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In festa (e “sul campo”) per un compleanno tra cibo e solidarietà…

giovedì, Maggio 16, 2019
In festa (e “sul campo”) per un compleanno tra cibo e solidarietà…

C’è un grande evento che l’Italia si sta preparando a celebrare una grande festa, un avvenimento di quelli da raccontare con il dovuto risalto. Riguarda una delle realtà più durature del nostro Paese, impegnata nell’assistenza a chi vive un momento di difficoltà economica e sociale. Stiamo parlando del Banco Alimentare che, in questi giorni, si appresta a vivere il suo trentesimo compleanno: così infatti ci piace chiamare la ricorrenza che sta riguardando questa grande realtà capace di costruire una Rete importantissima, alla quale gli Enti e le associazioni caritatevoli operanti sul territorio fanno ormai riferimento fisso. Dinamico e fantasioso, il Banco Alimentare ha deciso di festeggiare non con una semplice manifestazione o con dei convegni, ma mettendo in campo la sua presenza con il suo stile, quello che lo porta ad esserci in tutti i contesti e con tutti gli strumenti necessari allo scopo, unendo quindi l’essere nelle piazze d’Italia all’uso di vari mezzi di comunicazione. Per questo, chi scrive non si è certo lasciato sfuggire l’occasione di uno spot ricevuto perchè inserito in una delle mail viste mentre era al lavoro per preparare un’edizione del Giornale Radio dell’emittente con cui collabora, Radio Speranza InBlu. Ecco lo spot in questione:

Sì! Avete capito bene! Il Banco Alimentare ha scelto di non limitarsi a raccontare quanto fatto in questi anni e individuare prospettive e modalità nuove per essere ancora più incisivo nel tessuto sociale italiano. Ha deciso invece di festeggiare alla sua maniera: operando “sul campo“. Lo farà con vari eventi, tra cui l’iniziativa trainata dallo spot, dal significativo titolo La fame non va in vacanza, in programma in queste settimane. Non ci saranno soltanto le giornate dell’1 e 2 giugno di cui si parla nella pubblicità radiofonica, ma anche una serie di altre altre date in diverse zone e città d’Italia. Solo per fare un esempio, a Pescara l’appuntamento è già per domani, venerdì 17 maggio, quando la centralissima Piazza Salotto sarà teatro la mattina di un incontro con scolaresche ed autorità e il pomeriggio e la sera di un evento vissuto insieme alle diverse realtà del volontariato e della solidarietà, ma soprattutto con i tanti cittadini attivi nel sostegno alle persone ed alle famiglie bisognose del nostro Paese.

Il capoluogo adriatico sarà soltanto uno dei centri italiani toccati dall’iniziativa, in occasione della quale è stato emesso addirittura un francobollo celebrativo, come potete voi stessi vedere.

Ma perchè – potrebbe obiettare qualcuno di voi – far festa assaggiando marmellate e leccornie e guardando le foto che raccontano, ancora una volta, quant’è bella la solidarietà? Perchè vivere questi momenti di festa, se ci sono tante persone in difficoltà? Non abbiamo potuto – per ora – rivolgere questi interrogativi al Presidente Nazionale del Banco Alimentare Andrea Giussani. Lui però sembra aver proprio aver voluto rispondere a queste domande quando, a Milano, lo scorso 7 maggio, durante il primo degli eventi celebrativi per il trentennale, ha detto: “Perché Carità e bisogni si sono incontrati, sono nate amicizie, è rinata la speranza, si sono ricostruire delle vite”. Poi, per chiarire meglio il concetto, ha aggiunto che “fare bene il bene” è stata una vera rivoluzione culturale. Il motivo di questo, sempre secondo Giussani, sta in quanto ha detto l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, nel suo messaggio: “Non si tratta solo di un beneficio materiale, cioè di fornitura di prodotti per l’alimentazione. Si tratta di interpretazione e condivisione di una cultura che può rendere più saggi e lungimiranti i produttori e i consumatori, che può offrire occasioni di educazione a sperimentare la saggezza della carità, che può dare al tempo il significato di occasione per il bene vissuto da molti come volontariato, ma anche aprire spazi di immaginazione per dare vita a una organizzazione che rende degna dell’uomo l’attività produttiva e il legittimo profitto”.

Le parole del Presidente Giussani e dell’arcivescovo di Milano fanno riferimento ad una storia, quella del Banco, tutta da raccontare e conoscere, sapendo che noi ne siamo all’interno, tutti. Era il 30 marzo 1989, quando mons. Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, e il Cav. Danilo Fossati, Presidente della Star, ne diventarono i fondatori. Tormentato dal bisogno di non fare mai abbastanza per i bisognosi, fu proprio Fossati, scandalizzato dalle tonnellate di cibo che ogni anno vengono sprecate, grazie all’incontro con un membro di Comunione e Liberazione e a quello con don Luigi Giussani, a voler dare vita con il sacerdote milanese alla Fondazione che si preoccupa di recuperare gli alimenti destinati al macero e farli arrivare invece sulle tavole di chi ne ha bisogno.

Da allora, come racconta il giornalista e scrittore Giorgio Paolucci nel suo libro Se offrirai il tuo pane all’affamato… (ed. Guerini e Associati), si susseguono tante storie di incontro che rivelano quanto la persona cui manca il cibo abbia in realtà anche altri bisogni, spesso non materiali. Le vicende accadute e raccontate in questo testo sono forti e significative. C’è chi, poverissimo, è riuscito a laurearsi anche grazie ai volontari, la cui presenza ha incoraggiato a non arrendersi di fronte a difficoltà economiche disperanti e chi attraverso un pacco di pasta ha scoperto l’amore di Dio. Vengono poi descritte le vicende dei volontari la cui carità ha contagiato intere città e quelle delle ventuno organizzazione locali che aiutano la Fondazione.

Ma la storia del Banco Alimentare è fatta anche di programmi come Siticibo, che raccoglie gli alimenti eccedenti della ristorazione, ormai attivo in 370 città italiane, mentre sono oltre un centinaio le aziende donatrici. Oggi le strutture convenzionate che grazie al Banco Alimentare posso operare anche dando cibo sono ben 7.569. Solo nel 2018 Banco Alimentare ha aiutato oltre 1.500.000 persone, tra cui circa 345.000 minori e distribuito oltre 90.411 tonnellate di alimenti. Tra questi ultimi, dai piani messi in campo grazie agli aiuti assicurati grazie al Fondo di aiuti europei agli indigenti sono arrivate 43.735 tonnellate di alimenti, mentre le industrie alimentari ne hanno assicurate 18.082 e la Grande Distribuzione Organizzata 12.381. Grandissima importanza rivestono le Collette Alimentari. Tra quelle nazionali e quelle locali il contributo, nel solo 2018, è stato pari a circa 9.887 tonnellate di cibo. Questo vuol dire che lo scorso anno, ogni 9 tonnellate di cibo che le varie organizzazioni caritative hanno portato ai bisognosi, più di 1 veniva dalla gente comune. Ma vuol dire anche che, in questo settore, la solidarietà europea e quella delle aziende private sono stati importanti: di quelle 9 tonnellate, infatti, più di 4 sono giunte proprio dall’Ue, mentre circa 4 sono state fornite da aziende private. 

Banco Alimentare 2019 – Mensa dell’Associazione “La Pira” a Prato

I numeri parlano dunque già da soli del concetto di rete intorno al quale ruota tutto il mondo legato al Banco Alimentare, nato sull’esempio di altre realtà operanti in vari Paesi del mondo. La scelta fatta nei decenni passati, in un’epoca in cui sembrava a molti che il futuro sarebbe stato libero dalla fame, era fondata su una previsione di tutt’altro tenore, secondo cui la povertà non sarebbe stata abolita. Per capire quanto quell’intuizione sia stata importante basta citare i numeri riguardanti la sola Italia. A citarli è lo stesso Banco Alimentare. Secondo recenti dati Istat, rielaborati dal professor Giancarlo Rovati, in Italia la diffusione della povertà assoluta è aumentata sensibilmente negli ultimi 10 anni: è raddoppiata a livello familiare (passando da 3,5 a 6,9 famiglie su 100) ed è quasi triplicata a livello individuale (passando da 3 residenti su 100 nel 2007 a 8,4 residenti su 100 nel 2017). L’osservazione della realtà indica poi un dettaglio drammatico: l’incremento della povertà assoluta colpisce sempre più gravemente le famiglie con minori e i minori stessi. La diffusione della povertà assoluta tra i bambini e i giovani in minore età (da 0 a 17 anni) è aumentata di 4 volte tra il 2007 e il 2017. Nel rapporto Istat sulla povertà nel 2017 (ultimo anno disponibile) l’incidenza della povertà assoluta fra i minori supera ancora il 12% e colpisce 1.208.000 unità (superiore al numero degli anziani indigenti). Eppure il quadro non è solo a tinte fosche: il Banco Alimentare, infatti, ha risposto alle evidenze della povertà assoluta raddoppiando i volumi di cibo recuperato che in questi ultimi 10 anni è passato dalle 18.000 tonnellate del 2008 alle 36.000 del 2018. A questi alimenti recuperati dalla filiera agroalimentare (agricoltura, industria, trasformazione, distribuzione e ristorazione) si aggiungono, come abbiamo scritto prima, gli alimenti provenienti dai piani di intervento sociale dell’Unione Europea e nazionali e quelli donati dai cittadini durante la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. Se dunque anche in Italia colpiscono duro gli effetti di una crisi globalizzata che non accenna a finire, si manifestano anche le risposte date in sinergia da aziende, Istituzioni, Enti ed associazioni caritative e gente comune. Non si tratta di mero assistenzialismo, ma di un aiuto per ripartire, ricominciare a progettare, porre la basi per superare le attuali difficoltà. Molti esperti di questioni economiche e sociali, ma soprattutto, molte persone attive al fianco dei più bisognosi, non mancano di sottolineare che proprio questa spinta, materiale e psicologica insieme, può essere il volano su cui puntare per uscire finalmente dalla crisi.    

Massimiliano Spiriticchio

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