Economia

Il Reddito d’inclusione sociale: cos’è e come potrebbe cambiare

giovedì, Novembre 2, 2017
Il Reddito d’inclusione sociale: cos’è e come potrebbe cambiare

Se ne parla da anni, anche se non sempre con la dovuta attenzione mediatica, e se ne continua a parlare anche ora che una legge ne prevede l’attuazione: il Reddito d’inclusione sociale è una realtà dalla fine di quest’estate, precisamente da quel 29 agosto in cui il Governo lo ha introdotto nel nostro Paese. Molti però ancora non sanno di che si tratta, proprio a causa del fatto che le pagine dei giornali e i dibattiti politici sono stati occupati da altri temi e proposte. Per questo Vortici.it cerca di spiegarvi in che cosa consiste questa misura. Precisiamo subito una cosa: il meccanismo, col provvedimento di fine agosto, è stato messo a punto, ma sul denaro che sarà utilizzato per farlo funzionare e su chi potrà accedervi si attendono novità che potrebbero arrivare dalla legge di stabilità che sta venendo discussa in Parlamento.

Partiamo dalle cose sicure: dal primo gennaio 2018 il Rei (cioè appunto il Reddito d’inclusione sociale) partirà. L’obiettivo dichiarato è quello di far entrare i destinatari che ne faranno richiesta in un progetto che dovrà servire far loro trovare un lavoro. Inoltre il progetto in questione servirà a fornire il nucleo familiare di coloro che ne faranno richiesta di tutti gli specifici interventi e servizi di cui ha bisogno. Oltre a questo ci sarà un contributo economico il cui importo cambierà a seconda di quanti sono i membri del nucleo familiare. Nel decreto del 29 agosto si è stabilito che l’importo di tale contributo vada da un minimo di 190 euro per una persona che vive da sola ad un massimo di 490 euro per una famiglia che abbia almeno cinque persone. Potranno accedere al Rei anche le persone che già lavorano, mentre non potranno farlo le famiglie che già usufruiscono di ammortizzatori sociali per disoccupazione involontaria. Per richiedere il Rei bisognerà avere un reddito Isee che non superi i 6.000 euro ed un patrimonio immobiliare che non superi i 20.000 euro. Va ricordato, a questo proposito, che il reddito Isee è quello che si ottiene facendo la somma dei redditi presenti in una famiglia e dividendo il numero così ottenuto per una cifra che cambia a seconda di quante persone fanno parte di quella stessa famiglia.

A proporre l’introduzione di questa misura di sostegno alle fasce sociali più povere è da anni l’Alleanza contro la povertà, una rete che mette insieme realtà molto diverse tra loro, che fanno riferimento al mondo cattolico, sindacale, istituzionale e del volontariato. Proprio l’Alleanza contro la povertà si è espressa a favore del Rei parlando di “importante innovazione strutturale che riprende numerosi aspetti della misura proposta dall’Alleanza contro la Povertà in Italia, recepiti durante il dibattito parlamentare”. Ma i suggerimenti dell’Alleanza non si sono fatti attendere: “Ad oggi – fa sapere il raggruppamento di soggetti sociali – il profilo attuale della misura dividerà i poveri in due gruppi: quelli che riceveranno il Rei, e quelli che non lo riceveranno. Tale discriminazione può essere compresa solo se temporanea e, quindi, da considerare come un primo passo nella prospettiva di un progressivo ampliamento dell’utenza. I dati elaborati dall’Alleanza invitano a non perdere di vista anche l’ammontare del contributo per evitare un rischio molto concreto: quello che volendo massimizzare il numero di beneficiari senza investire a sufficienza si assistano sempre più persone senza dar loro la possibilità di raggiungere uno standard di vita dignitoso. Attualmente si prevede che il 15% dei finanziamenti statali contro la povertà sia destinato ai Comuni per i suddetti percorsi. Gli studi e le analisi empiriche mostrano, tuttavia, che si tratta di una percentuale inadeguata, che dovrebbe essere portata al 20%.

Proprio in questi giorni si sta discutendo di possibili novità che dovrebbero riguardare la somma da investire sul Reddito d’inclusione sociale. L’occasione è data dal dibattito sulla legge di stabilità. Il Governo ha proposto un aumento dei fondi da investire. Se la proposta dell’Esecutivo dovesse essere approvata così com’è, senza modifiche, nel 2018 potranno ricevere l’assegno solo le famiglie con figli minorenni, donne incinte, componenti disabili e disoccupati ultra 55enni. Secondo uno studio che l’Alleanza contro la povertà ha realizzato, il Rei così riformulato potrebbe raggiungere un milione ottocentomila persone, cioè un terzo circa di quelle che vivono in povertà assoluta. Di quì le proposte che sostanzialmente sono due: aumentare il contributo economico, oggi ritenuto troppo basso, e cercare di rendere più efficaci le misure che puntano al reinserimento delle persone.

Non sappiamo come si svilupperà su questi temi il dibattito politico. ma una cosa è sicura: la domanda si potrà cominciare comunque a farla da dicembre negli Uffici territoriali che saranno indicati dai Comuni e dagli Enti preposti, che poi invieranno tutte le domande loro pervenute all’Inps. Certo non tutti avranno notevoli benefici e speriamo che, col tempo, le cose possano migliorare. Intanto però registriamo un fatto positivo: un lavoro partito dalla concretezza di una collaborazione tra associazioni e realtà che sono da sempre a stretto contatto con le persone comuni e che, senza strepiti, ma dialogando tra loro e con il Governo, stanno superando posizioni anche molto diverse per un obiettivo comune, ha raggiunto comunque un risultato. Sicuramente è solo una tappa, seppur importante, di un percorso ancora in salita e tutto da completare. Eppure anche il Giro d’Italia lo vinci solo se vai bene nelle varie tappe ed hai una buona squadra che lavora insieme a te.

Massimiliano Spiriticchio

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