Cultura Internazionale Società

La Liberazione in Europa: festa per la libertà e non solo fine della guerra

giovedì, Aprile 26, 2018
La Liberazione in Europa: festa per la libertà e non solo fine della guerra

Il 25 aprile l’Italia celebra la Festa della Liberazione: proprio il 25 aprile 1945 è infatti il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) – con sede a Milano e presieduto tra gli altri dal settimo presidente della Repubblica, Sandro Pertini –  esortò il popolo italiano dei territori del nord-Italia ancora occupati a insorgere contro le forze nazifasciste. L’invito era quello ad assaltare i presidi nazifascisti del Nord e imporre la resa ancora prima dell’arrivo delle forze alleate al grido di “arrendersi o perire”. In quei giorni poi, il CLNAI emanò alcuni decreti legislativi assumendo il potere “in nome del popolo italiano” e condannando a morte Benito Mussolini e tutti i gerarchi fascisti.

Ma la Festa della Liberazione si celebra solo in Italia? La domanda potrebbe sembrare retorica, visto che sappiamo che anche molti altri Paesi europei furono liberati dall’occupazione straniera e da regimi autoritari più o meno in quel periodo, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Lo è però molto meno se si considera che proprio dopo l’esperienza di quel conflitto nacque e si rafforzò l’esigenza di unire l’Europa, proprio a partire dagli ideali di libertà e di unione che avevano caratterizzato le lotte fatte ai tempi di quella guerra così devastante. Per questo è utile soffermarsi a guardare al 25 aprile degli “altri”, magari per scorgere nei movimenti di liberazione europei almeno alcune delle spinte che caratterizzeranno gli anni e i decenni successivi.

Festeggiata il 5 maggio in Danimarca e Olanda, il 26 ottobre in Austria, l’8 maggio in Francia e Norvegia e il 23 agosto in Romania, la Liberazione non è celebrata in un particolare giorno festivo in nel resto d’Europa, nonostante siano molti i Paesi europei che comunque vissero la fine del dominio straniero. Non è dunque scontato che una Festa della Liberazione ci sia. Viene dunque da chiedersi: ma perchè essa esiste nei Paesi che, come l’Italia, ancora oggi la celebrano?

La Regina d’Olanda Wilhelmina mentre parla a Radio Oranje nel 1940

Forse, a farne sentire l’esigenza non è soltanto la voglia di festeggiare la fine di un’occupazione straniera, cosa questa che, in fondo, si può fare in tutte le Feste che le Nazioni hanno e che celebrano. C’era dell’altro nelle intenzioni di almeno alcuni di coloro i quali chiesero di istituire le varie feste nazionali che celebrano la Liberazione: “Aiutateci a superare lo spirito funesto delle discordie. Si devono lasciar cadere i risentimenti e l’odio; si deve perdonare” diceva in un discorso ai partigiani Alcide De Gasperi, che in Italia, da Presidente del Consiglio si adoperò per l’istituzione di questa Festa, introdotta con un decreto firmato proprio da De Gasperi il 22 aprile 1946 e confermata quattro anni dopo da una legge che sempre il politico democristiano aveva presentato. Anche l’Olanda celebra la sua Liberazione dall’occupazione tedesca il 5 maggio e a volerla fortemente fu anche la regina Wilhelmina che, riferendosi alle persecuzioni subite dagli ebrei, durante uno dei suoi discorsi rivolti ai compatrioti durante il suo esilio attraverso “Radio Oranje” disse: “Condivido con tutti l’indignazione e il dolore per il destino dei nostri compatrioti ebrei. E con tutta la mia gente sento il trattamento disumano, sì, lo sterminio sistematico di questi compatrioti, che hanno vissuto insieme a noi per sempre nella nostra patria benedetta, come abbiamo fatto personalmente”.

Anche in Danimarca, dove i tedeschi non occuparono direttamente, ma lasciarono formalmente in carica i vertici delle Istituzioni, ci fu una reazione che non riguardava solo la presenza straniera nel Paese, ma che si rese visibile proprio quando arrivò la persecuzione contro gli ebrei. Scrive Sergio Luzzatto in un articolo del 12 gennaio 2014 sul “Sole 24 Ore”: “Ciò che rendeva la Danimarca un Paese diverso era una diversa concezione del “noi” e del “loro”. Agli occhi dell’opinione pubblica, l’altro da sé non era l’israelita, cittadino danese o profugo straniero, che partecipava di una diaspora millenaria: l’alieno era il nazista, tedesco o indigeno, che designava l’ebreo come un «sottouomo». Così, proprio l’avvio dell’operazione antiebraica suscitò in Danimarca – dopo tre anni e mezzo di attendismo, o di larvato collaborazionismo – un movimento spontaneo di resistenza civile. E generò, rispetto ad altri contesti di persecuzione degli ebrei d’Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, una configurazione originale del rapporto tra carnefici, vittime e spettatori. Sapientemente ricostruita ed efficacemente raccontata – racconta ancora Luzzatto – è questa la storia che si legge nel libro di Bo Lidegaard, Il popolo che disse no: è l’avventurosa storia del salvataggio di massa di quei sette o ottomila ebrei di Danimarca. Entro le prime due settimane dell’ottobre 1943 la stragrande maggioranza di loro poté traversare lo stretto di Øresund e raggiungere la Svezia, la cui neutralità nella guerra equivaleva alla salvezza. Gli ebrei furono indirettamente aiutati dagli uomini delle istituzioni, che rifiutarono di prestare ai tedeschi qualunque tipo di assistenza politica, militare, culturale. Furono indirettamente aiutati da uomini di Chiesa come il vescovo di Copenaghen, che contro la violazione nazista del diritto fece appello alla libertà di coscienza del suo gregge. Soprattutto, gli ebrei furono aiutati dal soccorso diretto della gente comune. Inseguite dai carnefici, le vittime vennero assistite dagli spettatori, che in Danimarca non rimasero tali”.

La moneta da 25 corone, istituita nel 1970, per ricordare la Liberazione della Norvegia

Anche in Norvegia l’idea di opporsi al regime nazista cominciò ad affermarsi, quando il governo guidato da Terboven dal 1940 e imposto da Hitler, istituì, come ci racconta l’enciclopedia Treccani, “un Consiglio di stato al quale venne demandato l’esercizio delle funzioni costituzionali spettanti al re, al governo ed allo Storting”, il Parlamento norvegese. “Cominciò allora – dice la Treccani – il movimento di resistenza contro l’invasore. L’Alta Corte di giustizia norvegese protestò contro la continua violazione delle garanzie costituzionali da parte del Reichskommissar. Proteste vennero anche da parte dei maestri elementari, poiché si voleva costringerli a collaborare col regime d’occupazione, imponendo nelle scuole l’insegnamento della Weltanschauung nazista. Anche la resistenza delle organizzazioni religiose e sindacali progressivamente aumentò”.

Re Michele di Romania

Quanto alla Romania, a raccontarci la storia della data scelta per la Festa Nazionale della Liberazione è il sito dell’Ambasciata italiana in quel Paese, dove si legge: “Il 23 agosto 1944, mentre le truppe sovietiche marciavano sul territorio romeno, il Re Michele rovesciò il governo del maresciallo Antonescu (instaurato nel novembre 1940) e il 12 settembre firmò l’armistizio. La Romania, ormai gravitante nell’orbita sovietica, subì la graduale instaurazione di un regime comunista. Il 30 dicembre 1947 il Re fu costretto ad abdicare e il giorno stesso fu proclamata la Repubblica Popolare. Con il Trattato di Pace (10.2.1947), il Paese riottenne definitivamente la Transilvania settentrionale, ma fu costretto a riconoscere la cessione della Bessarabia e della Bucovina settentrionale all’Unione Sovietica e della Dobrugia meridionale alla Bulgaria”. Al racconto va aggiunto che il Governo rovesciato da Re Michele era filo – tedesco e che il sovrano, pur avendo aderito ad un accordo che includeva anche i comunisti del suo Paese, sperava di riuscire a farlo restare libero da dittature di ogni tipo. Invece fu costretto all’esilio dai nuovi occupanti stranieri sovietici. Per questo il fatto che oggi i rumeni celebrino la loro Festa della Liberazione e lo facciano proprio il 23 agosto, ricordando quindi il colpo di stato di quel sovrano, sta a significare che, anche a quelle latitudini, non si celebra soltanto la fine della seconda Guerra Mondiale, ma qualcosa che va molto oltre, ossia il desiderio di libertà e le gesta di chi per essa ha lottato.

La firma del Trattato di Stato austriaco nel 1955

Proprio questo significato ci porta in Austria, Paese che, prima delle due grandi guerre novecentesche, era alla guida di un Impero e che tuttavia festeggia la “Nationalfeiertag”, ossia la Festa Nazionale Austriaca. In sostanza, come racconta Marco di Blas in un articolo apparso sul “Messaggero Veneto” il 26 ottobre 2009, l’Austria non festeggia in quel giorno solo la fine della Seconda Guerra Mondiale: il Paese infatti aveva celebrato la conclusione di quel conflitto dal 1946 al 1954 il 13 aprile, giorno in cui, nel 1945, l’Austria era stata liberata dal nazismo. Costretto a subire la presenza non graditissima in particolare dei sovietici in circa metà del suo territorio nazionale, il Governo di Vienna, quando nel 1955, le Potenze vincitrici sottoscrissero con l’Austria il cosiddetto Trattato di Stato e decisero di porre fine all’occupazione, stabilì che il 26 ottobre di ogni anno si ricordasse il primo giorno senza la presenza di soldati stranieri in patria. Anche la festa austriaca dunque assume i contorni di una celebrazione non solamente del silenzio delle armi, ma di una ritrovata libertà, vista anche come occasione per poter instaurare con gli altri Paesi rapporti di amicizia e non di reciproca ostilità.

Il manifesto della Legione Volontari Francesi che recita: “La LVF combatte per l’Europa”

Quanto alla Francia, la festa della liberazione è l’8 maggio, il giorno dell’armistizio di Reims, che segnò la fine delle ostilità belliche in tutta Europa con la resa incondizionata dei tedeschi, e non il 25 agosto, giorno della liberazione di Parigi. Quel giorno, tra l’altro i francesi celebrano anche Giovanna d’Arco, icona ai loro occhi di una lotta non solo per l’unità della Francia, ma anche e soprattutto per la libertà. Se le date hanno un significato, sicuramente la scelta di questa data per la Festa della Liberazione francese parla davvero molto chiaro. E forse noi tutti, oggi, dovremmo ricordarlo, in tempi nei quali la tentazione di limitare i diritti fondamentali all’educazione, alla famiglia e perfino alla stessa vita si fa sentire. Dovremmo ricordarlo e sottolineare e sostenere l’impegno profuso da quanti, in varie situazioni e anche nella nostra Europa e nella nostra Italia, tutt’altro che immuni dal rischio di limitazioni alla libertà spesso nascoste e subdole, si adoperano perchè questi diritti non siano mai negati a nessuno.

 

Massimiliano Spiriticchio

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked

Acconsento alla conservazione ed al trattamento dei miei dati personali, secondo le regole descritte nella Privacy area di Vortici.it, per inviare questo commento

Instagram @ Vortici
  • Ma le periferie esistono davvero? Forse qualcuno di voi, leggendo il titolo di quest’articolo, ha pensato che la risposta alla domanda in esso contenuta sia scontata. Molto spesso, in effetti, capita di vedere che, nelle nostre città, le zone sono ben distinte, tra quelle più ricche, sicure, colorate e quelle invece più degradate, che appaiono scolorite e povere. Leggi su vortici.it
  • Le giornate d'Autunno alla scoperta di un'Italia bellissima. Leggi su vortici.it
  • Il ruolo della luce nella medicina rigenerativa. Leggi su vortici.it
  • Immagine di Instagram
  • La scadenza del copyright e le sue bellissime conseguenze per gli autori del 900’
Per saperne di più:
http://vortici.it/la-scadenza-del-copyright-e-le-sue-bellissime-conseguenze-per-gli-autori-del-900/
  • Per saperne di più:
http://vortici.it/frodi-tranelli-e-raggiri-sul-web-stopparli-si-puo/
  • Riscaldamento in casa con stufe a pellet? Sì, ma…
Per saperne di più:
http://vortici.it/riscaldamento-in-casa-con-stufe-a-pellet-si-ma/
  • Articolo su antitruffa
Per saperne di più:
http://vortici.it/frodi-tranelli-e-raggiri-sul-web-stopparli-si-puo/

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi. Nella nostra privacy Cookie area hai la possibilità di revocare il tuo consenso ai cookies di navigazione in ogni momento. Inoltre, sempre nella privacy cookie area sono illustrati i vari tipi di cookies in dettaglio, oltre alla nostra privacy policy per la sicurezza dei tuoi dati personali ed i tuoi diritti. Acconsenti all'uso dei cookies di navigazione? maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi