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L’altra vita nel deserto del Sahara…

lunedì, Marzo 2, 2020
L’altra vita nel deserto del Sahara…

Questa settimana, Vortici.it vi vuole far assaporare il gusto di una scoperta nello stesso tempo curiosa e inaspettata: luogo il deserto del Sahara. Sì certo proprio il deserto, un luogo dal paesaggio tutt’altro che arido 10.000 anni fa.

 

La tilapia

Secondo ricerche recenti sono esistiti davvero, i pescatori del deserto del Sahara e nei loro piatti non mancavano mai il pesce gatto e la tilapia (vedi immagine). A svelare questo menù dell’antichità sono stati i resti animali rinvenuti nel riparo del Takarkori (immagine di copertina), situato nel Sahara centrale libico. Questi ultimi sono stati analizzati grazie ad uno studio coordinato dall’Università la Sapienza di Roma, condotto in collaborazione con l’Università di Milano e l’Istituto Reale delle Scienze Naturali del Belgio. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Plos One.

Entriamo nel merito partendo dai dati: sono più di 17.500 i resti animali riemersi dal riparo del Takarkori e identificati come scarti alimentari, grazie ai segni di taglio e di cottura che presentavano.
Solo il 19% di questi è costituito da mammiferi, uccelli rettili e molluschi (gli anfibi sono l’1% del totale). Il restante 80% (la percentuale più importante) è riconducibile alla fauna ittica.
La datazione dei resti ha poi attestato la graduale riduzione della fauna ittica a favore dei mammiferi. Quest’ultimo dato consente di datare tra l’altro la progressiva affermazione della pastorizia nel Sahara, durante la quale la risorsa ittica perde gradualmente la propria importanza fino a scomparire, intorno a 5.000 anni fa.

Inizialmente il pesce più consumato dai pescatori del Sahara era la tilapia, mentre in seguito è diventato predominante il pesce gatto. Il suo particolare sistema respiratorio, infatti, è stato in grado, probabilmente, di sopravvivere nelle acque poco ossigenate e a basso fondale che si erano venute a formare con il progressivo inaridimento della regione.

La presenza di specie tipiche dell’Africa orientale ha permesso di ricostruire la progressiva migrazione di pesci dal Nilo al centro del Sahara, avvenuta quando l’ambiente era più umido e offriva delle vie d’acqua tra loro connesse”, spiega l’archeologo della Sapienza Savino di Lernia. “Questo rende possibile ricostruire l’antico reticolo idrografico della regione Sahariana e la sua interconnessione con il Nilo, fornendo informazioni cruciali sui drammatici cambiamenti climatici che hanno portato alla formazione del più grande deserto caldo del mondo”.

Tra i 10.000 e i 5.000 anni fa il Sahara non era un deserto come oggi, ma una regione caratterizzata da un paesaggio variegato, che alternava dune sabbiose costellate di piccoli laghi, a fiumi che scorrevano dalle montagne verso ampie pianure coperte da savana”, aggiunge Andrea Zerboni, geo archeologo dell’Università Statale di Milano. “Basti pensare che vicino alla grotta di Takarkori scorreva un fiume lungo quasi 200 chilometri e largo diverse decine di metri, come un piccolo pezzo di Nilo”, afferma l’esperto. “Andava da sud verso nord, dall’attuale Libia verso la Tunisia, per poi disperdersi in un grande delta interno che non arrivava al mare”. Per alimentare un tale sistema idrico “ci dovevano essere parecchie decine di millimetri di pioggia all’anno, proprio come oggi vediamo centinaia di chilometri più a sud nella fascia del Sahel occupata dalla savana”.

Questa notizia ci conferma nuovamente come le diverse regioni del nostro Pianeta, abbiano subìto e subiranno sempre, nel corso del tempo, dei cambiamenti morfologici e conseguentemente di vita ma è altrettanto vero che non si dovrebbe mai stravolgere per mano umana(cosa che purtroppo, puntualmente avviene), l’equilibrio di un intero ecosistema che da miliardi di anni caratterizza la nostra evoluzione, nel senso più ampio del termine.

Immagine di copertina: – Il riparo del Takarkori, nel Sahara centrale libico (ANSA)

Altre immagini: – La tilapia (ANSA)

Annapaola Di Ienno

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