Il Gusto Della Scienza La Buona Scienza

Le Neuroscienze della Visione: un mondo tutto da scoprire…

venerdì, Marzo 10, 2017
Le Neuroscienze della Visione: un mondo tutto da scoprire…

Questa nostra sezione, tenterà, di farvi avvicinare e conoscere in maniera appetibile e curiosa il mondo della Scienza, provando a sfatare il mito (falso) che sia solo per gli addetti ai lavori. Non è cosi: questa prima intervista, fatta a Guido Marco Cicchini ricercatore nel campo delle Neuroscienze della Visione, ci introduce non solo nel mondo affascinante della ricerca scientifica ma, più specificatamente, ci aiuta a comprendere come l’organo più complesso, il cervello umano, in realtà sia tutto da scoprire domanda dopo domanda.

1. Che cosa significa essere un ricercatore attualmente?

Il ricercatore oggi giorno è un mix tra topo di biblioteca, insegnante, comunicatore della scienza e procacciatore di finanziamenti. L’immagine classica che si ha dall’esterno spesso è quella di super-esperti in un settore ma questo è solo parte di un profilo più complesso. E’ vero che ci sono parti prettamente scientifiche(quali la formazione delle nuove leve oppure l’aggiornamento scientifico) ma ci sono anche forti componenti gestionali e relazionali, fondamentali per tenere aperta la bottega.
Paradossalmente quanto più si va in avanti con la carriera questo secondo tipo di attività occupa sempre più spazio.

2. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada?

La curiosità. Credo di essere un tipo abbastanza curioso, di esserlo sempre stato e questo mestiere mi dà la possibilità di esprimere la mia curiosità. Con il tempo poi ho imparato che più che la curiosità è importante il rigore e la voglia di capire in maniera esaustiva come funzionano le cose. Anche se talvolta ci si occupa di cose così complesse che non è facile affatto capire come funzionano le cose!

3. Di cosa ti stai occupando?

Lavoro nel ramo delle Neuroscienze della Visione. Fin troppo spesso si pensa che per vedere bene è sufficiente un occhio sano ed il ruolo svolto dal cervello sia marginale. In realtà senza il cervello le informazioni captate dagli occhi sarebbero tanti pixel separati, privi di alcun significato. E’ il cervello che permette di riconoscere le persone, le lettere, di vedere gli oggetti in movimento, stimare la grandezza degli oggetti oppure il loro colore.
E’ una disciplina molto complicata di cui si conosce ancora molto poco ed in laboratorio cerchiamo di scoprire i principi base per capire le differenze inter individuali e perché alcune persone fanno fatica con un certo tipo di stimoli, come per esempio nella dislessia.

4. La Buona Scienza è il titolo di una categoria della rivista.
Esiste veramente una Buona Scienza per un ricercatore o si tratta solo di Scienza? Aiutaci a capire…

Bella domanda! Onestamente ho un’esperienza di prima mano solo nel mio settore e mi ritengo abbastanza acerbo.
Tuttavia mi sento di poter dire che ci sono due aspetti altrettanto importanti per fare della buona scienza.

Il primo è un versante metodologico. Purtroppo persino al giorno d’oggi alcuni lavori non sono robusti dal punto di vista metodologico. Talvolta sono i dati raccolti a non essere sufficienti, talvolta sono le varie condizioni sperimentali che non sono progettate a puntino, talvolta sono i test statistici a non essere appropriati, talvolta i preconcetti da parte degli scienziati fanno in modo che vengano calcati alcune implicazioni delle ricerche piuttosto che altre. Per non parlare di casi in cui sono stati pubblicati dei dati pesantemente manipolati come nell’articolo di Wakefield sulla relazione tra vaccini e autismo

(https://it.wikipedia.org/wiki/Autismo#La_frode_scientifica_della_falsa_ipotesi_vaccinale).
Purtroppo è così: alcuni scienziati cercano la scoperta clamorosa, oppure cercano di difendere e rafforzare la loro reputazione, oppure hanno il dente avvelenato con i colleghi. E questi, ovviamente, sono tutti modi di fare cattiva scienza. Il secondo versante, poi, è quello dei contenuti, sempre secondo me. Nei settori come il mio, al confine tra neurobiologia e psicologia, è facile soffermarsi su concetti e teorie magari derivati da altre concettualizzazioni teoriche. Purtroppo spesso c’è il rischio di porsi delle domande che sono fini a se stesse che non riescono neanche a suscitare l’attenzione dei propri colleghi! Il problema è che è facile ideare un esperimento che sia formalmente corretto, che magari cerca di verificare un’asserzione fatta dai propri colleghi in passato. Però non è altrettanto facile capire cosa sia interessante! Purtroppo quando si inizia una ricerca è difficile prevedere se avrà esiti rilevanti, e, peraltro, la storia della scienza è piena di scoperte che all’inizio sembrano astruse ma con il passare degli anni, si rivelate fondamentali. Tuttavia oggi come oggi, esiste una spinta molto forte a pubblicare
e far numero, per cui talvolta ci si accontenta anche di domande scientificamente poco interessanti.

5. Una curiosità: se la scienza la si potesse associare a un gusto, quale sarebbe?

Variegato all’amarena. Molto è fior di latte, dolcino, ma scontato. Ogni tanto arriva il sapore intenso dell’amarena.

Immagine:

Rivelata un’associazione tra un particolare tipo di dislessia causata dall’alterazione di un gene e un disturbo specifico della visione.

Fonte: Abstract
VISIVAMENTE Associazione per le Neuroscienze Visive

Sito: http://www.visivamente.org/abstract.htm

Annapaola Di Ienno

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