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La scuola online? Non sostituisce i banchi veri, ma ha le sue peculiarità…

giovedì, Marzo 26, 2020
La scuola online? Non sostituisce i banchi veri, ma ha le sue peculiarità…

Diciamolo subito: in pochi saranno disposti a scommettere sul fatto che sostituirà i veri banchi di scuola, le vere cattedre e le vere aule, che d’altra parte continueranno ad avere il loro insostituibile ruolo non appena si potrà tornare ad usarli.Anzi: se c’è un dato su cui è concorde, per quanto se ne sappia, la stragrande maggioranza dei pedagogisti e degli psicologi è proprio che la relazione diretta, il contatto fisico e la condivisione degli spazi sono per i ragazzi assolutamente fondamentali, anche nell’ottica di un buon apprendimento. Detto questo, però, è altrettanto vero che Internet ha portato novità importanti anche nel mondo della scuola, nonostante ritardi e problematiche che non mancano di venir fuori.

Accade così che, in questi giorni nei quali studenti e docenti sono a casa, si sta verificando una decisa accelerazione sulla didattica a distanza e proprio il web sta dando una mano a ragazzi e professori alle prese con le difficoltà legate all’impossibilità di essere fisicamente insieme. Ma quali sono le reali differenze tra la didattica online e quella in classe? È davvero possibile fare lezione con la stessa ricchezza di contenuti e la stessa possibilità di interazione che esiste, almeno sulla carta, quando si è fisicamente a scuola? E come funzione per verifiche e interrogazioni? Queste ed altre domande circolano tra studenti, docenti e famiglie che si confrontano con il mondo della didattica online.

Per rispondere bisogna partire da un concetto: il web non è apparso magicamente ora nella vita scolastica dei giovani italiani. Da ormai diversi anni, nei nostri istituti scolastici, sono di uso comune piattaforme elettroniche che consentono, ad esempio, di tenere il registro di classe. I genitori vengono così informati delle assenze dei figli, anche perchè, se questi sono minorenni, non c’è bisogno dell’autorizzazione venga fornita dai ragazzi stessi per poter dare un’informazione a mamma e papà. I voti dei compiti in classe, quelli delle interrogazioni e le medie riportate dagli alunni nelle varie discipline sono tutti registrati e consultabili, così come accade per il Piano dell’Offerta Formativa (cioè il documento che spiega cosa quella singola scuola offre in termini di formazione ai propri iscritti) e una serie di altri atti che vengono resi pubblici. Anche le stesse lavagne presenti in aula sono digitali e, quindi, offrono la possibilità di sfruttare, se lo si vuole, tutte le risorse che Internet mette a disposizione. Detto questo, però, è chiaro che quando il web prende il sopravvento lo scenario cambia: in quel caso infatti per vedersi bisogna organizzare delle video – lezioni e per dare agli studenti la possibilità di approfondire occorre anche essere pronti a sfruttare database online, link audio e video ed altro materiale o reperibile in rete o preparato appositamente per l’occasione dal docente. La didattica a distanza ha poi una sua peculiarità che sta proprio nel mezzo usato: “Fare una lezione online di un’ora è impensabile. Già oggi, a volte, ci lamentiamo quando un film al cinema dura due ore” ha detto in una recente intervista Carlo Cappa, professore ordinario di storia della pedagogia e studioso di pedagogia comparata all’Università Tor Vergata di Roma. L’esperto spiega che, dopo venti minuti di lezione frontale online, l’attenzione scende in maniera importante, come del resto accade quando ascoltiamo un discorso molto lungo. Il riferimento del sociologo è a quelle lezioni che il prof registra e che, quindi, non prevedono un’interazione con gli studenti. Ma sul web si registra la presenza di numerose piattaforma che, ognuna con le sue specificità, mettono al centro la relazione e l’approfondimento per l’acquisizione delle competenze. Quest’ultimo concetto, cioè quello di competenze, è al centro da tanti anni di riflessioni e contributi orientati a spiegare che certamente è importante dare ai ragazzi le conoscenze teoriche, ma lo è altrettanto dar loro una serie di strumenti grazie ai quali siano in grado di affrontar le varie problematiche che, in ambito lavorativo e non, si troveranno a dover affrontare. In altre parole, la maggioranza dei pedagogisti ed esperti della scuola è oggi convinta che sia necessario saper utilizzare le informazioni o conoscenze apprese con insegnamento e studio.

Proprio in questo senso, basta guardare alla semplice organizzazione dei principali software utilizzati per la didattica a distanza, per capire che essi rispondono proprio a questa necessità: da Google Classroom a WeSchool passando per ClasseViva ed una serie di altri supporti tutti rigorosamente presenti sul web e, in molti casi, focalizzati sui singoli aspetti della didattica o su singole discipline prevedono strumenti come quiz, chat e video – conferenze grazie ai quali l’interattività è posta come uno degli elementi caratteristici. Anche il libri sono spesso interattivi, con tanto di edizioni cartacee che riportano codici QR da inserire sui siti web delle case editrici per poter accedere ad una serie di contenuti presenti solo nella versione digitale. La scuola, dunque, pur con le tante difficoltà legate al fatto che spesso ci si sta trovando ad affrontare lezioni sul web mai fatte prima o al fatto di avere sistemi che consentono connessioni video limitate e vanno in sofferenza quando si è in molti a partecipare, sta comunque reagendo e sta approfittando dell’occasione per sperimentare qualcosa che probabilmente resterà nel futuro, magari per sostituire con approfondimenti che è possibile seguire da casa i corsi pomeridiani per il recupero delle materie in cui si va male o per aver la possibilità di interagire con il docente anche al di fuori delle ore scolastiche o ancora per svolgere lavori nuovi ed “interattivi” su tutte le materie, come pure per dare un supporto concreto a studenti alle prese con disabilità o disturbi dell’apprendimento e che potrebbero trovare grande aiuto nell’utilizzo di questi strumenti, come in molti casi già accade. La stessa pagina che il Ministero dell’Istruzione ha deciso di dedicare proprio alla formazione a distanza è una notizia che racconta, come si legge in essa la volontà di creare “un ambiente di lavoro in progress (cioè – traduciamo noi – in costruzione) per supportare le scuole che vogliono attivare forme di didattica a distanza nel periodo di chiusura legato all’emergenza coronavirus”. Sempre di recente è stato deciso lo stanziamento da parte del Governo di 8.200.000 euro proprio per “potenziare la didattica a distanza, in questo momento di emergenza sanitaria, attraverso la figura dell’animatore digitale. Ogni scuola riceverà un contributo di mille euro che potrà essere utilizzato per la formazione dei docenti, anche online, su modalità didattiche innovative”. La scommessa è chiara: avere in ogni istituto scolastico un docente che “potrà promuovere tra i colleghi la conoscenza di nuove metodologie didattiche, sperimentare insieme agli altri insegnanti forme di insegnamento a distanza e coinvolgere l’intera comunità scolastica”. Quanto ciò sia davvero importante lo stanno vedendo in questi giorni le famiglie che, non senza difficoltà ,a con tanta voglia di ripartire, stanno sperimentando la scuola del 2020…

Massimiliano Spiriticchio

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