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Quando i batteri fanno risplendere l’arte…

venerdì, Giugno 18, 2021
Quando i batteri fanno risplendere l’arte…

Forse non tutti sanno che… i batteri possono essere anche “buoni”. Non ci sono soltanto quelli che ci creano problemi, cioè quelli patogeni, che aggrediscono i nostri tessuti ed organi provocando danni. Esistono anche quelli che, al contrario, hanno effetti benefici sui corpi degli organismi viventi dove vivono e sono molto utili per diverse funzioni. Ma c’è un particolare tipo di batteri che risulta davvero molto utile: si tratta dei batteri pulitori, chiamati SH7, che in pratica ripuliscono le varie superfici togliendo anche impurità molto resistenti. se ne sono accorti a Firenze, dove batteri di questo tipo sono stati utilizzati addirittura in un museo, quello delle cappelle medicee, in cui è stata portata avanti un’opera di biorestauro. I lavori di restauro, come si racconta in quest’articolo su gonews.it sono stati lunghi e sono durati sette anni. Ma alla fine il museo è tornato al suo antico splendore ed ora può di nuovo mettere in mostra i suoi capolavori, come il sarcofago di Lorenzo de’ Medici, che era rovinato dalle macchie che col tempo si erano formate. Tra le protagoniste del restauro del museo fiorentino ci sono state le restauratrici di ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e ISPC-CNR (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche). Le macchie di colore scuro che alteravano il sarcofago di Lorenzo, Duca di Urbino, sono state analizzate giungendo alla conclusione che si trattava di materiale organico risalente alla sepoltura di Alessandro De’ Medici. per eliminare queste ed altre macchie sono stati individuati alcuni ceppi batterici in grado di rimuoverli senza intaccare il marmo. I ceppi “sperimentati” sono stati 11, testati i quali si è giunti alla conclusione che gli SH7 sarebbero stati i migliori e procedendo poi a mantenerli umidi con uno speciale gel e ad applicarli nei vari punti in cui erano necessari. Particolarmente affamati, questi batteri hanno portato avanti la loro azione rimuovendo i substrati organici.

“Il lavoro di restauro delle pareti – ha detto Monica Bietti, storica dell’arte ed ex responsabile del Museo delle Cappelle Medicee – ha permesso di approfondire le conoscenze tecniche sul modo di costruire o meglio sovrapporre le lastre marmoree e sulla maniera di eseguire le decorazioni figurative, vegetali e modulari, un vero e proprio esercizio che permette di distinguere le mani dei collaboratori di Michelangelo, documentati in questa impresa. Così come si comprende molto bene che dal blocco in marmo scelto da Michelangelo per ciascuna figura, egli con il metodo del “levare”, partendo da un modello in terra a grandezza naturale, trova la forma, arrivando alla finitura tramite l’uso di diversi tipi di attrezzi. Lo stato di finitura delle sculture varia a seconda dei personaggi e anche in relazione alla loro collocazione e al rapporto con la fonte di luce. E questa è una novità e una scoperta resa possibile dal restauro”.

Insomma i batteri hanno dispiegato il loro benefico effetto nel campo dell’arte. Ma il caso del museo fiorentino non è certo l’unico in cui questo è accaduto in Italia e, in particolare, in Toscana: c’è infatti un altro luogo in cui questi organismi viventi sono stati fondamentali per un’opera di restauro. stiamo parlando del Campo Santo Monumentale di Pisa. Quì, in particolare, quelli detti mangiatori sono entrati in azione sul ciclo pittorico del Buffalmacco, composto dalle storie degli Anacoreti, dal giudizio universale, dall’Inferno e dal Trionfo della Morte. Grazie al sistema messo a punto dal microbiologo Giancarlo Ranalli, dell’Università del Molise, Il risultato? In tre ore circa i batteri applicati sulla superficie pittorica hanno eliminato del tutto il materiale organico che vi si era depositato sopra, ma non hanno minimamente intaccato i colori, che anzi sono tornati al loro antico splendore. Quello di cui stiamo parlando è uno dei principali cicli pittorici del Trecento. Soprattutto nell’ultima scena, quella cioè del Trionfo della Morte, si combinano diversi cicli narrativi, tra scene di caccia, gruppi di mendicanti che invocano la fine che ha già raggiunto religiosi e laici e cortigiane che fanno discorsi amorosi. mentre la morte incombe su tutti con tanto di demoni dotati di ali che lottano in cielo per contendersi le anime dei defunti. Facile intuire l’importanza di restituire la varietà cromatica dell’opera anche per coglierne a pieno il significato simbolico. Ma soprattutto anche in questo caso facile restare meravigliati davanti al fatto che alcuni batteri, ben utilizzati, possono rivelarsi una grande risorsa…

 

 

 

Massimiliano Spiriticchio

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