, circa un migliaio di persone. Gli uomini di Tito volevano conquistare non solo Istria e Dalmazia, ma anche Trieste e l’intero Veneto. Di conseguenza fu per loro una pessima notizia il fatto che, sul finire del conflitto, le truppe alleate erano arrivate a Trieste e Venezia e le avevano liberate dai nazisti. La rabbia di Tito e dei suoi si scatenò allora contro persone del tutto inermi, per le quali era sufficiente essere italiane per essere accusate di essere anche fasciste ed essere quindi condannate alla morte atroce nelle foibe, le fenditure carsiche usate come discariche. In questo contesto maturarono tanti fatti tragici e tante testimonianze, come quella di Norma Cossetto, alla cui memoria Carlo Azeglio Ciampi, quando era Presidente della Repubblica, decise di conferirle la Medaglia d’Oro al Valor Civile, Proprio di lei si è parlato nell’ultimo momento delle celebrazioni pescaresi nella Giornata del Ricordo, con l’intitolazione al suo nome di una targa posta nel giardino davanti a Palazzo di Città. A ricordare la sua testimonianza e l’attualità del messaggio in arrivo dalla commemorazione delle foibe, anche grazie alle donne, è stata la Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Donatella Bracali. Noi di Vortici.it l’abbiamo incontrata:

Insomma: il ricordo, tanto della Shoah quanto delle Foibe, va sempre oltre la pur importante ricostruzione storica. Assume tutti gli anni un richiamo fortissimo all’attualità. In questa giornata pescarese, però, la sensazione è che davvero l’attualità di una vicinanza concreta e coraggiosa a chi vive con più intensità i momenti difficili di oggi sia alimentata sul serio anche dalla testimonianza di chi le difficoltà le ha vissute in un passato mai davvero lontano da noi.

 

 

 

Massimiliano Spiriticchio

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