Società

Papa Francesco, quattro anni di Buona Notizia

lunedì, Marzo 13, 2017
Papa Francesco, quattro anni di Buona Notizia

Sono passati quattro anni! Sì! Quattro anni! Tanti ne sono trascorsi da quando l’uomo che vedete nella foto è entrato nelle vite di tutti noi con quello stile affabile, semplice, colloquiale che tanto lo contraddistingue: chiunque di noi forse ricorda cosa stava facendo quando fu data la notizia della sua elezione. Io personalmente ero in autobus, radiolina all’orecchio, quando sentii che la fumata era stata bianca. Ed ero a casa, quando lo vidi uscire e presentarsi a tutto il mondo. Già l’autobus e la casa: due luoghi abituali per uno come lui, la cui dimora è semplice e decorosa, che viaggia, quando può, in pullman o su un’utilitaria. Sono diversi i momenti che già ricordo con lui: da quell’incontro con il Movimento per la Vita, in piazza San Pietro, quando mi resi conto del suo essere davvero al servizio del popolo: il giro della piazza, per la sua Papamobile, non finiva mai, tra mani da stringere, bambini da benedire, persone da accarezzare anche solo con lo sguardo. E che dire di quel suo viaggio in Brasile, alla Giornata Mondiale della Gioventù, quando l’inconveniente legato al maltempo, che aveva costretto gli organizzatori a non far svolgere l’incontro dove previsto, si trasformò in meravigliosa occasione, perchè ci ritrovammo tutti lì, nell’incantevole spiaggia di Copacabana, a vivere con lui due giornate intense, ricche di profondità e gioia.

Papa Francesco è entrato subito nel cuore di tutti noi, e non solo per i suoi gesti semplici, il suo stile aperto, il suo essere sempre in dialogo con tutti. No! Lo ha fatto per il suo essere sempre davvero dalla parte dei più deboli, dei più soli, dei più indifesi, di quelli per cui magari nessuno spende una parola, siano essi i popoli dei Paesi in guerra, i migranti, le donne maltrattate, i poveri vittime principali di un’economia che, come dice lui stesso, uccide o i bambini che soffrono e che muoiono spesso prima ancora di nascere o che vengono considerati, come anche quì dice lui stesso, persone su cui fare esperimenti anche di carattere educativo, legati a un tipo di pedagogia che somiglia ad un campo di rieducazione. Tutto questo il Pontefice non lo fa solo a parole. Lo fa, appunto. Alzi la mano chi non ricorda un gesto di misericordia da lui compiuto, come ospitare in Vaticano alcuni migranti o andare nei tanti luoghi in cui lo abbiamo visto durante qul Giubileo il cui tema identifica il suo messaggio meglio di qualunque altra cosa: la Misericordia, che, nella sua visione, significa portare una Buona Notizia. E, a proposito di buone notizie, che sono anche il tema principe di questo giornale, ecco cosa ha scritto, Francesco, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Credo ci sia bisogno di spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura, frutto dell’abitudine a fissare l’attenzione sulle “cattive notizie” (guerre, terrorismo, scandali e ogni tipo di fallimento nelle vicende umane). Certo, non si tratta di promuovere una disinformazione in cui sarebbe ignorato il dramma della sofferenza, né di scadere in un ottimismo ingenuo che non si lascia toccare dallo scandalo del male. Vorrei, al contrario, che tutti cercassimo di oltrepassare quel sentimento di malumore e di rassegnazione che spesso ci afferra, gettandoci nell’apatia, ingenerando paure o l’impressione che al male non si possa porre limite”. Sembra che stia davvero parlando di noi. Ma leggete ancora: “La vita dell’uomo non è solo una cronaca asettica di avvenimenti, ma è storia, una storia che attende di essere raccontata attraverso la scelta di una chiave interpretativa in grado di selezionare e raccogliere i dati più importanti. La realtà, in sé stessa, non ha un significato univoco. Tutto dipende dallo sguardo con cui viene colta, dagli “occhiali” con cui scegliamo di guardarla: cambiando le lenti, anche la realtà appare diversa. Da dove dunque possiamo partire per leggere la realtà con “occhiali” giusti?” Già: quali sono questi occhiali giusti? C’è davvero un modo per andare oltre le tante ingiustizie di questo mondo? Come raccontare davvero che non è finita, che ancora si può sperare, amare, insomma vivere davvero senza essere ripiegati su se stessi? Me lo sono chiesto tante volte ed oggi, non senza sorpresa, scopro che la risposta di Francesco somiglia tanto a quella che anche il sottoscritto sperimenta: Gesù Cristo, in cui – dice il Papa – “Dio si è reso solidale con ogni situazione umana, rivelandoci che non siamo soli perché abbiamo un Padre che mai può dimenticare i suoi figli. «Non temere, perché io sono con te» (Is43,5): è la parola consolante di un Dio che da sempre si coinvolge nella storia del suo popolo. Nel suo Figlio amato, questa promessa di Dio – “sono con te” – arriva ad assumere tutta la nostra debolezza fino a morire della nostra morte. In Lui anche le tenebre e la morte diventano luogo di comunione con la Luce e la Vita. Nasce così una speranza, accessibile a chiunque, proprio nel luogo in cui la vita conosce l’amarezza del fallimento”. Quale notizia può essere più bella di quella di un Dio che, quando sbagli o quando tutto ti sembra senza senso, ti si avvicina e ti dice: “Coraggio, rialzati! La vita non è finita e c’è sempre la speranza che non muore mai?” E allora io dico a tutti, anche a chi non crede: auguriamo tutti a questo grande seminatore di speranza, che è Francesco, di poter continuare ad esserlo per lunghissimi anni, per tutti noi!

AUGURI, PAPA FRANCESCO!!!

Massimiliano Spiriticchio

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