Cultura

L’umorismo sempre attuale del Principe della Risata – Totò, Peppino e i fuorilegge

giovedì, Aprile 20, 2017
L’umorismo sempre attuale del Principe della Risata – Totò, Peppino e i fuorilegge

“Un po’ di umorismo per aiutarci ad andare avanti. Il Signore ci dia questa grazia”: così diceva Papa Francesco nel dicembre dello scorso anno. Così pensava sicuramente un personaggio che – c’è da esserne sicuri – lo avrebbe tanto apprezzato: il Principe Antonio De Curtis, ossia il grande Totò.

E dire che il suo rapporto con la Conferenza Episcopale Italiana non è mai stato facile. La Commissione di valutazione dei film non aveva certo giudizi teneri su di lui. I suoi film venivano nel migliore dei casi ammessi con riserva nelle sale parrocchiali: “I film di Totò – spiega oggi quella Commissione – si caratterizzavano per un umorismo caustico, prendendo di mira il tessuto sociale così come le realtà istituzionali, senza alcuno sconto. Questo, nella prospettiva della Commissione film, era visto con sospetto, con il timore che la sua verve comica potesse essere occasione di fraintendimento ed eventuale smarrimento per un pubblico percepito come indifeso, ancora in ginocchio dalla guerra e poco alfabetizzato”. Ma oggi le cose sono cambiate e il giudizio è invece molto diverso: “Desideriamo allargare lo sguardo e riconsiderare quella sua comicità brillante e libera, persino capace di precorrere i tempi, come un cambio di passo della nostra cinematografia e in genere del Paese tutto. Totò ci ha aiutato a uscire dagli anni foschi della guerra ritrovando la forza del sorriso, il coraggio di ridere nonostante tutto”.

Proprio da quì forse è necessario ripartire: anche quelli di oggi infatti non sono tempi facili per molte persone e senza dubbio la vis comica di Grandi come lui ci può ancora servire. Ecco allora che il cinquantesimo anniversario della sua morte diventerà per noi di Vortici occasione di ricordarlo con alcuni dei suoi capolavori cinematografici il cui messaggio è sempre attuale, vista l’indiscussa capacità dei suoi film di farci ridere e al tempo stesso riflettere su argomenti che, per noi italiani, sono attuali ora come allora.

Un esempio di questo ce lo dà proprio la prima pellicola di cui parliamo, datata 1957: “Totò, Peppino e i fuorilegge”. In questo film diretto da Camillo Mastrocinque (lo stesso di “Totò, Peppino e la malafemmina”) si nota  a vista che la possibilità data agli attori di improvvisare li rende capaci di sprigionare tutta la vis comica acquisita a teatro. La trama racconta che Totò, per riuscire finalmente a godersi i soldi della moglie, ricca ma molto avara, con la complicità di Peppino, si finge rapito ed ottiene dalla moglie un riscatto di cinque milioni. Ma la verità viene a galla quando i due vengono visti in televisione pasteggiare e bere champagne in un night club. Tornato a casa viene veramente rapito da Ignazio”il torchio” ma non viene creduto da nessuno. Sua figlia Valeria e il giornalista Alberto, sulle tracce di Ignazio, cercheranno di liberarlo…

Già da queste poche righe si capisce che si fa leva sulla paura dei malviventi per dare spazio in realtà principalmente ad altri due temi: la critica a chi si attacca ai soldi e non si gode la vita e la furbizia tipica dell’italiano medio, che nelle difficoltà “s’ingegna” e cerca di capire come riprendersi la sua libertà rispetto ad atteggiamenti e situazioni ai limiti della sopportabilità.

Sul primo versante, una straordinaria Titina De Filippo, nei panni della moglie di Totò, ci mostra le conseguenze cui si può arrivare quando si fa un po’ troppa attenzione a spendere:

In questa scena a far da spalla al Principe della risata c’è anche un’attrice abruzzese: Maria Pia Casilio, nei panni della serva Rosina. L’attrice aquilana, che aveva già recitato in “Pane, amore e fantasia” interpretando la rivale di Gina Lollobrigida ed era stata al fianco di Alberto sordi in “Un americano a Roma”, entra in scena proprio con quell’ironia fatta di mimica espressiva ed innocente in grado di mettere alla berlina la chiassosa avarizia della sua ricca datrice di lavoro.

Eloquente del riscatto di Totò è invece la scena in cui, con l’aiuto di Peppino, questi riesce ad entrare in possesso del denaro della moglie, che, dopo aver ricevuto una lettera minatoria scritta con i caratteri presi da un giornale per non far riconoscere la grafia, si presenta nel luogo indicato dai “banditi”:

Ad essere messe in ridicolo in questa scena, anche grazie all’aiuto di un altro abruzzese, Antonio Cicognini, nato a Pescara e autore della colonna sonora di questo e di moltissimi altri film,  è ancora una volta l’atteggiamento della ricca moglie che, anche di fronte al “pericolo” di non rivedere più il marito, chiede lo “sconticino” persino ai banditi…

Non siamo noi italiani quelli sempre alla ricerca del modo migliore per risparmiare, dell’occasione migliore per veder restare qualche soldo nelle nostre tasche, soldo che però difficilmente spenderemo? Certo, in tempi di crisi l’atteggiamento è giusto o perlomeno giustificabile. Ma siamo proprio così sicuri di non essere mai arrivati, come popolo, a qualche esagerazione su cui si potrebbe ridere e far ridere? Siamo proprio così sicuri di non conoscere persone che magari si privano di molte cose perchè “Beh! Non si sa mai…” o di non aver mai rinunciato noi stessi a fare della spese che avremmo potuto tranquillamente sostenere senza per questo andare in rovina?

Ma c’è anche un altro aspetto da considerare: quando riusciamo a prenderci le nostre libertà, sappiamo gestirle senza perdere il giusto equilibrio o alla fine quell’equilibrio ci manca e le cose si ritorcono contro di noi come accade nel film dopo la famosa scena del night club. quando il Principe, non ricordandosi forse nemmeno più della presenza nel locale della Tv che sta mandando tutto in diretta, si lancia in queste parole che racchiudono uno dei principali messaggi che questo film ci lascia ancora oggi?

 

Massimiliano Spiriticchio

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