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Nei giorni della maturità avanzano gli Atenei d’Italia

mercoledì, Giugno 19, 2019
Nei giorni della maturità avanzano gli Atenei d’Italia

In queste ore e giorni nei quali molti giovani studenti sono impegnati a sostenere l’esame di maturità, vera e propria esperienza per molti davvero indimenticabile, visto che si porta dietro i ricordi della vita passata tra i banchi di scuola, sul versante istruzione è arrivata una notizia che ha molto a che fare con questi ragazzi, molti dei quali decideranno di proseguire i loro studi andando all’Università. Secondo una delle più prestigiose classifiche mondiali, la QS World University Ranking, l’Italia ha fatto un passo in avanti piuttosto deciso rispetto allo scorso anno, posizionando in classifica 34 suoi Atenei, 4 in più rispetto allo scorso anno, grazie tra l’altro ad inserimenti arrivati dal Sud, come nel caso del Politecnico di Bari e dell’Università degli Studi di Salerno, cui si affiancano gli Atenei di Udine e Parma. A dominare la classifica è il MIT, ovvero il famosissimo Massacchussets Institute of Technology, che svetta davanti ad altre due università statunitensi, cioè Stanford e Harvard. Ai piedi del podio c’è Oxford, mentre Cambridge è al settimo posto in una classifica che vede il Politecnico di Milano vittorioso tra le italiane con il suo 149° posto. La distanza potrebbe apparire scoraggiante, ma l’Italia supera sia la Francia che la Spagna e arriva al terzo posto in Europa, dopo Regno Unito e Germania, per numero di università presenti, mentre a livello globale è il settimo paese più rappresentato al mondo. Tra i 34 atenei che compaiono nel ranking, inoltre, ben 14 hanno migliorato la loro posizione rispetto alla precedente edizione, mentre 11 sono rimaste stabili. Nel suo complesso, il sistema universitario italiano mostra ottimi risultati in particolare negli indicatori che misurano la Reputazione Accademica e le Citazioni dei risultati di ricerca (tra i più importanti indicatori del ranking: insieme compongono il 60% della valutazione complessiva). Quanto alle Citazioni tra i risultati di ricerca, Milano ottiene addirittura il decimo posto, mentre per la Reputazione Accademica se Bologna è in 74° posizione, l’Università La Sapienza di Roma è 79° e Milano 119°. I nostri Atenei godono dunque di un grande prestigio internazionale, ma anche di una sostanziale promozione tra i lavoratori, con il Politecnico e la Bocconi, cioè i due Atenei milanesi, ad occupare rispettivamente le posizioni n. 61 e 70. Si può sicuramente migliorare invece per quanto riguarda la capacità di attrarre studenti stranieri, dato che negli indicatori che parlano di presenze ed interesse stranieri per i nostri Atenei siamo piuttosto lontani dalle prime posizioni. Il quadro che ne esce è però comunque positivo e parla di Atenei italiani considerati prestigiosi e in grado di preparare al lavoro, anche se scelti molto da studenti italiani e poco da stranieri.

“I numeri difficilmente mentono” ha detto Gaetano Manfredi, Presidente della CRUI, la Conferenza dei Rettori dele Università Italiane. “Quelli di quest’anno – ha aggiunto – confermano ciò che ormai la CRUI dice da anni. Docenti, ricercatori e personale dei nostri atenei costituiscono una realtà competitiva, che produce formazione e ricerca di qualità. E questo a fronte di un investimento pubblico e privato fra i più bassi in Europa. Impossibile da confrontare con quello dei Paesi ai primi posti nel ranking QS. Un investimento ormai insufficiente. Ci auguriamo che questa ennesima conferma spinga il Paese a credere maggiormente nel valore delle nostre Università come determinante leva di crescita”. In effetti il vero e proprio tallone d’Achille del sistema universitario italiano sta proprio nell’esiguità degli investimenti: secondo il Paese Commissione europea 2018, nel nostro Paese, c’è un sottofinanziamento del sistema dell’istruzione terziaria, al quale viene destinato appena lo 0,4 per cento del PIL. Il dato colloca l’Italia tra gli ultimi Paesi europei, anche se l’avvio delle lauree professionalizzanti fa ben sperare la Commissione, come del resto sembrano confermare i dati sull’opinione dei lavoratori circa le Università italiane.

Insomma: se da un lato le novità in campo pedagogico, con la sempre maggiore attenzione alle competenze oltre che alle conoscenze, spinge sempre più nella direzione di Atenei collegati al sistema produttivo ed economico, proprio la tradizionale tendenza ad un’istruzione che non sia soltanto “saper fare”, ma prima di tutto “sapere”, con tutto ciò che questo comporta fa delle Università italiane Istituzioni ancora considerate prestigiose. Se con pochi investimenti pubblici e privati si riesce ad ottenere risultati comunque incoraggianti, cosa si potrebbe riuscire a fare con una spesa maggiore? La risposta arriverà nei prossimi anni, magari anche con l’auspicabile contributo proprio di quei giovani che ora sono sui banchi per la maturità e che, in molti casi, tra qualche mese, saranno già su quelli di nostri Atenei, pronti a dar il loro contributo per migliorarli ancora.

Best Regards

— Massimiliano Spiriticchio

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