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La musica? Migliora la memoria contro Alzheimer ed altre patologie

giovedì, Ottobre 7, 2021
La musica? Migliora la memoria contro Alzheimer ed altre patologie

Che la musica sia terapeutica lo dicono in molti da tanto tempo e non solo perchè ci sono persone che si sono addirittura risvegliate dal coma ascoltando brani musicali o sentendo la voce del loro artista preferito, ma anche perchè i benefici effetti psicologici sono talmente tanti e a tutte le età che si moltiplicano gli studi numerosi che li dimostrano.

Nelle ultime settimane però dalla Catalogna è arrivata una notizia che potrebbe aprire nuove prospettive nella lotta contro malattie davvero preoccupanti come l’Alzheimer: lo studio condotto dalla Universitat Oberta de Catalunya ha focalizzato la sua attenzione sulla memoria dei pazienti affetti da questa patologia che ha proprio nella perdita dei ricordi il suo aspetto più impattante sulla vita sia di quanti ne soffrono sia di chi li assiste. In tre anni i ricercatori catalani hanno cercato di capire se i pazienti con lievi forme di Alzheimer o affetti da deficit cognitivi avrebbero tratto vantaggio nel recupero parziale della loro memoria dall’ascolto della musica oppure no ed eventualmente anche che genere musicale li avrebbe maggiormente aiutati. I pazienti del Barcelona Hospital de Sant Pau e di un centro catalano specializzato nella riabilitazione e nella stimolazione cognitiva di persone affette da Alzheimer attraverso la musica hanno vissuto due fasi, nella prima delle quali hanno ascoltato musica classica mentre facevano cose che richiedevano sforzo mnemonico, come cercare di ricordare volti nuovi. Non a caso durante queste attività ascoltavano la classica, ritenuta con il suo equilibrio e la sua armonia, ma anche con la sua assenza di parole, rilassante e portatrice di energie positive. Nella seconda fase i pazienti ascoltavano invece brani pop, più conosciuti, perchè l’obiettivo era quello di capire se il motivo che già conoscevano li avrebbe aiutati meglio nelle loro capacità di memorizzare. Non manca tra i ricercatori protagonisti di questo studio chi sottolinea l’importanza delle note musicali nell’aiutare a creare nuovi ricordi: “Le malattie degenerative come l’Alzheimer sono caratterizzate da difficoltà evidenti nella creazione di nuovi ricordi, e la musica può essere un valido aiuto nel fissare nuove informazioni nella memoria dei pazienti” ha detto lo psicologo Marco Calabria, che ha partecipato.

Ma, come si diceva all’inizio, gli studi che dimostrano i benefici effetti delle note musicali sono tantissimi. Il Corriere della Sera, in un articolo del 27 ottobre 2020 firmato da Agnese Ferrara, ne elencò diversi, tra cui quelli che ne dimostrano l’efficacia su depressione ed ansia, quelli che dimostrano effetti positivi sui pazienti che ricevono chemioterapie e quelli che dimostrano la diminuzione dello stress nei pazienti che vanno in sala operatoria se lì ci sono canzoni e note musicali ad accoglierli e coccolarli un po’. La cosa però che lascia davvero colpiti è che, come spesso accade, gli antichi avevano capito che le note musicali non portavano soltanto divertimento e relax. Platone aveva individuato addirittura gli stati d’animo indotti dai vari toni e semitoni, cioè dalle varie parti da cui è composta la melodia e che lui chiamava modi. Aristotele invece era in grado di elencare gli stati d’animo indotti dai diversi generi musicali. Prima e dopo i filosofi greci, la serie di testimonianze storiche che documentano l’utilizzo delle note musicali in vari ambiti è praticamente infinita. Si tratta di una lunga storia, ad un certo punto della quale si è cominciato a parlare di musicoterapia, al punto che oggi esistono un Federazione Mondiale di Musicoterapia ed un’Associazione Italiana Professionisti della Musicoterapia. Proprio la Federazione Mondiale ha dato una definizione ufficiale di questo tipo di strumento terapeutico. Si tratta dell’uso “è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di uno specialista qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a: facilitare la comunicazione; migliorare l’umore; favorire l’apprendimento; intervenire sulla motricità; stimolare l’espressività; sviluppare il senso di organizzazione e produrre altri rilevanti obiettivi strettamente terapeutici”.

Se dunque al cinema sentiamo le colonne sonore nei film è perchè, grazie ad esse, ce li ricorderemo meglio e li troveremo più coinvolgenti. Se i bambini imparano diverse cose a scuola con canzoncine e filastrocche è perchè questo rende più facile ricordare le cose imparate. Se in palestra ascoltiamo musica è perchè ci rilassa anche sul piano muscolare oltre che psicologico. Se sotto la doccia o quando siamo soli ci viene da cantare, è perchè questo ci riposa e fa aumentare il nostro benessere psico – fisico, Insomma non c’è età nella quale la musica non faccia bene, mentre esistono diverse patologie (ansia, depressione, iperattivismo, autismo, ma anche Parkinson e Alzheimer) contro cui sono dimostrati i suoi effetti benefici, a fronte dei quali non si registrano invece quelli collaterali, che risultano praticamente non pervenuti. Dunque cantiamo e ascoltiamo canzoni e brani di vari genere perchè la musica… può davvero allungarci e abbellirci la vita!

Massimiliano Spiriticchio

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