Redazione Storia

Il ricordo concreto fra storia, presente e futuro

giovedì, Gennaio 30, 2020
Il ricordo concreto fra storia, presente e futuro

Lunedì 27 gennaio 2020: è una mattina come tante altre per il sottoscritto, alle prese con i ritmi a volte frenetici del lavoro di un giornalista che opera in Radio ed è quindi alle prese con gli orari che questo tipo di lavoro impone di rispettare, tra Giornale Radio in diretta e rubriche di approfondimento da registrare con tanto di montaggio dei servizi da mandare in onda. Sono all’incirca le 10,00 quando, dopo aver fatto tutto nelle due ore precedenti, comincia qualcosa di completamente diverso da quanto vissuto quel giorno fino a quel momento. La Sala Consiliare del Comune di Pescara è gremita, come accade nelle gradi occasioni. A riempirla sono i giovani di diverse scuole pescaresi giunti con i loro insegnanti in quel luogo perchè quella, in realtà, non è una mattina come le altre: è il 27 gennaio, il Giorno della Memoria, quello in cui si vive il ricordo delle vittime dello sterminio perpetrato dai Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, suggellato da una targa scoperta proprio a Pescara e della quale vedete una parte nella foto di apertura dell’articolo che state leggendo. Lo spirito con cui vivere questa ricorrenza è scritto molto chiaramente nei due articoli della stessa Legge che l’ha istituita, nel novembre del 2005:

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

In occasione del “Giorno della Memoria” sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere”.

Ma la memoria è un concetto chiave nei tempi che viviamo, uno di quelli che i ragazzi sono abituati ad utilizzare, dato che è molto ricorrente in un ambito per loro familiare come la tecnologia. Proprio a questo concetto fa riferimento uno dei relatori presenti all’incontro, mons. Michele Masciarelli, teologo e Consultore della Segreteria del Sinodo dei Vescovi che, ricordando la sua esperienza da docente, afferma di aver compreso nel tempo l’utilità di una Giornata come questa grazie anche alla riflessione sul fatto che noi ricordiamo delle cose che, in determinati momenti, tornano alla nostra mente. Queste cose, secondo mons. Masciarelli, hanno un ruolo nel modo in cui affrontiamo il presente e ci predisponiamo verso un futuro che non sia uno di quelli brevi prodotti da un pensiero debole che ha rinunciato alle grandi narrazioni e non sa tenere conto degli insegnamenti della storia. Mons. Masciarelli in particolare osserva: “Bisogna andare verso il futuro (noi siamo nati in avanti), ma nemmeno le frette servono. Allora no al passato come conservazione, no al solo presente perchè non contiene ciò che noi troviamo e non ci basta, e no al futuro breve. Direi così: la saggezza anche di un giovane è quella di saper fare la sintesi tra passato, presente e futuro”. Tale sintesi, secondo il teologo, dev’essere  non parziale, ma fra “tutto il passato, senza saltare le esperienze difficili e senza esaltare quelle positive, tutto il presente che è l’unico luogo in cui noi stiamo (solo noi viviamo di presente) e tutto il futuro e non i futuri brevi perchè sono troppo corti per noi”.

Ascoltate da giovani molto attenti, quelle di mons. Masciarelli sembrano interessanti riflessioni di un osservatore della realtà, svolte in una mattinata nella quella si riflette anche sul ruolo che la Chiesa ebbe nel cercare di contrastare il folle progetto hitleriano, con l’arcivescovo di Pescara – Penne, S. E. mons. Tommaso Valentinetti, che, citando una voluminosa documentazione, ricorda l’aiuto concreto che molte parrocchie, Congregazioni e fedeli cattolici diedero a tutti i perseguitati e spiega che, se il Papa non prese una forte posizione in pubblico, fu solo perchè sapeva che i nazisti avrebbero reagito con una violenza ancora maggiore, se possibile, di quella fino ad allora purtroppo usata.

Invece le riflessioni sul valore della memoria e sul suo stretto legame col presente ed il futuro assumono una dimensione molto concreta ed attuale nell’intervento di un uomo. Il suo nome è David Korn ed è un pediatra. Nell’introdurlo il moderatore afferma che con lui si parlerà anche dal punto di vista scientifico della nostra capacità di ricordare. In pochi probabilmente, a quel punto, si aspettano di ascoltare un racconto, una storia, la sua, che in realtà comincia molto prima della sua stessa nascita. La storia parte proprio dal periodo della persecuzione contro gli ebrei:

Quello che fa il dott. Korn è un racconto che sembra a metà strada tra una testimonianza storica ed una sorta di romanzo familiare. Ma la storia continua e coinvolge direttamente anche lui. Proprio quì appare un’altra buona notizia, che si aggiunge a quella sull’impegno di tante persone che, all’epoca nascosero gli ebrei: tra quegli “uomini liberi” cresciuti anche grazie a questi gesti c’è infatti anche lui che ha deciso, nella sua vita, di prendere una certa direzione per una ragione ben precisa. Il dott. Korn racconta tutto così:

Dottore al fianco dei poveri per aver saputo di quelle “storie di famiglia”, di quei bambini nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. Non è scontato che accada, perchè, come lo stesso dott. Korn spiega, nel nostro cervello c’è “l’organo della paura”, ma c’è anche una zona che custodisce i nostri valori. A lui e a tanti altri evidentemente quei valori sono stati insegnati e tramandati credendoci davvero.

 

Massimiliano Spiriticchio

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