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Ogni cosa ha un suo perchè…

lunedì, Ottobre 16, 2017
Ogni cosa ha un suo perchè…

Quella che, personalmente, definisco la stagione dei perché è inerente a tutte quelle domande semplici ma anche strane che ci mettono in evidente difficoltà nel dare una risposta. Generalmente sono i bambini a chiederci il motivo di qualunque cosa. In realtà è un fenomeno che riguarda tutti noi a qualsiasi età. Ecco alcuni esempi a riguardo: Perché le cipolle ci fanno piangere? Cos’è un déjà vu? Come mai le zanzare si accaniscono su di noi mentre ignorano i nostri amici? Perché se una persona vicino a voi sbadiglia non riuscite a fare a meno di imitarla? Vi è mai capitato di provare la sensazione di essere osservati e di averne conferma appena vi girate? Questi e altri curiosi interrogativi rappresentano il filo conduttore del libro suddiviso in quattro parti, intitolato: Tutti i perché della scienza – Curiosità e misteri del mondo intorno a noi, dell’autore canadese Jay Ingram – traduzione di Federica Lapenna (Edizioni Dedalo).

Per stimolarvi a questa lettura curiosa condivido insieme a voi un brano del libro:

Ma perché attiro tanto le zanzare? Esiste una soluzione?

[…] Nel Nord America come in Europa le zanzare sono considerate più un fastidio che un pericolo.
Non voglio certo banalizzare il virus del Nilo occidentale, né ignorare il fatto che, a causa dei cambiamenti climatici, nel sud degli Stati Uniti si stanno diffondendo sempre più malattie trasmesse dalle zanzare, ma è nelle odiose notti estive infestate dagli insetti che la maggior parte di noi desidera la loro estinzione. La possibilità che accada tanto presto è molto bassa, però! Nel frattempo dobbiamo cercare sistemi per renderci “poco appetibili” o, ancora meglio, invisibili agli occhi delle nostre acerrime nemiche. C’è solo un problema: le zanzare sono dotate di tutto il necessario per scovarci, tanto che, dopo aver letto queste righe, potreste perdere ogni speranza di trovare un po’ di pace, a meno di barricarvi dentro casa. Ma anche là…
Le zanzare dispongono di una tale quantità di sistemi di rilevazione e reazione da far invidia ai computer più potenti collegati ai robot più sofisticati, il tutto gestito da un cervello della grandezza, più o meno, del punto che chiude questa frase.
Tra questi sistemi (chiamati recettori) ce ne sono alcuni in grado di rilevare la presenza umana, che si attivano in sequenza man mano che l’insetto si avvicina a una persona.
Immaginate di trovarvi all’aperto, una sera d’estate, in una zona popolata dalle zanzare. Supponiamo che non ci sia troppo vento, nessun fuoco acceso: siete soli. State respirando… quindi emettete anidride carbonica. Questa nuvoletta di gas si disperde nell’aria, e qualche particella arriva al “naso” di una zanzara, entrando in contatto con specifici recettori di CO2 situati sui palpi mascellari (protrusioni del capo simili ad antenne). Nel cervello dell’insetto si scatena una raffica di impulsi nervosi e… ormai siete intercettati!
La zanzara si muove verso la fonte di anidride carbonica, cioè voi. Non solo ha percepito il gas, ma ora corregge anche la direzione del volo andando verso i punti in cui la concentrazione è maggiore. E riesce a fare tutto ciò anche se i sensori di anidride carbonica sui palpi rappresentano solo il 2% di tutto il suo apparato sensoriale. Però non le è sufficiente fare affidamento solo sulla CO2 per trovarvi, altrimenti vi volerebbe direttamente in bocca (il che sarebbe tanto fastidioso per voi, quanto inutile per lei). A un certo punto, per riuscire ad avvicinarsi alla vostra pelle scoperta, deve focalizzarsi su altre sostanze attraenti.
Con una bella serie di esperimenti, alcuni ricercatori del Caltech (California Institute of Technology) hanno dimostrato che, una volta individuata l’anidride carbonica, la zanzara sposta l’attenzione sulle caratteristiche visuali dell’ambiente. Per provarlo, avevano lasciato delle femmine volare liberamente in una galleria del vento dai colori chiari, salvo che per un unico quadrato scuro sul pavimento alla fine del tunnel (l’apparato visivo delle zanzare è più sensibile ai colori scuri che a quelli chiari). Gli insetti volavano senza prestare alcuna attenzione al pavimento; quando però gli sperimentatori introdussero dell’anidride carbonica nella galleria, subito le zanzare cominciarono a ispezionare il riquadro scuro sul fondo, volandoci sopra per ore, a un’altezza di un paio di centimetri. Erano passate dall’individuazione del gas all’uso della vista, nel tentativo di dirigersi verso il potenziale obiettivo.
Negli esperimenti del Caltech, una volta che le zanzare si avvicinavano al bersaglio grazie alla vista, si servivano della loro percezione dei composti chimici e del calore per individuare il giusto “punto di atterraggio”. In questa fase, gli oggetti caldi attiravano le zanzare molto più di quelli a temperatura ambiente. Infine, risultò che le zanzare venivano attratte ancora di più da oggetti caldi e con un alto grado di umidità, come la pelle sudata.
E se per caso state pensando che possa esistere un modo per aggirare questa sfilza di apparati sensoriali che vi rendono facile preda delle zanzare, ecco, rassegnatevi. A quanto pare, una zanzara può anche fare a meno di uno qualsiasi dei suoi strumenti e riuscire comunque a scovarvi senza grossi problemi. Persino se tratteneste il respiro per non farle “fiutare” l’anidride carbonica, lei sarebbe in ogni caso attratta dal calore del vostro corpo, purché vi voli abbastanza vicino. Basta solo che qualcuno lì accanto respiri, e in men che non si dica sarà addosso a voi e al vostro amico. Potrebbe forse essere utile convincere anche lui a non respirare, ma non troppo. Se emanate calore, siete sudati e magari indossate qualcosa di scuro, potete considerarvi comunque spacciati![…].
Da questa lettura si può comprendere come il tutto sia caratterizzato da uno stile brillante e vivace, condito con ironia da divertenti vignette. Ingram fornisce risposte e spiegazioni a domande che di certo tutti noi ci siamo posti, sul corpo, la natura e il mondo che ci circonda, sconfinando anche nell’ambito del sovrannaturale (il Bigfoot esiste davvero?). Oltre a soddisfare molte delle nostre curiosità, il libro approfondisce e cerca di chiarire quanto siano veri alcuni dei più famosi aneddoti nella storia della ricerca scientifica (conosciamo tutti la storiella della mela di Newton, ma… siamo sicuri che sia vera?).

(Fonte: Edizioni Dedalo)

Jay Ingram Canadese, autore di numerosi testi scientifici di successo tradotti in tutto il mondo, collabora da anni con Discovery Channel e ha condotto diversi programmi televisivi e radiofonici di divulgazione scientifica. Amato da grandi e piccoli, nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi premi e ben cinque dottorati onorari.


Foto: wikipedia

Annapaola Di Ienno

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