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Plant based: un mondo tutto da scoprire…

lunedì, Luglio 20, 2020
Plant based: un mondo tutto da scoprire…

Vegano, vegetariano: oltre ad essere stili di nutrizione, sempre più coincidenti con stili di vita e movimenti culturali, sono divenuti da qualche tempo anche una sorta di obiettivo a cui tendere. La maggioranza, mangia di tutto, ma è pur vero che tantissimi di noi s’impegnano per cambiare la propria dieta introducendo sempre più verdure ed eliminando parallelamente le proteine animali. Tale scelta si compie sia, per convinzione acquisita, allo scopo di consumare cibi più salutari, sia per un consumo più consapevole rispetto all’impatto ambientale delle nostre azioni (la filiera industriale della carne com’è noto ha un impatto rilevante sulle emissioni globali di CO2 e metano). Queste nuove abitudini hanno determinato una nuova tendenza alimentare denominata: Plant based.

In questo nuovo mondo tutto da scoprire, si ritrovano tutte quelle persone che hanno cominciato a orientare le proprie abitudini alimentari verso il verde, riuscendo a limitare l’uso della carne a una volta a settimana rispetto al più volte di prima, a ridurre gli insaccati, a mangiare pesce sostenibile e a non vietarsi, almeno per il momento, i prodotti di derivazione animale come i latticini e le uova, purché siano di provenienza sicura. Siamo difronte a una filosofia alimentare che pone al centro la tutela della biodiversità e la valorizzazione delle culture locali, delle tradizioni del territorio, portando a un orientamento consapevole che favorisce la produzione alimentare su piccola scala, familiare, senza passaggi industriali, al fine di preservare l’integrità degli ecosistemi.

La dieta Plant based punta su: cibi meno raffinati, su una produzione meno industriale ma il più naturale possibile, predilige i cereali integrali, le verdure di fattoria, non disdegnando (pur minimizzandone l’assunzione) i prodotti animali (trattati in un’ottica di benessere verso l’animale). Sostanzialmente il tutto è improntato sulla provenienza degli alimenti e sulle modalità di produzione. Si rivolge a un consumatore attento e consapevole, le cui scelte sono influenzate da un fattore primario, la tracciabilità dei circuiti di distribuzione.

Questa tendenza Plant based che Vortici.it vi ha appena illustrato comincia a farsi strada sia, nella distribuzione della catena alimentare (più o meno grande), sia nei ristoranti ed è per questo motivo che c’incuriosisce e scegliamo di approfondire il tema. Si parla per esempio, di carni plant based innovativi, omologhi della carne propriamente nota, che ne riproducono il sapore e la texture ma che sono interamente vegetali. Parliamo nello specifico di proteine vegetali che hanno una consistenza generalmente spugnosa. Queste carni innovative sono molto simili alla versione animale, sono più sane ed hanno un impatto ambientale molto minore e cosa ancora più importante non hanno controindicazioni. Ci sono straccetti di pollo a base di soia non OGM, hamburger realizzati con le proteine dei piselli, ma anche salsicce e polpette a base vegetale, alimenti con meno grassi saturi e più fibre.

Tra le aziende italiane che li producono ci sono Emilia Foods e Food Evolution. In questo che possiamo senz’altro considerare un nuovo mercato – ora è scesa in campo, dopo il successo ottenuto nel Regno Unito e in Irlanda anche una major come Findus, azienda leader dei surgelati e parte del gruppo Nomad Foods. La linea di prodotti Green Cuisine, che entro il 2020 arriverà in altri 11 Paesi tra cui Francia, Spagna, Germania, Belgio è rivolta proprio e non solo a chi segue una dieta vegetariana o vegana, “ma a tutti quei consumatori che desiderano ridurre il consumo di carne ma non trovano un prodotto altrettanto buono” – spiega Renato Roca, direttore Marketing di Findus.

“Il legame tra scelte alimentari e impatto ambientale è molto forte: le emissioni di CO2, responsabili del riscaldamento globale, sono generate per circa un terzo dalla produzione e dal consumo di cibo e tutto quello che possiamo fare, per modificare i nostri comportamenti di consumo e renderli più sostenibili, ha un effetto reale e importante sul benessere del Pianeta” – afferma Carlo Alberto Pratesi, Professore dell’Università Roma Tre, EIIS – European Institute for Innovation and Sustainability. Il burger Green Cuisine ha una carbon footprint – la misura che esprime in CO2 equivalente il totale delle emissioni di gas a effetto serra associate direttamente o indirettamente a un prodotto – più bassa mediamente dell’85% (circa 7 volte) rispetto ad un hamburger di carne ed è realizzato con un consumo di acqua nettamente minore rispetto a quello necessario per un hamburger tradizionale. “Tra le tante sfide che l’umanità è chiamata a vincere – continua Pratesi – c’è quella di ridurre la sua impronta idrica. Se passassimo da un hamburger di tipo animale ad uno fatto da proteine vegetali avremmo un risparmio di acqua che potrebbe essere stimato intorno all’80%”.

Sarebbe certamente un traguardo bellissimo da raggiungere non credete? Non ci resta che attendere fiduciosi ulteriori sviluppi…

 

* Andrà tutto bene se continueremo ad attenerci scrupolosamente e responsabilmente alle regole che conosciamo, abbiate cura di voi, dei vostri cari e dei vostri amici.

 

Immagine di copertina: Pixabay

Annapaola Di Ienno

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