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Le comunità energetiche: cresce lo scambio tra pari per l’ambiente

giovedì, Novembre 18, 2021
Le comunità energetiche: cresce lo scambio tra pari per l’ambiente

Metti un insieme di persone che condividono energia rinnovabile e pulita, in uno scambio tra pari. Sembra un’idea semplice, ma in realtà se il principio ispiratore forse lo è, non altrettanto può dirsi delle modalità tecniche attraverso cui metterlo in pratica. Stiamo parlando delle comunità energetiche, che in pratica riuniscono gruppi di individui e famiglie che condividono proprio la risorsa energetica. A rendere possibile tutto questo sono le moderne reti elettriche ed il web: il loro felice connubio infatti permette, attraverso la digitalizzazione, di realizzare una connessione a nodi, grazie alla quale è possibile passare da una gestione centralizzata, con il gestore che fornisce energia elettrica alle case, ad una rete decentralizzata, in cui ci sono connessioni da una singolo all’altro (in inglese “one to one”) o da un gruppo di persone ad un altro (“many to many”). Oltre a questo grazie a degli algoritmi, cioè ad una serie di istruzioni che le infrastrutture tecnologiche recepiscono ed eseguono per svolgere determinate funzioni, l’intelligenza artificiale dei sistemi che supportano le comunità energetiche permettono a ciascun singolo cittadino di partecipare attivamente. La conseguenza è che chi ha un impianto fotovoltaico con accumulo può condividere con altri consumatori la sua energia in eccesso, facendo in modo che se ne consumi meno e ci sia un risparmio in bolletta.

Esistono anche precise norme sia europee che italiane che regolamentano queste comunità. Si scopre così che, se l’Unione Europea prevede sostegno finanziario alla produzione e all’autoconsumo di energia elettrica da fonti rinnovabili, parlando di economia circolare, che promuova l’innovazione tecnologica e porti al contempo benefici ambientali, sociali, sanitari ed economici e di di diritti per gli autoconsumatori che agiscono aderendo alle comunità energetiche, in Italia è il Decreto Milleproroghe a sottolineare che l’accesso a queste comunità è aperto a tutti, che gli impianti grazie ai quali si condivide l’energia non devono superare la potenza complessiva di 200kW, che la condivisione deve avvenire mediante la rete distributiva esistente anche grazie ad impianti di accumulo e che la stessa deve essere regolamentata con contratti di diritto privato.

Il sempre maggiore interesse destato dalle comunità energetiche è dimostrato anche dalle iniziative che diversi Comuni ed enti pubblici italiani stanno portando avanti. Solo per citare le notizie più recenti possiamo dire che nel Lazio la Regione e l’Università La Sapienza di Roma stanno lavorando in sinergia con sindaci ed amministratori locali per lo sviluppo di comunità energetiche comunali. Potremmo anche aggiungere che in Basilicata Legambiente e Federconsumatori hanno lanciato “una campagna di informazione e promozione delle comunità energetiche rinnovabili su tutto il territorio regionale, mettendo in campo azioni di sensibilizzazione e coinvolgimento insieme ad enti locali, istituzioni, soggetti del terzo settore, organizzazioni di categoria, imprese e cittadini con l’obiettivo di incentivare la realizzazione di comunità energetiche in tutti i comuni lucani”. Inoltre potremmo sottolineare che anche in Abruzzo, a Pescara, di comunità energetiche si sta parlando in Consiglio comunale con un progetto per la loro realizzazione.

“La civiltà richiede energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà! L’individuazione di un adeguato mix energetico è fondamentale per combattere l’inquinamento, sradicare la povertà e promuovere l’equità sociale”, ha detto Papa Francesco partecipando ad un’iniziativa organizzata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale e dall’Università statunitense di Notre Dame alla presenza di molti dirigenti delle multinazionali dell’energia. Le comunità energetiche, su cui tra l’altro è arrivato dalle Settimane Sociali dei Cattolici italiani un impegno preciso sul coinvolgimento di 25.000 parrocchie, sembrano proprio una realizzazione del suo forte invito.

 

Massimiliano Spiriticchio

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