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L’Italia vincitrice nel “campionato europeo” dell’economia circolare

giovedì, Novembre 14, 2019
L’Italia vincitrice nel “campionato europeo” dell’economia circolare

Quando si partecipa ad un campionato, come gli sportivi sanno molto bene, si prende parte ad un torneo molto complesso, che va preparato ed affrontato tenendo conto di una serie di fattori: il numero di partite, la qualità della rosa dei propri giocatori, il rapporto con il proprio pubblico, la forza delle altre squadre, l’unità della propria e la capacità di ogni singolo suo elemento di contribuire al risultato generale sono solo alcuni degli elementi con i quali si può giungere al successo. Se una squadra riesce a vincere un campionato stabilmente, mentre le prestazioni delle altre formazioni migliorano sensibilmente, vuol dire che è davvero molto forte, al punto da ricoprire ogni anno il ruolo di “squadra da battere”. Diciamo questo non per introdurre un discorso sullo sport, ma perchè una classifica relativa ad un “campionato” molto particolare vede la nostra Italia per una volta stabilmente vincitrice in Europa nonostante il miglioramento delle sue principali “avversarie”. Il torneo in questione è quello dell’economia circolare, cioè della capacità di mettere in pratica una sequenza tratteggiata da quattro verbi utilizzati a mo’ di slogan dal Circular Economy Network, ovvero la Rete dell’economia circolare: Estrai, produci, consuma e riproduci”. Questo tipo di economia è chiamata circolare perchè porta a rimettere in circolo elementi che altrimenti vengono classificati come rifiuti inutili e quindi buttati senza fare in modo che tornino a nuova vita e vengano utilizzati per altri scopi, come invece accade appunto nell’economia circolare.

Nel “campionato europeo” dell’economia circolare l’Italia si è confermata anche quest’anno campionessa, chiudendo con 103 punti, ottenuti in base ai risultati ottenuti nei cinque ambiti che il Circular Economic Network ha preso in considerazione: Produzione di prodotti, energia, e risorse in generale; consumo sempre di risorse; gestione dei rifiuti; mercato delle materie prime seconde (cioè di quelle riciclate ottenute rielaborando i rifiuti) e investimenti e occupazione in economia circolare. Nella classifica generale il nostro Paese, con i suoi 103 punti, ha preceduto il Regno Unito che ne ha ottenuti 90, la Germania terza a quota 88, la Francia quarta con 87 punti (7 in più del 2018) e la Spagna, quinta a quota 81 (ma con una crescita di ben 13 lunghezze rispetto all’anno precedente). Per l’Italia si è trattato di una conferma, visto che il primato europeo era già saldamente nelle mani italiane da tempo. Ma la crescita altrui è la riprova che, in questo campo, il Belpaese è davvero avanti, nonostante tutti gli esperti stiano dicendo che non è certamente il caso di risposarsi sugli allori, ma al contrario c’è ancora molto da fare. Scorrendo i dati si scopre che gli italiani sono sempre poco consumatori di energie alternative in casa propria, dato che questa scelta viene operata solo dal 4% delle famiglie. Non prende piede la condivisione di apparecchi per uffici, ma è aumenta del 17% dal 2015 al 2017 quella dei mezzi di trasporto. È calata decisamente, soprattutto nell’ultimo, la produzione di rifiuti da parte di ogni singolo italiano, proprio mentre il Prodotto Interno Lordo cresceva del 1,6%. Se per produzione di rifiuti urbani, con il suo 45,1 %, l’Italia è arrivata nel 2016 a pari merito con la Germania, nello stesso anno il nostro Paese ha fatto registrare un 67% per quanto riguarda il riciclo in generale di tutti i rifiuti, conquistando il primo posto anche in quest’ambito particolare e riducendo al 25% lo smaltimento in discarica, comunque più elevato rispetto a Germania, Francia e Regno Unito. Anche per quanto riguarda il mercato delle materie prime seconde, gli italiani sempre più si caratterizzano per la disponibilità a fare in modo che i rifiuti possano essere riciclati e riutilizzati. Il nostro Paese nel 2016 ha visto il riciclo e riuso del 17,1% del materiale di rifiuto, mentre, nel 2017; il materiale riciclato e reimmesso nei cicli produttivi in Italia è stato di 96,3 tonnellate superiore al riciclo nazionale, a dimostrazione che la gente chiede di poter usare materiale riciclato o ricondizionato, ma anche che non si è ancora in grado di soddisfare questa domanda valorizzando di più i rifiuti sul nostro territorio. Infine, nel capitolo su investimenti e risorse, gli stessi rappresentanti del Circular Economic Network scrivono: “L’Italia sembra utilizzare al meglio le scarse risorse destinate all’avanzamento tecnologico, permettendo così di recuperare un ritardo che altrimenti
sarebbe pesante. Questa capacità esprime, dunque, una forza creativa capace di tradurre in solide realtà buone intuizioni”.

Dunque in questo particolare campionato l’Italia primeggia. Come accade normalmente per le grandi squadre nel calcio, lo fa non grazie ad un grande giocatore in grado di segnare tanti goals, o ad un grande portiere che para praticamente tutto, nè solo grazie ad un grande allenatore o commissario tecnico. Lo fa grazie, appunto, ad un lavoro di squadra, caratterizzato da tanti fattori. Tra questi un ruolo importante ha la capacità di riflettere sui propri limiti in modo costruttivi, trovando così la capacità di elaborare proposte grazie alle quali migliorare ulteriormente e magari considerando che il nostro Paese è arrivato primo in Europa sull’economia circolare, ma ha fatto solo un punto in più rispetto allo scorso anno. Per questo Circular Economic Network ed ENEA (Ente Nazionale Energie Alternative) hanno messo a punto un vero e proprio decalogo con suggerimenti che prendono spunto proprio dai dati che la nostra Italia ha fatto registrare. Ecco dunque i loro consigli:

1 – DIFFONDERE E ARRICCHIRE LA VISIONE, LE CONOSCENZE, LA RICERCA E LE BUONE PRATICHE DELL’ECONOMIA CIRCOLARE.
Il risparmio e l’uso più efficiente delle materie prime e dell’energia, l’utilizzo di materiali e di energia rinnovabile, prodotti di più lunga durata, riparabili e riutilizzabili, più basati sugli utilizzi condivisi, una riduzione della produzione e dello smaltimento di rifiuti e lo sviluppo del loro riciclo: sono tutti fattori qualificanti dell’economia circolare ormai decisivi per la sostenibilità ambientale, per ridurre le emissioni di gas serra e per la competitività dell’Italia. L’economia circolare, pilastro fondamentale della green economy, va promossa e arricchita con la ricerca, sostenuta con iniziative di informazione e di formazione, con la ricerca e con la diffusione delle buone pratiche, e monitorata con idonei indicatori di misurazione e valutazione.

2- IMPLEMENTARE UNA STRATEGIA NAZIONALE E UN PIANO D’AZIONE PER L’ECONOMIA CIRCOLARE
Coerenti con la strategia europea e con le più avanzate esperienze internazionali, che puntino a valorizzare le rilevanti potenzialità dell’Italia e ad affrontare carenze e ritardi. Tali strumenti devono promuovere in modo organico, efficiente e senza appesantimenti procedurali e burocratici, il modello circolare nella produzione, nel consumo, nella gestione dei rifiuti puntando sull’innovazione, lo sviluppo degli investimenti e dell’occupazione. La Strategia e il Piano d’azione vanno definiti con un ampio processo di partecipazione che coinvolga tutti gli stakeholder interessati, in modo che tutti gli attori, pubblici e privati, facciano la loro parte in maniera sistematica e coordinata.

3 – MIGLIORARE L’UTILIZZO DEGLI STRUMENTI ECONOMICI PER L’ECONOMIA CIRCOLARE.
È necessario valutare gli incentivi pubblici esistenti e riallocare quelli che producono effetti in contrasto con l’economia circolare. La responsabilità estesa dei produttori per il ciclo di vita – compreso il fine vita – dei prodotti e quella condivisa dei diversi soggetti coinvolti nel consumo, sono strumenti economici importanti per orientare il mercato verso la circolarità. Un riequilibrio del prelievo fiscale che, da una parte, penalizzi l’inefficienza nel consumo di materiali e di energia e, dall’altra, riduca il costo del lavoro e incentivi l’uso di materie prime seconde, è necessario per favorire lo sviluppo degli investimenti nell’economia circolare.

4 – PROMUOVERE LA BIOECONOMIA RIGENERATIVA.
Tutelando e valorizzando il capitale naturale e la fertilità dei suoli, l’Italia deve puntare di più sullo sviluppo di una bioeconomia rigenerativa – parte importante di un’economia circolare – che assicuri prioritariamente la sicurezza alimentare e l’agricoltura di qualità e che alimenti anche le filiere innovative, integrate nei territori, dei biomateriali, nonché la restituzione di sostanza organica ai suoli e la produzione di energie rinnovabili, con coltivazioni in aree marginali, con prelievi sostenibili di biomassa forestale e con l’utilizzo di scarti e rifiuti organici.

5 – ESTENDERE L’ECONOMIA CIRCOLARE NEGLI ACQUISTI PUBBLICI.
L’utilizzo dei Green Public Procurement (GPP) dovrà avere un ruolo importante per indirizzare una parte rilevante degli investimenti pubblici verso modelli circolari. A tal fine servono criteri incisivi e vincolanti, applicati agli appalti pubblici. È necessario indirizzare e formare le stazioni appaltanti, monitorare l’applicazione dei criteri di circolarità, valutarne i risultati ed avere possibilità di effettuare verifiche e di fornire, se necessario,
indirizzi correttivi.

6 – PROMUOVERE L’INIZIATIVA DELLE CITTÀ PER L’ECONOMIA CIRCOLARE.
Le città, che hanno un ruolo importante per il consumo di risorse naturali come il suolo e le acque e per la produzione e la gestione dei rifiuti, devono diventare protagoniste della transizione verso un’economia circolare. Occorre puntare sul rilancio della qualità delle città con programmi integrati di rigenerazione urbana, secondo il modello europeo delle green city. Tale rigenerazione deve puntare ad assicurare il soddisfacimento dei diversi fabbisogni e un’elevata funzionalità ecologica del sistema urbano con il risanamento, la riqualificazione, il riutilizzo di aree dismesse o degradate e del patrimonio edilizio non più utilizzato.

7 – REALIZZARE UN RAPIDO ED EFFICACE RECEPIMENTO DEL NUOVO PACCHETTO DI DIRETTIVE EUROPEE PER I RIFIUTI E L’ECONOMIA CIRCOLARE.
L’Italia, nonostante aree ancora arretrate, dispone di un sistema normativo in materia di rifiuti che ci ha portati tra i Paesi europei con i migliori risultati. Il recepimento del nuovo pacchetto di direttive deve puntare a migliorare la prevenzione, ad aumentare il riciclo superando tutti i nuovi target europei, a utilizzare il recupero energetico a supporto del riciclo e rendere residuale lo smaltimento in discarica. Ai consorzi, punti di forza del sistema italiano, pensati per le diverse tipologie di rifiuto, non si può applicare un unico modello. Possono essere migliorati con misure puntuali, ove necessario, per recepire i precisi contenuti delle nuove direttive europee, finalizzati a raggiungere target ambientali avanzati, nel rispetto dei criteri economici e di trasparenza.

8 – ATTIVARE RAPIDAMENTE UN EFFICACE END OF WASTE: STRUMENTO INDISPENSABILE PER UN’ECONOMIA CIRCOLARE
Per sviluppare il riciclo dei rifiuti, urbani e speciali, è indispensabile disporre di una efficace e tempestiva regolazione della cessazione della qualifica di rifiuto (EoW) dopo un adeguato trattamento. Applicando la nuova direttiva europea in materia, occorre, da una parte, rendere molto più rapida la procedura per i decreti ministeriali e, dall’altra, anche affidare alle Regioni, sulla base delle condizioni e dei criteri europei, le autorizzazioni dei casi non ancora regolati nazionalmente. Per non ostacolare il riciclo che coinvolge oltre 7 mila impianti in Italia, date le continue innovazioni di tecnologie e di tipologie di rifiuti trattati, è indispensabile che le Regioni possano, in via complementare, autorizzare il caso per caso non regolato nazionalmente, come previsto dalla nuova direttiva europea.

9 – ASSICURARE LE INFRASTRUTTURE NECESSARIE PER L’ECONOMIA CIRCOLARE.
La progettazione circolare dei prodotti, l’utilizzo di beni condivisi – come con la sharing mobility – la vendita dei servizi forniti dai prodotti, la simbiosi industriale realizzata con lo scambio dei sottoprodotti, il funzionamento dei mercati del riutilizzo e dell’usato in coordinamento con attività di verifica e di riparazione, lo sviluppo del riciclo e dei mercati delle materie prime seconde: sono tutte attività dell’economia circolare che richiedono adeguate dotazioni di infrastrutture. La diffusione e l’implementazione dell’innovazione e delle buone pratiche, in particolare per le piccole e medie imprese, va supportata con l’istituzione di un’Agenzia per l’uso efficiente delle risorse, utilizzando infrastrutture e competenze già esistenti. Per superare i nuovi target europei della gestione circolare dei rifiuti è inoltre necessario favorire investimenti e procedure rapide di autorizzazione per aumentare e potenziare gli impianti di selezione e di trattamento e per migliorare le tecnologie utilizzate, nonché aumentare e migliorare la qualità della raccolta differenziata, superando gli squilibri territoriali esistenti.

10 – ESTENDERE L’ECONOMIA CIRCOLARE ANCHE AL COMMERCIO ON LINE.
I prezzi convenienti, la facilità dell’acquisto e la consegna a domicilio stanno alimentando una forte crescita del commercio on line anche di prodotti usa e getta, di breve durata, non riparabili, difficilmente riciclabili, distribuiti con imballaggi voluminosi. Questo tipo di commercio tende così ad alimentare un modello di economia lineare che aumenta gli sprechi di risorse e, in modo consistente, anche la produzione di rifiuti, eludendo spesso la
responsabilità estesa dei produttori e generando aggravi di costi a carico dei cittadini per la gestione dei rifiuti. Gli indirizzi e la regole dell’economia circolare vanno estesi, in coerenza con quanto indicato dalle nuove direttive europee, anche ai prodotti distribuiti con il commercio on line, anche se non sono fabbricati in Paesi europei.

Insomma abbiamo ancora molto da fare, come del resto ormai dicono in molti. Ma, con i passi giusti e un ragionamento al tempo stesso concreto e non pessimistico a prescindere, possiamo tutelare al meglio non solo il nostro Paese, ma anche la nostra casa comune e, quindi tutti noi.

 

 

Massimiliano Spiriticchio

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