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La storia di Silvia Romano e quei giornalisti che non si stancano di raccontare…

giovedì, Febbraio 20, 2020
La storia di Silvia Romano e quei giornalisti che non si stancano di raccontare…

Esiste un’esigenza quasi fisiologica che molti attribuiscono all’essenza stessa del giornalista: quella di cercare sempre, costantemente, di trattare argomenti e storie che altri non trattano e che si ritiene meritevoli di approfondimento. Esiste poi una particolare categoria di giornalisti, quella degli inviati che operano in contesti, per i quali non è facilissimo avere accesso alle informazioni, soprattutto se queste ultime riguardano temi davvero delicati, perchè si trovano in Paesi in cui le restrizioni alle libertà civili sono pesanti o ci sono in atto guerre e guerriglie. Non sono molti i colleghi che riescono ad operare e muoversi in questi contesti, correndo anche rischi sul piano personale. Eppure ne esistono alcuni che non si stancano di raccontare storie su cui ritengono che non debba calare il silenzio e cercano loro stessi di avere informazioni per cercare di fare in modo che chi può farlo intervenga. Uno di questi giornalisti si chiama Massimo Alberizzi, corrispondente dall’Africa per il Corriere della Sera per oltre 25 anni, che da diverso tempo sta cercando di avere il maggior numero possibile di informazioni sulla vicenda che vede protagonista Silvia Romano, la volontaria  dell’organizzazione Africa Milele Onlus sequestrata in Kenya il 20 novembre 2018. Alberizzi, per raccontare la sua storia, sta facendo un lavoro intenso, fatto di contatti e rapporti con persone che potrebbero sapere qualcosa, sta seguendo il processo che in Kenya si sta svolgendo sulla vicenda. Il nostro collega sta raccontando, con la sua redazione e attraverso le pagine online di Africa ExPress anche altre vicende, come quella di padre Pier Luigi Maccalli, parroco di Bomoanga, sequestrato nel settembre 2018 a pochi chilometri dal confine tra il Niger e il Burkina Faso, e quella di Luca Tacchetto, un volontario che stava lavorando alla costruzione di un villaggio in Togo e che è stato rapito nel dicembre 2018 in Burkina Faso. In tutti questi casi non sono pochi coloro che ritengono che ci siano anche misteri da chiarire.

Noi di Vortici.it, convinti che quando qualcuno dà voce a chi non ce l’ha , il fatto che ciò accada sia di per sè una buona notizia, e disponibili, come la nostra professionalità impone, a dare tutti gli aggiornamenti ed i chiarimenti che eventualmente ci venissero richiesti o si rendessero necessari, abbiamo deciso di rivolgere alcune domande a Massimo Alberizzi. Le sue risposte, sintetiche, sono arrivate durante i vari impegni che Massimo segue, anche perchè impegnato nel rappresentare i giornalisti in vari organi che si occupano delle questioni inerenti la nostra categoria. Le sue parole sono a tratti accorate e si spiegano bene anche alla luce di quanto ha scritto al Presidente del Consiglio in questa lettera aperta

Cosa pensi del fatto che i media italiani non parlano molto del caso di Silvia Romano?
Obbediscono agli ordini della Farnesina che non è retta da ministro e vice, ma dalla burocrazia dei diplomatici.

Qual’è la situazione che si registra al momento e che ruolo sta recitando la stampa africana?
La stampa africana è assente. Le uniche notizie e le uniche indagini le ho fatte io.

Esiste a tuo avviso un legame tra questa vicenda e quelle egiziane di Giulio Regeni e Patrick Zaki? Se sì, quale?
In questi casi intervengono gli interessi economici e ai casi singoli non si dà importanza.

Andando in Africa hai mai avuto la sensazione di essere vicino a ritrovare Silvia?
Più che vicino, sulle tracce di Silvia, sì. Ho dovuto evitare trabocchetti, depistaggi false informazioni. Ma l’obbiettivo è individuato: una gang criminale che l’ha tenuta in Kenya.

Ci sono altri casi dei quali secondo te si parla troppo poco?
Sì. Quelli di Padre Pierluigi Maccalli e di Luca Tacchetto, in Africa occidentale.

Cosa pensi possano fare i singoli cittadini in vicende come questa?
Ogni singolo episodio è diverso dall’altro. È difficile dare delle indicazioni che valgano per tutti. Comunque bisogna sempre stare molto attenti e cercare sempre di lasciare le proprie tracce. Cosa che però nel caso di Silvia Romano non è stato sufficiente.

Massimiliano Spiriticchio

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