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La sanità in Italia? È una delle migliori in Europa. Parola della Commissione europea

giovedì, Gennaio 23, 2020
La sanità in Italia? È una delle migliori in Europa. Parola della Commissione europea

Se pensiamo alla nostra sanità, forse ci vengono subito in mente i casi di malfunzionamento del sistema sanitario del nostro Paese. Eppure il Servizio Sanitario Nazionale gode di giudizi davvero lusinghieri e non solo per la bravura di medici e paramedici. Una promozione tutt’altro che scontata per l’Italia è arrivata in questi giorni dalla Commissione Europea: “Nel complesso, il sistema sanitario italiano è efficiente, e garantisce un buon accesso a prestazioni sanitarie di elevata qualità a costi relativamente bassi, sebbene si registrino differenze considerevoli tra le regioni” ha scritto la Commissione nel suo Profilo della Sanità 2019 relativo al nostro Paese ed inserito nello State of Health in UE, ovvero lo Stato di Salute nell’Unione Europea. Il documento fa il punto della situazione su diversi aspetti e, pur rilevando alcune criticità su cui lavorare, fa una serie di sottolineature positive: “Nel 2017, la speranza di vita alla nascita in Italia ha raggiunto gli 83,1 anni, ponendo il Paese al secondo posto nell’Unione europea dopo la Spagna” si fa notare. La Commissione dedica un capitolo del suo documento al tema della cosiddetta “mortalità prevenibile”, cioè ai decessi dovuti a malattie che si possono prevenire. “Dopo una riduzione di oltre il 10 %, osservata tra il 2011 e il 2016, l’Italia registra il secondo tasso più basso di mortalità prevenibile nell’UE, dopo Cipro” osserva la Commissione, che rimarca anche i tassi di mortalità relativamente bassi per cardiopatie ischemiche, ictus e cancro colon-rettale, considerevolmente inferiori rispetto alla media dell’UE. Ma è sul tema della lotta al fumo che si registra uno degli elogi più forti: “Nel 2005 è stato introdotto, a livello nazionale, il divieto di fumare nei luoghi pubblici e nei luoghi di lavoro, e sono stati applicati costanti aumenti dei prezzi delle sigarette. Nel 2013 sono state inoltre introdotte norme più severe sull’accesso al tabacco da parte dei giovani: l’età minima d’acquisto è stata innalzata a 18 anni, sono state fissate multe più elevate per i tabaccai che vendono sigarette ai minori, sono stati installati sistemi automatici di rilevamento dell’età nei distributori automatici di tabacco, il divieto di fumo è stato esteso agli spazi esterni delle scuole, ed è stato introdotto il divieto di vendita di sigarette elettroniche ai minori. Inoltre una nuova legge adottata nel 2016 ha regolamentato la riproduzione di immagini e avvertenze sui pacchetti di sigarette, e ha introdotto il divieto di fumo nelle automobili (in presenza di donne incinte e minori) e negli spazi esterni degli ospedali”.

I Commissari parlano poi di “notevole riduzione del consumo di alcolici registrata negli ultimi decenni” motivandola con “diversi fattori socio-demografici ed economici e, più specificamente, l’urbanizzazione (Allamani et al., 2014). In aggiunta – scrive ancora l’organo di Governo europeo- le politiche di controllo del consumo di alcolici, tra cui le norme sulla guida in stato di ebbrezza, le restrizioni alle vendite durante eventi di massa introdotte negli anni 2000 e l’aumento a 18 anni del limite di età per l’acquisto di alcolici entrato in vigore nel 2012, hanno contribuito a ridurre il consumo di alcolici”.

Il nostro Paese si fa valere in Europa anche su un altro capitolo: la lotta contro i tumori. I tassi di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi per varie forme tumorali sono superiori alla media dell’UE, come affermano i dati relativi alle persone che hanno ricevuto una diagnosi tra il 2010 e il 2014, secondo i quali, se confrontata con gli altri 26 Stati membri dell’Unione, i numeri italiani fanno registrare una maggiore sopravvivenza per i casi di tumore alla prostata (90% contro 87), tumore al colon (64 a 60), tumore al seno (84 a 80) e tumore al polmone (16% contro 15), mentre una situazione simile si registra anche per le altre forme tumorali.

L’organo di Governo Europeo valuta poi il Servizio Sanitario in senso stretto e scrive: “L’Italia vanta un solido sistema di assistenza sanitaria primaria che le consente di fare fronte alle esigenze di una popolazione che invecchia”. La Commissione non manca di elencare i problemi più vistosi del nostro servizio sanitario, come la carenza di medici pronti a sostituire quelli che andranno in pensione nei prossimi dieci anni, il divario tra Nord e Sud ed il tema delle liste di attesa. Proprio su questo punto, però arriva un’altra difficilmente prevedibile nota positiva: “Rispetto ad altri Stati dell’Unione Europea con dati disponibili, l’Italia registra buoni risultati in termini di tempi di attesa per gli interventi di chirurgia elettiva, quali la rimozione della cataratta e la sostituzione dell’anca” scrivono i Commissari che sottolineano come questo problema sia comune a diversi altri Stati europei e descrivono l’azione messa in campo dal Ministero della Salute, che all’inizio del 2019 ha avviato il “nuovo piano nazionale triennale sulle liste di attesa, che obbliga le regioni a fissare tempi massimi di attesa per tutti i servizi sanitari erogati. Il piano prevede la creazione di centri regionali unici di prenotazione, al fine di migliorare la gestione degli appuntamenti, e di rendere queste informazioni accessibili in tempo reale attraverso piattaforme online. In caso di mancata fruibilità del servizio entro i tempi massimi di attesa, i pazienti potranno accedere ai servizi erogati da un altro operatore nelle vicinanze senza costi aggiuntivi”.

Insomma: in campo sanitario, nonostante i problemi non manchino, la nostra sanità ha ricevuto dall’Unione Europea quella che a scuola sarebbe una promozione con voti davvero buoni, attraverso un documento che entra anche nel merito di suggerimenti con cui si punta a migliorare ancora di più il nostro sistema e che, a ben guardare, insistono sulla necessità di attuare quanto già scritto in atti legislativi attualmente in vigore, come nel caso del piano contro le liste di attesa o in quello della digitalizzazione del sistema sanitario, dove è già stato deciso di puntare di più su cartelle cliniche elettroniche, sistemi di telemedicina e innovazioni nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) in grado di migliorare la gestione del flusso di lavoro e il trattamento dei pazienti. Vedremo che cosa accadrà nel prossimo futuro, con la speranza di poter assistere ad un’evoluzione positiva. Intanto però registriamo i commenti positivi arrivati da Bruxelles, che mettono in luce, da un lato, i passi avanti fatti da tutti quelli che lavorano nel nostro Sistema Sanitario (incluse la tante realtà, statali e non, le tante associazioni di volontariato e i tanti cittadini che, a vario titolo, danno una mano) e, dall’altro, i risultati raggiunti da un Paese riguardo al quale i dati certificano che l’attenzione alla salute propria e degli altri è sempre più elevata.

 

 

Massimiliano Spiriticchio

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