Redazione

L’importanza delle favole e dei sogni nella vita di Michela…

lunedì, Gennaio 20, 2020
L’importanza delle favole e dei sogni nella vita di Michela…

Anche un’intervista come questa che state per leggere, può nascere in maniera inaspettata, prendendo ispirazione da un pensiero profondamente vero, nella sua straordinaria semplicità, che riporto fedelmente e volutamente: “Nel libro delle favole che ho provveduto a far rilegare ci sono le favole della nonna, le più belle. Quelle importanti e famose; Raperonzolo, Biancaneve, L’oca d’oro, La bella addormentata nel bosco, Il ricco e il povero, Pollicino e tante altre, e poi quelle sospese nella vostra mente che inventavo secondo le vostre esigenze e puntualmente non ero mai capace di lasciarle identiche. Quel piacevole rimprovero mi metteva in crisi, la vostra impeccabile memoria non faceva una piega e dovevo saperle reinventare.
Tutte insieme stanno dentro questo libro che porta il vostro nome, come un bauletto magico per custodire le emozioni, il bello di quel tempo, la meraviglia di essere vostra madre e quel rispondere ai vostri perché moltiplicati per quattro. Insaziabile desiderio di sapere, quell’energia dell’infanzia senza equivalenti. Con gli anni si sono incrementate bellezze, storie e virtù. Mi gira dentro il cuore una sostanza dell’anima che mi riempie di beni inestimabili è questa la favola più bella che ho rilegato nel libro della mia vita”. È Michela Napolitano a esprimersi così. Noi di Vortici.it e dunque voi lettori, la conosciamo già, non solo grazie ad alcune sue poesie, presenti nella nostra rubrica settimanale, ma soprattutto attraverso alcune importanti testimonianze di cui ci ha reso partecipi tempo fa.

 

Michela Napolitano

Che rapporto ha Michela con le favole? A proposito preferisci il termine favola o fiaba?

Le favole rappresentano una fase importante della mia vita, anche se ero già mamma quando ho scoperto quali fossero quelle famose. Da bambina spesso il mio papà e a volte la mia mamma mi raccontavano delle storie bellissime che non si definivano in tal modo, erano racconti che si svolgevano di notte, dopo la cena, sotto un cielo stellato, quando c’era sempre bisogno di stringersi in una coperta calda, si mescolavano sensazioni meravigliose e temperatura quasi algida in riva al lago proprio sul fazzoletto di terra in un triangolo di alta montagna tra faggi e abeti, dove era stata costruita la nostra piccola dimora.

Preferisco il termine favola perché ha il sapore di leggenda, qualcosa di magico e remoto che appartiene a sentimenti che non assomigliano molto a quelli odierni. Credo invece, che fiaba sia differente e più rappresentativa in questa era.

 

Ti piacerebbe scriverne una immagino. Quale tema tratterebbe?

Sì, mi piacerebbe. Il personaggio ideale dovrebbe avere le ali e vivere in un mondo senza alcun genere di ricchezza materiale. Dovrebbe impiantarsi in una valle a primavera, dove può brillare la brina ed esistere in una capanna, dove si può vivere con gli animali, dialogare con essi, ed avere padrone buono, di quelli che dividono il tozzo di pane con il proprio cane. Il tema sarebbe la bellezza del vivere semplice, dentro tutte le sfaccettature dell’amore, quel genere di amore che non ha paura del tempo.

 

Le più belle fiabe del mondo. Hai una tua classifica personale da proporci?

La Piccola fiammiferaia, Biancaneve e Pinocchio sono i tre giganti! La Piccola fiammiferaia è un tuffo in un mondo che di favoloso ha solo la fantasia della bimba. Poi predominano i peggiori difetti dell’essere umano: l’indifferenza e la priorità di guardare se stessi. Biancaneve rappresenta la bellezza che si scontra con la gelosia, subentrano l’accoglienza e l’amore. Invece Pinocchio è prodigioso e irresistibile, un capolavoro mondiale insuperabile che mai tramonterà; ieri, oggi e domani, grandi e piccini passeranno ore davanti a questa memorabile storia.

La mia classifica va da La Piccola fiammiferaia a Pinocchio tra loro c’è Raperonzolo, Cappuccetto rosso ecc… La più significativa però la trovo nella mia infanzia, ho vissuto sentendomi una regina, senza neanche avere una vera casa. Sono cresciuta con persone così semplici e amorevoli che mi hanno insegnato a essere felice con piccole cose e mi hanno fatto desiderare di non cercare mai la ricchezza, infatti, nei miei sogni ne compariva uno speciale, quello di sposare un povero con le mani ruvide, piene di spine di rovi e scarponi sciupati pieni di fango.

 

Una fiaba ha sempre un lieto fine e genera felicità. Cos’è per te la felicità? Puoi raccontarcela?

Il lieto fine è la realizzazione di qualcosa su cui hai temuto, sperato e lavorato. La felicità è molto di più e io l’ho ricevuta ogni volta che ho chiesto al Signore di darmi delle cose molto grandi, molto molto grandi. Credo di aver avuto tutto quello che ho chiesto. È la prima volta che faccio queste confidenze al mondo. Ogni volta che ho raggiunto il mio lieto fine ho coronato un mio sogno, costellato di immagini stupefacenti. Alla definizione felicità non posso evitare di immergermi in un frangente della mia infanzia. Da quel momento tutto ciò che mi dava gioia, si chiamava felicità, ero così piccina che non avevo ancora imparato a leggere ma m’incuriosiva molto il linguaggio verbale diverso da quello che parlavamo in famiglia, lo ascoltavo attraverso la radiolina, quella con carcassa di lamiera marrone scuro, con parti di rivestimento in cuoio e una specie di retina anteriore con tasti in materiale tipo grafite con piccole rifiniture in legno, alimentata con pile Duracell, il volume era potente, si estendeva fin alle estremità delle varie cime della collina dove abitavo. Ebbene si, la parola felicità l’ho sentita pronunciare in radio ma non avendo compreso il significato andai di corsa dal mio papà che stava seduto sulla staccionata che fungeva da parapetto sotto gli alberi davanti l’uscio della capanna di zinco che alla mia domanda, si soffermò stupito e dopo aver leccato sulla riga di colla della cartina della sua sigaretta di trinciato forte la richiuse tra le dita e la infilò dietro l’orecchio, mi sollevò dalle braccine e mi sedette sulle sue ginocchia. Con una dolcezza che non si può dimenticare, mi spiegò cosa significasse la felicità, mi disse commosso: “Sei tu la felicità”, al mio stupore, cercò di spiegarsi meglio e mi raccontò di episodi che compongono la felicità, ad esempio quel nostro abbraccio o tanti altri accadimenti che suscitano emozioni che salgono direttamente dal cuore. Quella è la felicità. E da quel momento ho annotato tanti momenti, li ho impressi nella mente, sono infiniti, a cominciare dalla nascita di un mio fratellino, mi fecero credere che la cicogna lo avesse lanciato dal fumaiolo di lamiera del mio camino, facendolo cadere nelle fiamme, dove rapidamente una mia zia scottandosi una mano riuscì a tirarlo fuori sano e salvo, bello bello e senza un graffio. Sorrido ancora a tanto incanto! Oppure, nel bel mezzo di una notte stellata, sentii urlare a squarcia gola il mio papà che si era fiondato fuori dal letto con il fucile in pugno e sparava colpi in aria, e diceva: “ Lascialo, lascialo, via, via via ecc…”. Urlava a un branco di lupi che stavano azzannando il vitellino che si era allontanato dalla mandria che rientrava dalla transumanza. Miracolosamente se la scampò, ma aveva subito uno strappo profondo alla natica destra, i lupi erano affamati agli albori della primavera. Veder cucire con ago e spago quelle ferite, veder mio padre prendersi cura di un essere fragile, ferito. Era pura felicità! Anche quando ho cresciuto i miei quattro bambini mi è sembrata una storia in sintonia con la felicità. In quattro anni riempi la tua casa di meravigliosi bimbi, non può sembrarti altro che un privilegio. Sembrava un asilo casa mia, ho tanti ricordi, ad esempio il pentolino stracolmo di miliardi di acini di pepe che galleggiavano nel bollore con verdure frullate, posto sul tavolo in cucina con il mestolo dentro, pronto a versare in un solo piatto quel ghiotto cibo, ed io pronta con un solo cucchiaio per imboccarli a turno e loro in fila come soldatini, seduti sui sedioloni senza mai dire non mi piace. Quattro bambini tutti insieme, doveva sembrare spaventosa quella situazione e invece vederli crescere insieme, farli mangiare insieme, vestirli, amarli, e inventare racconti per saziare la loro curiosità, moltiplicare tutto per quattro era un’impresa ardua, ma mi regalava un’energia senza misura. C’era di tutto nelle mie favole inventate, dagli scoiattoli amici dei bambini ai bruchi che scortavano le cicale, e i topolini che coltivano campi di rose rosse e poi, quando ho raccontato a mò di favola il loro diventare adolescenti preparandoli alle trasformazioni fisiologiche con tale piacevole immersione che restavano incollati a me attenti e curiosi come cuccioli deliziosi. Per me, che tutto questo lo avevo sognato era solo una favola vera! Potrei raccontare a lungo…

La felicità la colgo nelle cose semplici, nelle piccole cose da cui percepisco la sensazione che diventino grandi per il significato che ho dato. Da grande ho chiesto ancora al Signore con l’ausilio di una fede più forgiata e mi è sembrato di aver ricevuto tutto quello che ho chiesto. Forse ho chiesto cose possibili, non lo so, ma la mia vita mi è sembrata sempre un privilegio pur facendo una normale vita di sacrifici. La felicità per me contiene storie infinite che non posso racchiudere in poche risposte. Potrei riempire pagine e pagine. Ne racconto una che davvero dopo anni resta ancora incredibile, era il 1996, ero già mamma di Eduardo, erano giorni molto intensi ed ero presa dal fatto evidente che il mio papà non stava bene. Avevo paura e la mia positività mi sfuggiva dalle mani, in quei giorni ero sempre a colloquio con medici, un giorno entrai in ospedale con il mio papà, lui doveva ricoverarsi ed io dovevo fare un’ecografia perché avevo dei disturbi. A distanza di pochi minuti, quello stesso giorno, scoprii di essere incinta e di avere il mio papà in fin di vita. Di questo brutto avvenimento ne ho già parlato qualche volta, quello che non ho mai raccontato è che durante la mia gestazione e l’ultimo periodo di vita del mio papà ero consapevole che stavo vivendo la morte e la vita, due paradossali colossi, la morte e la vita, il buio e la luce, la notte e il giorno. Due cose così diverse e cosi incredibilmente immensi che viaggiavano paralleli nella mia vita. Mi sentivo investita da un’entità che non aveva volto ed era irragionevole. Una sorta di sconfitta destabilizzava la mia essenza primaria, la serenità. Non ero più privilegiata. A un certo punto anch’io dovevo fare i conti con una realtà che non assomigliava più alle mie favole. Ma non volevo arrendermi, un’energia straordinaria (la fede) mi implorava di continuare a crederci, cominciai a chiedere al Signore di salvare il mio papà ma ben presto mi accorsi che non potevo chiedere la vita eterna, avevo bisogno di risorse per vivere, ero incinta ed era una cosa cosi tenera e magnifica ma il dolore era più forte, avevo fame di gioia, il dolore era soffocante. Cominciai a desiderare consapevolmente di volere due bambine, Volevo proprio Silvia e Alessandra. Il tempo passava ed io mi svegliavo la notte e continuavo a parlare con Gesù e chiedevo due gemelline, non aveva importanza se fossero diverse. Alle seguenti ecografie che avvenivano durante i mesi seguenti, era sempre solo un bambino. Continuo a stupirmi ancora oggi per l’ostinazione con la quale pregavo affinché diventassero due bambine. Come facevo a crederci? Come poteva essere possibile che diventassero due? Pazzesco! Per 6 mesi malgrado sapessi che fosse un solo bimbo, continuavo a pregare con fervore. Solo al sesto mese di gestazione scoprii che erano davvero due. Erano davvero due bambine. Si era avverato il mio desiderio! Questo è un momento in cui credi di impazzire di felicità. Questa è una favola, non posso chiamarla miracolo. Potrei apparire presuntuosa ma questa è la verità ed è una cosa che racconto al mondo per la prima volta.

Annapaola Di Ienno

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked

Acconsento alla conservazione ed al trattamento dei miei dati personali, secondo le regole descritte nella Privacy area di Vortici.it, per inviare questo commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi. Nella nostra privacy Cookie area hai la possibilità di revocare il tuo consenso ai cookies di navigazione in ogni momento. Inoltre, sempre nella privacy cookie area sono illustrati i vari tipi di cookies in dettaglio, oltre alla nostra privacy policy per la sicurezza dei tuoi dati personali ed i tuoi diritti. Acconsenti all'uso dei cookies di navigazione? maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi