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La Maturità 2017: quando l’esame fa contenti gli studenti ed è occasione per riflettere

giovedì, Giugno 22, 2017
La Maturità 2017: quando l’esame fa contenti gli studenti ed è occasione per riflettere

L’articolo che state leggendo è stato scritto in una giornata in cui i ricordi personali si sono mescolati con la realtà: che dunque quei ricordi rimanessero alla finestra era cosa oggettivamente difficile. Da ex studente del liceo classico, quando ho saputo che la versione proposta quest’anno, nella seconda prova agli studenti proprio di quella scuola alle prese con l’esame di maturità, era firmata da Seneca, non ho potuto fare a meno di pensare che molti di loro sarebbero stati molto contenti, esattamente come me vent’anni fa, quando seduto su quel banco c’ero io e la versione da tradurre aveva lo stesso autore, la cui presenza (che stava a significare anche la lontananza del temutissimo Cicerone) era stata salutata con sollievo. Ma la sensazione che quel sollievo si sarebbe dipinto sui volti e materializzato nelle parole dei ragazzi del classico di oggi si è rivelata persino troppo prudente quando, all’uscita da scuola, ne ho incontrati alcuni che hanno rilasciato queste dichiarazioni:

 

https://vorticimagazine.tumblr.com/post/162128487676/le-voci-di-alcuni-studenti-del-liceo-classico-di

Ecco allora che la domanda è sorta spontanea: davvero quella versione (che già stamattina avevo provveduto a stampare per darle un’occhiata) è così facile? Per dirimere il dubbio, non potevo fare che una cosa sola: tradurla. Ecco allora che, a casa, sulla mia scrivania, vocabolario a portata di mano, dopo essermi fornito di energie con un bel gelato, sono tornato studente (ma si finisce mai davvero di esserlo nella vita?) e mi sono messo a tradurre la versione di Seneca. Il risultato? Eccolo quà, direttamente da un amante del latino come me, con il testo originale prima e la traduzione poi. Sia chiaro: non sono un docente universitario in lettere, ma in quella materia a scuola andavo bene e non l’ho mai abbandonata del tutto perchè mi sono sempre imbattuto in persone che hanno bisogno di conoscere il significato di frasi o testi in latino ed ho sempre tradotto, come oggi, molto volentieri.

 

Il valore della Filosofia

Non est philosophia populare artificium nec ostentationi paratum; non in verbis sed in rebus est. Nec in hoc adhibetur, ut cum aliqua oblectatione consumatur dies, ut dematur otio nausia: animum format et fabricat, vitam disponit, actiones regit, agenda et omittenda demonstrat, sedet ad gubernaculum et per ancipitia fluctuantium derigit cursum. Sine hac nemo intrepide potest vivere, nemo secure; innumerabilia accidunt singulis horis quae consilium exigant, quod ab hac petendum est. Dicet aliquis: «Quid mihi prodest philosophia, si fatum est? Quid prodest, si deus rector est? Quid prodest, si casus imperat? Nam et mutari certa non possunt et nihil praeparari potest adversus incerta, sed aut consilium meum occupavit deus decrevitque quid facerem, aut consilio meo nihil fortuna permittit». Quidquid est ex his, Lucili, vel si omnia haec sunt, philosophandum est; sive nos inexorabili lege fata constringunt, sive arbiter deus universi cuncta disposuit, sive casus res humanas sine ordine inpellit et iactat, philosophia nos tueri debet. Haec adhortabitur ut deo libenter pareamus, ut fortunae contumaciter; haec docebit ut deum sequaris, feras casum.  

SENECA

La filosofia non è un artificio popolare né predisposto all’ostentazione; non è nelle parole, ma nelle cose. E non viene usata affinché il giorno sia consumato con un qualche divertimento, affinchè il disgusto sia rimosso dall’ozio: forma e costruisce l’animo, organizza la vita, guida le azioni, fa conoscere le cosa da fare e quelle da omettere (non fare), siede al timone e dirige il cammino attraverso gli spioventi delle agitazioni. Senza di essa nessuno può vivere intrepidamente, nessuno (può vivere) senza preoccupazione; in ogni ora accadono innumerevoli cose che necessitano di un discernimento (capacità di decidere) che viene richiesto ad essa. Qualcuno direbbe: “A che mi serve la filosofia, se c’è il fato? A che serve, se c’è un Dio che governa? A che serve, se comanda il caso? Infatti da un lato certe cose non possono essere cambiate, dall’altro non si può essere preparati contro le cose incerte, ma o un Dio ha occupato il mio discernimento e ha decretato quello che avrei fatto, oppure il destino non ha permesso nulla al mio discernimento”. Qualunque di queste (ipotesi) sia (vera), anche se lo (fossero) tutte, bisogna fare filosofia; sia che il fato ci limiti per via di una legge inesorabile, sia che un dio sovrano dell’universo abbia disposto tutto, sia che il caso spinga ed agiti le vicende umane, la filosofia ci deve proteggere. Essa ci esorterà ad obbedire volentieri a Dio e tenacemente alla sorte; essa ti insegnerà a seguire Dio e a sopportare il caso.

SENECA

Ma la maturità, da sempre, si porta dietro una serie di domande, che si saranno sicuramente posti tutti, anche gli studenti del linguistico, impegnati con un’analisi di articoli di alcuni giornali stranieri o quelli del liceo scientifico, che tra le varie opzioni, ne hanno avuta una per uno studio sulla possibilità di viaggiare su una bici con una ruota quadrata. Una domanda che suona più o meno così: mi servirà davvero tutto quello che in questi anni di scuola ho imparato?

A pensarci bene, proprio Seneca sembra darci la sua personale risposta: “La filosofia – dice – ci deve proteggere”. E prima di questo afferma: “In ogni ora accadono innumerevoli cose che necessitano di un discernimento (capacità di decidere) che viene richiesto ad essa”. Per rendersi conto di quanto questi pensieri siano inseriti in un dibattito vecchio forse quanto l’uomo stesso, basterebbe pensare che in tutte le epoche gli intellettuali si sono confrontati con questo problema, naturalmente riferendosi non alla filosofia in sè, ma alla necessità di mettere insieme diversi fattori e diverse opinioni prima di decidere. Pensate a come funziona un’azienda, a come vanno avanti le famiglie, a come gestiamo in generale i rapporti con gli altri e i fatti della nostra vita. Pensateci e vi troverete anche voi a porvi sempre la stessa domanda: fino a che punto sono davvero in grado di prendere le mie decisioni? Non ho bisogno di un aiuto? Di conoscere prima ancora di decidere? Insomma: siamo proprio sicuri di sapere tutto sulle varie questioni che dobbiamo affrontare? A pensarci bene, dunque, Seneca è ancora molto attuale con i suoi consigli su come migliorare la nostra vita. E la gioia di quei ragazzi ci aiuta a capire che, in fondo, quando ad una cosa ci tieni ed essa va come speravi, l’entusiasmo è bene che si faccia sentire, anche se con equilibrio.

 

Massimiliano Spiriticchio

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