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Le famiglie italiane e il decreto sull’emergenza che ci avvicina all’Europa

giovedì, Marzo 19, 2020
Le famiglie italiane e il decreto sull’emergenza che ci avvicina all’Europa

In queste ore nelle quali tutti noi speriamo di uscire finalmente dal dramma che il Coronavirus sta facendoci vivere, una grande attenzione si è concentrata sul decreto legge con cui il Governo italiano ha voluto affrontare le conseguenze economiche della pandemia in atto nel nostro Paese. Il provvedimento uscito in questi giorni prevede una serie di misure per la sanità, il lavoro e diversi altri ambiti. Non è nostra intenzione presentare questo decreto nella sua globalità, anche perchè in questi giorni i giornali stanno fornendo già contributi in questo senso, tra i quali ci permettiamo di suggerire quello del Sole 24 Ore, davvero molto esaustivo, sintetico e chiaro. Quello che, in questa sede, ci preme fare è intervenire per spiegare alcuni punti di questa norma, che tra l’altro è già operativa, ma andrà all’esame del Parlamento e potrà quindi essere modificata perchè, come tutti i decreti – legge, dovrà essere convertita in legge, cioè approvata definitivamente. In particolare un punto colpisce la nostra attenzione: le misure che riguardano la famiglia e, in particolare, il tema dei congedi parentali e del contributo per le baby sitter. Da anni su questi argomenti si registrano le sollecitazioni rivolte alla politica da varie associazioni di cittadini e famiglie, che chiedono più attenzione alle famiglie stesse e propongono una modifica graduale, ma sostanziale sia del sistema fiscale italiano, sia proprio delle regole sui servizi alla famiglia. Per questo probabilmente non manca chi spera che non solo le misure introdotte ora come temporanee possano diventare definitive, ma che questo sia un primo passo di quella riforma del fisco e delle politiche sociali e familiari in Italia che porti il nostro Paese ad affrontare il problema del calo continuo delle nascite.

Vortici.it ha insomma deciso di viaggiare insieme a voi tra lo scenario che è attualmente valido in Italia e le norme europee per capire quali opportunità quest’ultimo ci offre e se le novità introdotte per decreto possono o no portarci a fare un passo avanti, magari usufruendo proprio della possibilità di allinearsi alle norme valide in tutta l’Unione Europea.

Per questo bisogna partire dalla situazione italiana delineata dalle varie leggi, mettendo per ora da parte l’ultimo decreto: ci soffermeremo, in particolare, sui congedi per i papà e su quelli per le mamme, sottolineando che la nostra è una sintesi e che “dissemineremo” lungo quest’articolo alcuni link grazie ai quali potrete approfondire i singoli aspetti che più vi interessano. Il congedo di maternità è conosciuto anche come astensione obbligatoria per maternità, oppure come aspettativa per maternità. Quindi non fate confusione perché si tratta sempre della stessa cosa. Si tratta di un diritto al quale nessuna lavoratrice può rinunciare. Durante la maternità la lavoratrice percepisce un’indennità economica direttamente dall’INPS in sostituzione della retribuzione. Inoltre, è bene specificare che per le lavoratrici dipendenti l’assegno di maternità può essere integrato anche dal datore di lavoro, secondo i parametri previsti dalla contrattazione collettiva. Oltre a questo va detto che la maternità è riconosciuta anche alle lavoratrici autonome e dura in tutto cinque mesi che si possono vivere in modalità diverse a seconda della scelta delle varie esigenze.

Il congedo destinato ai papà funziona diversamente ed è diviso sostanzialmente in due parti: congedo obbligatorio e facoltativo. Il congedo obbligatorio, che il padre può utilizzare entro il quinto mese di vita del bambino (o dall’ingresso in famiglia/Italia in caso di adozioni o affidamenti nazionali/internazionali). Questo tipo di congedo è riconosciuto ai padri lavoratori dipendenti e dura cinque giorni se  parto, adozione o affidamento sono avvenuti nel 2019, mentre è esteso a sette giorni se l’evento si verifica nel 2020, cioè nell’anno in corso. Il congedo facoltativo è invece legato alla scelta della madre: il padre lo può richiedere se la mamma rinuncia ad un giorno del suo congedo. Questo non vieta ai due genitori di essere in congedo negli stessi giorni, ma significa che, se la madre non va in congedo per tutti i giorni nei quali lo potrebbe fare, il numero di giorni di congedo che lei non ha utilizzato può essere invece utilizzato dal padre. Anche in questo caso la misura riguarda solo i lavoratori dipendenti che, sia durante il congedo obbligatorio sia durante quello facoltativo, ricevono dall’Inps la stessa cifra che normalmente viene data loro dal datore di lavoro. Solo in alcuni casi il congedo di paternità può essere dato anche ai lavoratori autonomi, che devono appartenere a determinate categorie professionali ed essere vedovi o avere l’affido esclusivo dei figli ed essere in regola con i contributi.

Sul versante baby sitter e asili nido la legge prevede la possibilità di usufruire di un contributo statale che varia in base al reddito Isee (cioè quello di tutta la famiglia diviso per una cifra che varia a seconda di quante persone ne fanno parte): fino allo scorso anno la legge prevedeva che si potessero ricevere fino a mille euro in un anno, mentre alla fine del 2019 si è deciso di salire fino a tremila euro.

Cosa cambia ora con questo nuovo decreto legge? Dal punto di vista dei congedi ci saranno fino alla fine dell’emergenza Covid 19 quelli aggiuntivi fino a un massimo di 15 giorni fruibili entro il 2020. Ne potranno usufruire i genitori che hanno figli sotto i 12 anni e che sono costretti a casa dalla chiusura delle scuole. I congedi riguardano il periodo iniziato il 5 marzo. Li potranno richiedere solo i genitori che sono lavoratori dipendenti, pubblici o privati. Saranno da utilizzare tra mamma e papà ma, non in contemporanea e, quindi, si dovrà decidere quale dei due genitori ne farà richiesta (sempre per un massimo di 15 giorni nel complesso). Chi li utilizza riceverà comunque il 50% della retribuzione. Potranno essere richiesti anche per figli con più di 12 anni se questi ultimi sono disabili. Sarà poi riconosciuto un altro congedo speciale ai dipendenti con figli tra 12 e 16 anni: in questo caso, però, non sarà retribuito, ma darà diritto a mantenere il posto di lavoro. Per quanto riguarda invece le baby sitter le novità riguardano anche i lavoratori autonomi: si potrà infatti richiedere, se si hanno figli fino a 12 anni, un bonus da seicento euro che diventeranno mille se uno dei genitori è medico, infermiere, tecnico sanitario o ricercatore o fa parte delle forze di polizia. Attenzione però: i dipendenti, pubblici o privati, che scelgono di chiedere questo contributo non potranno usufruire dei congedi aggiuntivi.

Ma il nostro viaggio alla scoperta di cosa si sta muovendo sui diritti dei genitori lavoratori con i figli è ora giunto alla sua terza tappa: l’Europa. Forse non tutti sanno che, nell’aprile del 2019, sono state approvate dall’Unione Europea le “nuove misure per facilitare la conciliazione tra lavoro e vita di famiglia”. Gli Stati membri, ovviamente Italia inclusa, hanno tempo altri due anni per allinearsi alle disposizioni contenute in questo testo e, se non lo faranno, rischieranno le note procedure d’infrazione. Le novità introdotte nel nostro Continente riguardano soprattutto il tema dei congedi: su quelli di paternità si è deciso che dovranno arrivare a dieci giorni lavorativi, contro i sette normalmente previsti in Italia. Il nostro Paese, però con l’ultimo decreto, porta di fatto fino a 22 il numero di giorni di congedo di paternità che è possibile richiedere per il 2020, doppiando così ampiamente il nuovo limite europeo, anche se purtroppo a causa di una drammatica emergenza. Vedremo se, finito questo periodo, ci si muoverà o meno nella direzione indicata a livello comunitario. Ma le novità europee riguardano anche i congedi parentali, che devono essere di almeno quattro mesi e riguardo alle quali non si fa distinzione tra mamma e papà: “Questo congedo sarà un diritto individuale, in modo da creare le condizioni adeguate per una distribuzione più equilibrata delle responsabilità” si legge nel comunicato stampa diffuso dal Parlamento Europeo. L’Italia, con i suoi cinque mesi riconosciuti alle madri anche se lavoratrici autonome, è già in linea sul versante femminile, ma non per quanto riguarda gli uomini.

Per quanto riguarda poi i servizi alle famiglie come baby sitter, asili nido e scuole materne un rapporto datato 2018 della Commissione Europea si esprimeva così: “La difficoltà di coniugare la vita professionale e la crescita dei bambini rappresenta la causa principale della scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro, con 370 miliardi di euro all’anno di perdite per l’Europa. Pertanto, fornire servizi di assistenza all’infanzia di alta qualità e a prezzi accessibili è ancora oggi di cruciale importanza”. Su questo punto non mancano i buoni esempi da seguire in vari Paesi europei, tra la Germania della parziale o totale gratuità delle spese per asili nido, scuole materne o strutture private per i bambini di età inferiore ai 6 anni, la Danimarca degli enti locali che contribuiscono dal 70% al 100% del costo dell’asilo nido, e i Paesi che puntano su aiuti più generali, come la Francia, con i suoi fino a 257 € al mese a genitori con più di 3 figli, a seconda del reddito, il suo bonus per la nascita di 945 € e, soprattutto, il quoziente familiare, un sistema basato sul principio “più figli hai, meno paghi”. Insomma: in Europa gli esempi positivi non mancano e si potrebbe cominciare da lì per cercare di adottare misure da adattare al nostro contesto, come da anni chiedono le associazioni delle famiglie italiane.

Col decreto legato all’emergenza un passo è stato fatto, anche se molto divario rimane tra l’Italia e i vari Paesi europei che hanno deciso di combattere il calo demografico. Vedremo come si svilupperà il dibattito in futuro e quali saranno le soluzioni alle quali si riuscirà a giungere, quando si tratterà di rilanciare un Paese in cui da sempre, anche in campo economico, la famiglia gioca un ruolo di primaria importanza.

Massimiliano Spiriticchio

1 Comment on Le famiglie italiane e il decreto sull’emergenza che ci avvicina all’Europa

giovanna said : Guest Report 2 weeks ago

Bello!

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