Redazione

“Immischiati a scuola” per un’alleanza educativa con le famiglie

mercoledì, Marzo 15, 2017
“Immischiati a scuola” per un’alleanza educativa con le famiglie

Negli ultimi anni si è parlato molto di scuola per via della recente Riforma e di una serie di ideologie che sono state accusate di voler entrare tra i banchi e condizionare la crescita educativa dei ragazzi. Abbiamo visto famiglie in protesta parlare di metodi educativi poco chiari e di rischi sullo sviluppo equilibrato dei più giovani dal punto di vista dell’identità personale. Si è molto parlato e ancora molto si parla di come funziona e funzionerà la scuola italiana, al centro di una Riforma che proprio in questi giorni sta conoscendo un passaggio importante, con l’imminente approvazione, in un clima non privo di polemiche e addirittura scioperi, di alcuni importanti decreti che dovrebbero attuarla. Ma in tutto questo ci sono le lezioni che proseguono nei vari Istituti scolastici e le vite dei ragazzi che comunque proseguono, come il lavoro dei docenti e quello delle famiglie. E mentre si sviluppa il dibattito sull’ideologia gender e i suoi pericoli legati alla libertà, mentre si parla di come costruire (o ricostruire) il rapporto tra docenti, studenti e famiglie, c’è chi, come le associazioni familiari, ha scelto di non restare alla finestra, ma di entrare nel concreto delle situazioni e svolgere un lavoro che parte dalla necessità di rilanciare quella che una volta si sarebbe definita “alleanza educativa” tra famiglie e scuola avendo a cuore il bene dei nostri studenti. Da questo spunto è nata l’idea del progetto “Immischiati a scuola”, di cui abbiamo parlato con Maria Grazia Colombo,  che lo segue come responsabile nell’ambito del Forum della Associazioni Familiari.

Qual’è la caratteristica principale di questo progetto?

Questo progetto non inventa nulla, se non rimettere al centro la questione della responsabilità educativa dei genitori – il che è già dire tanto – ma non solo dei genitori: dei genitori dentro la scuola, in rapporto, in alleanza con i docenti e dirigenti. Diciamo che la particolarità di questa proposta che abbiamo voluto fare è proprio questa: pensare al genitore in rapporto, dentro la scuola, al docente e al dirigente perché abbiamo visto che è una risorsa grandissima questa della scuola! Può, anche per il genitore come educatore e come adulto, essere importante e interessante il rapporto con il docente proprio per uno scambio e un confronto educativo evidentemente, ma anche didattico sotto l’aspetto educativo. Può essere una risorsa e un’opportunità anche per il genitore stesso di fare un percorso

Quindi le famiglie tornano un po’ ad essere protagoniste dell’educazione dei ragazzi anche scolastica?

Esatto! Io direi che diventano collaboratrici. Purtroppo, come ci ha insegnato l’esperienza, abbiamo dovuto molte volte scegliere un’altra posizione: quella di controllori. E comunque anche il controllo intelligente è evidentemente una collaborazione, per come lo intendiamo noi. Però purtroppo negli ultimi anni c’è stato un po’ un andare in esilio. Papa Francesco ci ha richiamato su questo dicendo: “Genitori, uscite dall’esilio!”. Esilio in cui forse siamo stati messi perché nella scuola non è facile starci da genitori. Un po’ però lo abbiamo anche scelto noi perché la difficoltà, la solitudine educativa, soprattutto una fragilità del nostro tempo ci hanno un po’ intimorito sviluppando in modo non dico esagerato, ma molto forte, questa posizione che io definisco di controllo, nel senso di evidenziare la presenza del genitore solo quando le cose non vanno bene. Questo non è bello, non è corretto, non è produttivo, non è proficuo in ambito educativo. Noi dobbiamo condividere dei percorsi dentro le scuole tra genitori, tra famiglie e con le altre famiglie, per cui assolutamente in rete e dentro la scuola, non in contrapposizione al docente o alla proposta che la scuola ci fa, ma con una collaborazione che ci veda protagonisti, come ha detto lei. Questo è il tema che mi piace di più.

Il vostro progetto si sta sviluppando un po’ su tutto il territorio nazionale. Che clima avete trovato nelle scuole italiane?

Abbiamo fatto più di 50 incontri dal Friuli alla Sicilia. E ne abbiamo in programma ancora altri perché chiaramente il lavoro continua. Questo non è un progetto calato dall’alto che non si potrebbe reggere in piedi, ma deve nascere accompagnato da una sensibilità del territorio. Non è assolutamente un’esperienza astratta che potrebbe diventare ideologica e non sarebbe così pregnante per l’esperienza dei genitori, che si concretizza nel fatto di aiutarli. Noi li incontriamo, in particolare nelle scuole statali dove c’è maggiore attenzione. Ma la cosa bella è: genitori di scuole statali, scuole paritarie e associazioni diverse che si incontrano dentro l’esperienza della scuola! Questa è una ricchezza grandissima! Oggi questo fatto di guardarsi e di sedersi insieme ad un tavolo è la formula vincente, è una sfida che insegna che la scuola non è un luogo di contrattazione, ma è un luogo di condivisione di alleanze tenendo comunque aperti gli occhi e aperte le orecchie, nel senso che questo non vuol dire che vada tutto bene. Bisogna aiutare i genitori ad avere una chiave di lettura sulle norme, sulle normative, sui progetti, su tutto quello che accade sulla scuola. Ma non con una posizione di contrapposizione perchè questo, secondo noi, è perdente.

Quindi voi dite, in relazione a tutto il dibattito che c’è stato in questi ultimi anni sulla scuola e su alcune ideologie che sono state accusate di voler entrare nel mondo della scuola, che forse il modo migliore di combattere queste ideologie è la collaborazione. Giusto?

Certo! La denuncia dei fatti – perchè, se accadono alcune situazioni (e ne abbiamo gli esempi) non si possono nascondere evidentemente – va fatta. Poi però bisogna entrare nel merito delle questioni e trovare delle normative che consentano di lasciare traccia di percorsi perchè altrimenti la sola protesta e la sola denuncia di per se stesse non costruiscono. Creano le condizioni, ma poi dev’esserci un percorso! Allora il percorso noi lo dobbiamo anche stanare da normative. Mi viene in mente che la figura che è stata più valorizzata in questi incontri che abbiamo fatto in giro per l’Italia è stata la figura del dirigente scolastico che invece è sempre sotto accusa molto. Ma nei nostri incontri, essendoci sempre presenti genitori, docenti e dirigenti, le assicuro che questi dirigenti all’inizio si sentivano un po’ pesci fuor d’acqua, ma sono di un’importanza grandissima perchè sono quelli che fanno sintesi nella scuola e propongono l’offerta formativa. Perciò danno un’identità alla scuola statale. Questo accade anche nelle scuole paritarie perchè poi il lavoro fa insieme, però in modo prioritario nelle scuole statali. Per cui bisogna saper dialogare! Per saper dialogare bisogna però sapere cosa vogliamo dire, che cosa diciamo. E allora bisogna lavorare, cioè: informarsi, leggere, capire dalle normative cosa possiamo fare e cosa non possiamo fare e chiedere di conseguenza anche facendo delle proposte. Perciò ci sono dei Tavoli e noi abbiamo delle associazioni che sono preposte: Age, Agesc e Fails che sono quelle che hanno mosso questo progetto perchè noi siamo Forum delle Associazioni Familiari evidentemente e queste associazioni sono accreditate al Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca. Perciò noi siamo istituzionalmente rappresentati e ci siamo a tutti i livelli nei vari Enti ed associazioni. Sono tutte sigle, ma sono tutte fatte di volti e di persone. Se noi lì mettiamo delle persone intelligenti, nostre, che sanno quello che dicono e non vanno a difendere dei posti, ma sanno e costruiscono, allora secondo me si può fare davvero un lavoro interessante.

 

Massimiliano Spiriticchio

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