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Niccolò Antichi e il suo “viaggio verso Praga”

lunedì, Gennaio 18, 2021
Niccolò Antichi e il suo “viaggio verso Praga”

Questa settimana, Vortici.it si è imbattuta in un qualcosa di particolare, nello specifico una recensione curata da Niccolò Antichi a proposito di un volume davvero curioso intitolato: Gulda in viaggio verso Praga. Racconti mozartiani (Il Nuovo Melangolo), autore Marco Guidarini.
Si parla di musica, un argomento non facile da trattare, a maggior ragione oggi. Personalmente (quando la musica era ancora materia di studio nelle scuole elementari e medie inferiori), ho imparato a conoscere le note, ad avvicinarmi e a conoscere uno strumento musicale e infine ad appassionarmi alla storia della musica, grazie al talento, alla pazienza, alla bravura della professoressa Elena, la prima delle tre che ho avuto, nel corso dell’intero ciclo scolastico.
Condivido con voi lettori questo ricordo vivo in me dopo tanti anni, per farvi comprendere come può nascere una curiosità e poi una passione su un determinato argomento. L’istruzione e l’approccio che un insegnante può dare è fondamentale e imprescindibile.

Non siamo soliti pubblicare recensioni di altri, di fatto, è la prima volta. Ciò che ci ha colpito favorevolmente è l’approccio innovativo e fuori dal comune che guida Niccolò Antichi in questo che è anche un suo viaggio personale:

«Ciascuno dei racconti mozartiani racchiude almeno un fotogramma, un gesto o una frase musicale che sono entrati nella mia vita e le appartengono a diverso titolo definendola per quello che è stata fino a oggi. La molteplicità del linguaggio mozartiano mi è sempre sembrata l’eco della vita stessa, e talvolta un suo archetipo, come se l’una e l’altra fossero il riflesso di un misterioso reciproco». Forte di più di trent’anni di esperienza internazionale nella direzione d’orchestra, Marco Guidarini dà alle stampe il suo primo volume di narrativa, Gulda in viaggio verso Praga: risultato della legature di undici armoniche, l’opera «conduce il lettore per mano attraverso un territorio affascinante che riesce sempre a toccare varie tematiche con delicatezza e garbo, per poi tuffarsi in acque decisamente surrealiste che mostrano la sua carica umoristica» (p. 7), come afferma il pianista Dado Moroni. L’eredità letteraria raccolta da quest’opera – si evince per l’assonanza dei titoli – è tratta dall’iconico esempio di romanticismo tedesco del Mozart in viaggio verso Praga (1856) scritto da Eduard Mörike; Guidarini, in accordo con le prospettive mitteleuropee dei musicisti di riferimento, traccia una linea artistica adottando come protagonista delle proprie storie l’austriaco Friedrich Gulda, noto interprete del prodigio di Salisburgo nonché pianista jazz. Seguendo il suo intero lavoro di rilettura a spartito, il Maestro genovese elabora un contrappunto articolato in frammenti lirici che attingono dalla sua vita: obiettivo della sinfonia letteraria è presentare un nuovo metodo di ascoltare Mozart, finalizzato a suscitare nel lettore il senso della poliedricità della musica trasposta in differenti tonalità.
Tale peculiarità denota la magnificenza della settima arte, dovuta alla sua metafisica forma di trasmissione di messaggi all’animo umano: essa si codifica in un sistema universale di segni che riesce ad agire sull’intimo umano per la sua poliglottica forza di comunicazione che esclude la competenza intellettiva (Musica est exercitium arithmeticae occultum nescientis se numerare animi, G. W. Leibniz, Epistolae, Ep. 154). Se la parola è il linguaggio della ragione, la musica rappresenta invece il linguaggio del sentimento per la sua forma condivisa di comunicazione: essa si pone come una sorta di bisturi per l’impressione transfenomenica del mondo percettivo in quanto attua una lettura ermeneutica del suo nucleo ontologico; basti pensare alla musica sacra della tradizione cristiana, la quale non fornisce una rappresentazione corale di Dio, ma immette in qualche misura nella vita divina.
Il principio di pluralità delle idee comporta tuttavia una raffigurazione poliedrica del mondo (perpendicolare e al contempo rizomatica), per la quale non è possibile esporre un’idea di universo come unicum. Tale visione relativista si ritrova proprio nella musica classica, e nel cambio di tonalità dei movimenti centrali delle sinfonie rispetto a quelli di apertura; nelle sinfonie è ricorrente persino l’inversione di terza maggiore in minore, causante un’alterazione sul piano percettivo del mondo: ne consegue quindi un rapporto indiretto, incompleto, con il fenomeno, in quanto prodotto parziale della sua totalità. Se l’imperfezione del segno annulla il legame forma-contenuto, permane ancora, nella dialettica della musica in sé, l’essenza del signum divenuto emozione poiché essa è «diversa da tutte le altre arti in ciò che non è immagine del fenomeno, o più esattamente dell’adeguata oggettità della volontà, bensì direttamente immagine della volontà stessa, e quindi rispetto a tutto ciò che nel mondo è fisico, rappresenta il metafisico» (A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, BUR, Milano 2002, p. 496).
La musica perde così il suo appartenere allo stato terreno delle cose, visto che essa è già posta come codice linguistico posto ai vertici metafisici dell’universo percettibile: seppure questa forma di espressione non si collochi nell’astrazione dei contenuti vista la sua impressione della volontà in sé, non può tuttavia essere inserita nell’ordine del geometrismo platonico determinista, perché la volontà stessa è configurata come un’energia libera senza unica meta fissa e perciò indeterminabile nella sua traiettoria. Identificando la musica come essenza della volontà di vivere, e definendo questa direzione di andatura della vita stessa, si coglie il principio indeterminista degli elementi dell’universo: si desidera con ardore l’esistenza, nonostante non se ne conoscano né la natura né le finalità.
Se in musica classica i movimenti di sinfonia si susseguono in tonalità diverse l’una dall’altra, tassativa è la lettura dello spartito durante la sua esecuzione; al contrario, la matrice indeterministica della vita è tratteggiata dallo spirito del jazz, senza dimenticare generi come il soul, il ragtime, sino al funk/hip-hop di fine anni Ottanta. Benché un codice d’espressione artistica come il jazz, nel suo stadio embrionale dei Roaring Twenties, si articolasse in una struttura melodica elementare (vista la radice nel blues a cappella, adoperato come cadenza ritmica dagli schiavi di origine africana), il capovolgimento musicale caratteristico degli accenti sincopati in qualche modo irritanti non scalfisce (di primo impatto) l’ottusa uniformità del ritmo fondamentale, poiché «le cosiddette improvvisazioni si riducono a perifrasi delle formule fondamentali e lo schema riappare a ogni tratto sotto il loro velo» (T. Adorno, Moda senza tempo. Sul jazz, in Prismi. Saggi sulla critica della cultura, Einaudi, Torino 1972, p. 116), considerata la rigida osservanza del tempo di battuta.
Il riarrangiamento letterario delle opere di Mozart in infinite sfumature di jazz attuato da Guidarini consente a quest’ultimo di esprimere il proprio io nella sua rappresentazione schopenhaueriana del mondo tramite i virtuosismi d’improvvisazione a leggio, culminando con la coniugazione degli antipodi musicali sovraesposti in una struttura verticale di determinismo universale e in un agire inconscio da parte dei suoi elementi terreni: ne è testimonianza il rapsodico racconto K. 622 – titolo dell’ultima sinfonia per strumento solista di Amadeus, scritta poco prima della morte – , una ‘fiaba astronomica’ in cui «approdano i grandi viaggiatori di ogni tempo, navigatori dell’aria e dell’acqua, scalatori e speleologi, ma anche astronomi e scienziati, persino scrittori e artisti che hanno immaginato mondi possibili, esplorandoli con la fantasia» (p. 92), perché essi possano, al pari di musicisti partecipi del free-jazz quali Ornette Coleman, Archie Shepp o Pee Wee Russell, alterare la rappresentazione deterministica del mondo con i propri indeterministici fraseggi sincopati, evidenziando la visibilità della volontà tramite questa arte metafisica che si pone nella dimensione eterea.
La natura duale della musica, incarnata dal Gulda classicista e jazzista, rappresenta l’essenza eraclitea dell’universo in sé come coincidenza di due note consecutive ed estranee alla tonalità prestabilita del brano; eppure essa rivela, nei ‘fraseggi di spirito’, la propria capacità consolatoria dei travagli della solitudine, dei dispiaceri di un’esistenza costretta in uno spazio eterogeneo e senza una direzione intenzionale, prestabilita dall’alto ma condotta nell’entropia cosmica che lo scavalca.

Niccolò Antichi

 

 

Niccolò Antichi è nato a Genova nel 1993, dopo la Laurea Triennale in Lettere Moderne consegue nel 2019 la Laurea Magistrale in Informazione ed Editoria culturale presso l’Università degli Studi di Genova. L’anno seguente si specializza in Archivistica Digitale nel medesimo istituto ligure. Durante gli anni universitari, si dedica allo studio autonomo di argomenti legati alla filosofia, linguistica e psicoanalisi. Coltiva da sempre poliedrici interessi che spaziano dalla musica al cinema, condotti in forma sia teorica che applicata. Lettore attento e penna sottile nella redazione.

 

* Occorre responsabilizzare noi stessi! rispettare e attenerci tutti, scrupolosamente e responsabilmente alle regole che abbiamo ricevuto in attesa del vaccino. Abbiate cura di voi, dei vostri cari e dei vostri amici.

 

Immagine di copertina: Il Nuovo Melangolo

Annapaola Di Ienno

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