Editoriale Redazione

La cultura del rispetto

lunedì, Ottobre 25, 2021
La cultura del rispetto

La cultura del rispetto

Il presente editoriale trae spunto da una conversazione telefonica avvenuta casualmente.

Argomento: la cultura del rispetto.

Partiamo dalla parola rispetto:

Significato: Sentimento e atteggiamento che nasce dalla consapevolezza del valore di qualcosa o di qualcuno; osservanza; nella locuzione prepositiva ‘rispetto a’, in confronto a qualcosa o qualcuno.

Etimologicamente deriva dal latino: respectus, da respicere guardare indietro, composto da re- indietro e spicio guardare.

Si chiede rispetto, si porta rispetto, si merita, si incute, si esprime, si manca di rispetto. Ma che cos’è questo rispetto, che affolla tanto i nostri discorsi, che a volte ha sfumature stolidamente orgogliose, mentre altre volte esprime una forte umiltà, quasi dirompente divenendo indice di nobiltà d’animo.

Il rispetto è il guardarsi indietro. Si procede, ed è avanti che si guarda, tutta avanti è la nostra attenzione. Ma il rispetto è quel momento di dubbio, di ricerca, di riflessione dove ci ferma un attimo. Voltandoci, abbandonando per un istante la prospettiva della nostra corsa, del nostro volo, ci si apre a tutto ciò che sta dietro. Il rispetto è un fenomeno intimo, di volere spontaneo.

Fatta questa premessa, mi domando: esiste la cultura del rispetto? E se esiste come possiamo insegnarla, tramandarla?

Una grossa mano per introdurre la nostra riflessione, in questo caso, c’è la può dare la filosofia. Nel caso specifico scelgo la filosofia Kantiana.
Per Kant l’autorità del giudizio morale deriva dall’esistenza oggettiva di una legge morale condivisa da tutti gli animali dotati di ragione.
Il problema, per un’etica che rappresenta il rispetto della legge come l’essenza dell’azione morale, consiste nello spiegare quale interesse possono avere gli agenti razionali ad agire secondo la legge indipendentemente dalla forza della legge e quindi indipendentemente da punizioni e incentivi.
Il problema se lo era posto Kant stesso, ammettendo, al di là di una ragion pratica pura, una base soggettiva a fondamento delle ragioni morali che chiamava “rispetto”. Il rispetto è il nome della ricettività da parte nostra del puro interesse morale; è l’esperienza soggettiva dell’autonomia, e mostra la nostra capacità di ragione pratica. A differenza delle deliberazioni costrette da sanzioni e incentivi, prese nel timore di punizioni o di frustrazioni e nella speranza di premi, o dalle deliberazioni prese per inclinazioni naturali, una deliberazione costretta dal rispetto è una forma di autocontrollo e di autodisciplina; in una parola, un’espressione della nostra libertà. L’aspetto normativo dell’etica lo si coglie, dunque, unendo insieme la soggezione alla legge e il rispetto per gli altri come fonti indipendenti per conferire autorità alle azioni e alle scelte morali.
Il razionalismo kantiano si sposa con una teoria delle capacità di tipo aristotelico in quanto le emozioni sono considerate come strutturalmente e costitutivamente legate alla ragion pratica: agendo e deliberando si osserva la legge morale, e insieme si mostra una sensibilità marcata da quell’emozione condivisa che è il rispetto.

A mio parere, la cultura del rispetto, ha alla base proprio l’emozione condivisa.
A dimostrarlo ci sono sia i nostri comportamenti, sia l’approccio che abbiamo verso la memoria, che è il frutto di accadimenti si passati ma che hanno contribuito a costruire il nostro presente, nel bene o nel male.
Pensando a tutto ciò che accade intorno a noi oggi, rilevo ahimè un fatto grave, rimuoviamo troppo velocemente e non vogliamo ricordare, quasi fosse una vergogna. Senza memoria, si smarriscono i valori e i principi che ci rendono unici.

A questo proposito, pochi mesi fa, se vi ricordate, proponemmo la lettura di un libro dove l’importanza della memoria diventa uno degli ingredienti fondamentali nella formazione di ciò che siamo e nei valori che vogliamo trasmettere a chi viene dopo.

L’importanza della memoria raccontata da testimonianze dirette, se ci pensiamo bene, può aiutare a sviluppare la cultura del rispetto, se ci viene insegnato sin da bambini ad ascoltare attentamente, per poter fare tutto questo occorrono comunicazione e condivisione.

Di questi tempi, ci sentiamo smarriti e impauriti. Il rispetto è ridotto al lumicino… Sembra che tutto ci sia dovuto (egoisticamente parlando), a prescindere.

Dove stiamo andando? Credo sia lecito domandarselo.

 

* Occorre essere tutti responsabili! Abbiate cura di voi, dei vostri cari e dei vostri amici.

Annapaola Di Ienno

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