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La storia del Milite Ignoto e la sua profonda attualità

giovedì, Novembre 4, 2021
La storia del Milite Ignoto e la sua profonda attualità

Ci sono storie da conoscere che non sono soltanto miti persi nel passato, ma pezzi di una memoria comune che ci identifica dotati di straordinaria attualità. Una di queste è senza dubbio la storia del Milite Ignoto, che ancora oggi emoziona ed incanta perché è universale. Non lo è soltanto perché non solo l’Italia ha il suo, ma possono dire di averlo tante Nazioni, come la Francia, la Germania o la Russia, solo per citare alcuni esempi. Lo è anche perché, come ha detto il Generale Vero Fazio parlando ai giovani delle scuole superiori di Pescara per raccontarne la storia, quel soldato sconosciuto la cui salma riposa presso il sacello all’Altare della Patria di Roma potrebbe essere di qualunque zona d’Italia, di qualunque estrazione sociale e livello di istruzione. Molti di noi forse non sanno che il nostro Milite Ignoto fu scelto tra 11 soldati uccisi nella Prima Guerra Mondiale e di cui non si conosce l’identità, ma soprattutto che a scegliere quale salma sarebbe stata tumulata all’Altare della Patria fu chiamata una donna che in quella guerra aveva perso il figlio e che veniva da una terra irredenta, cioè da una zona al confine tra la nostra Nazione e l’attuale Slovenia e che era contesa con l’Impero Austroungarico prima e la Jugoslavia poi. A pensarci bene il messaggio ha una sua profonda attualità perché quella madre veniva da una terra che non sempre aveva formalmente fatto parte dell’Italia, ma in cui in molti si sentivano italiani. Per questo vedere, tra i ragazzi che ascoltavano il generale Fazio tre giorni fa a Pescara alcuni originari di altri Paesi, è stato particolarmente suggestivo.

“L’idea di onorare una salma sconosciuta risale in Italia al 1920 e fu propugnata dal Generale Giulio Dotate” si legge sul sito del Ministero della Difesa che scrive la storia raccontata dal Generale Fazio. “Il relativo disegno di legge fu presentato alla Camera italiana nel 1921. Approvata la legge, il Ministero della Guerra diede incarico ad una commissione che esplorò attentamente tutti i luoghi nei quali si era combattuto, dal Carso agli Altipiani, dalle foci del Piave al Montello; e l’opera fu condotta in modo che fra i resti raccolti ve ne potessero anche essere di reparti di sbarco della Marina. Fu scelta una salma per ognuna delle seguenti zone: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare. Le undici salme, una sola delle quali sarebbe stata tumulata a Roma al Vittoriano, ebbero ricovero, in un primo tempo, a Gorizia, da dove furono poi trasportate nella Basilica di Aquileia il 28 ottobre 1921. Qui si procedette alla scelta della salma destinata a rappresentare il sacrificio di seicentomila italiani. La scelta fu fatta da una popolana, Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo, il cui figlio Antonio si era arruolato nelle file italiane sotto falso nome essendo suddito austro-ungarico, caduto in combattimento nel 1916. La salma dell’Ufficiale fu recuperata al termine del combattimento e tumulata. Il S.Ten. Antonio Bergamas fu ufficialmente dichiarato disperso quando un violento tiro di artiglieria sconvolse l’area ove era stato sepolto e, conseguentemente, non potendosi più riconoscere la sepoltura, l’Ufficiale fu giuridicamente dichiarato disperso”. Particolarmente toccante fu la scena della scelta operata da questa madre: accompagnata da due ufficiali entrambi abruzzesi, la donna entrò nella basilica di Aquileia e si accostò alle bare disposte davanti all’altare. Poi, troppo emozionata per poter parlare, malgrado, come avrebbe raccontato sua figlia diversi anni dopo, avesse pensato di fermarsi davanti all’ottava o alla nona bara perché erano i numeri che lei associava alla nascita e alla morte di Antonio, si fermò davanti alla decima con l’intenzione di fare in modo che sicuramente si trattasse di un soldato dall’identità sconosciuta. La sua fu dunque una scelta voluta, pensata e condivisa in un clima di grande unione tra tutti quelli che avevano sofferto per la guerra e le sue drammatiche conseguenze, ma avevano capito che quanto accaduto non sarebbe mai stato dimenticato.

Dopo la cerimonia di Aquileia, il viaggio della salma del Milite Ignoto verso la Capitale fu un vero e proprio romanzo popolare, una dimostrazione evidente di vera e profonda unità nazionale. I video dell’epoca dimostrano tutto questo.

Particolarmente suggestivo è quello realizzato dall’Istituto Luce:

Oggi, cent’anni dopo, questa storia ancora parla e suscita emozioni: non è solo il ricordo di un fatto storico. È un attualissimo invito a sapere che di militi ignoti in giro per il mondo ce ne sono ancora tanti, troppi, ma anche che il coraggio di una donna, che seppe condividere il suo dolore, può davvero unire, in Italia come altrove, e farci ancora sperare in un mondo in cui la guerra sia davvero soltanto un brutto ricordo, terminato il quale ci rialziamo più forti di prima.

 

Massimiliano Spiriticchio

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