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Il progetto federalista per l’Europa tra Brexit e contesto politico

venerdì, Marzo 24, 2017
Il progetto federalista per l’Europa tra Brexit e contesto politico

In tempi di crisi economica, immigrazione, problemi per la nostra stessa sicurezza sono tante le critiche che ogni giorno si registrano all’Unione Europea. Stretti tra Brexit, caso Grecia, difficoltà di casa nostra e problemi non di poco conto nella gestione dei conflitti in giro per il mondo, spesso sentiamo parlare di Ue solo in termini di vincoli e regole, norme da rispettare e, al massimo, opportunità da cogliere in termini d’investimenti da fondi, appunto, europei. Ma come si è arrivati a concepire l’idea di un ‘Europa unita? A che punto siamo davvero? Esiste davvero la possibilità di un’Unione Europea che sia e venga percepita dai suoi cittadini in maniera diversa da quanto accade oggi? Sono tutte domande che, nell’imminenza dell’anniversario dei Trattati di Roma e della stipula di un documento unitario firmato da 27 Stati membri, si ripropongono alla nostra attenzione. Ne abbiamo parlato con Gabriele Panizzi, ex europarlamentare e attualmente Membro del Consiglio di Presidenza del Consiglio Italiano del Movimento Federalista Europeo, la cui storia prese mosse durante la Seconda Guerra Mondiale, tra le lacerazioni morali e materiali dell’Europa divisa.

 

Lei spesso ricorda le origini dell’Unione Europea: perchè?

L’avvio del processo di integrazione europea (con la “dichiarazione Schuman” del 9 maggio 1950; ma non si può dimenticare che il contributo di Jean Monnet che, peraltro, fu il primo Presidente CECA) è stata la risposta alla rinascita di nazionalismi che avevano caratterizzato, in particolare, i primi cinquant’anni del secolo con due guerre mondiali.

Prima della “dichiarazione Schuman”, nel confino fascista dell’isola di Ventotene, 1941, quando era in atto la seconda guerra mondiale e le forze armate di Germania, Italia e Giappone invadevano Europa, Africa e Asia, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli formularono un progetto politico istituzionale (Manifesto di Ventotene) per fronteggiare le problematiche di un mondo che proprio la seconda guerra mondiale aveva introdotto alla globalizzazione: si trattava di sostituire alle logiche delle dittature (aggressione dei più deboli, soppressione della libertà e dei diritti della persona umana, razzismo, negazione della democrazia, …) il diritto e la costruzione di istituzioni sopranazionali capaci di evitare che la globalizzazione divenisse occasione di sopraffazione dei più forti nei riguardi dei più deboli.

La Federazione Europea, configurata nel Manifesto di Ventotene come primo passo per un assetto istituzionale planetario fondato sulla pace, sul rispetto dei diritti della persona umana, sulla libertà e sulla democrazia, è il punto di partenza per il processo di integrazione europea che, ancora lontano dal traguardo (la “Federazione degli Stati europei” e non l’attuale assetto intergovernativo), tuttavia, ha garantito ai Paesi europei più di sessanta anni di pace e un progresso economico e sociale non riscontrabile nel passato.

Se si dimentica la Storia si rischia di precipitare nuovamente in situazioni di guerra: oggi le armi nucleari potrebbero provocare la distruzione del pianeta Terra e del genere umano.

 

Come illustrerebbe sinteticamente la proposta portata avanti dal Movimento Federalista Europeo e dal Consiglio Italiano del movimento Europeo?

Il Movimento Federalista Europeo/MFE fu fondato a Milano il 27-28 agosto 1943, su iniziativa di Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, sulla base  di Tesi politiche che considerano la federazione europea un presupposto per il perseguimento dei fini progressivi della nostra civiltà: “Indipendenza nazionale, libertà, socialismo saranno cose vitali e benefiche solo se avranno come premessa – e non semplicemente come conseguenza – la federazione, vale a dire un ordinamento politico che garantisca la pace e la giustizia internazionali”.

Il Movimento Europeo fu fondato a L’Aja il 7-11 maggio 1948. Tra i fondatori Winston Churchill. Si articola in Consigli Nazionali.

Si legge nel Preambolo dello Statuto: “Il Consiglio Italiano del Movimento Europeo/CIME è espressione di tutte le forze democratiche – partiti, sindacati, associazioni – impegnate per il conseguimento dell’unità europea, intesa secondo il messaggio di Ventotene che ispirò la resistenza antifascista e quale federazione fra tutti gli Stati  Europei a regime democratico che possano e vogliano aderirvi in piena parità di diritti e di doveri”.

 

Lei ha detto che l’occasione data dall’anniversario dei Trattati di Roma dovrebbe essere non soltanto un momento celebrativo, ma un’occasione concreta per riflettere sul da farsi: che significa? Ritiene che ciò stia in qualche modo accadendo nei vari incontri che si stanno svolgendo in questi giorni?

I Trattati di Roma (non solo quello istitutivo della Comunità Economica Europea/CEE, anche quello istitutivo della Comunità Europea dell’Energia Atomica, generalmente denominata EURATOM) furono la risposta funzionale alla caduta (Assemblea Nazionale Francese, 30 agosto 1954) della Comunità Europea di Difesa/CED che avrebbe dato luogo ad un assetto politico e istituzionale sopranazionale europeo ancora più marcato di quello della CECA.

Pertanto, dopo la caduta della CED, i Trattati di Roma consentirono la ripresa del processo di integrazione europea, ma si basarono su un assetto intergovernativo che (ancorchè gli Stati nazionali aderenti fossero solo 6) non avrebbe garantito la formulazione e la conduzione di politiche dell’economia e dell’energia adeguate alle dinamiche in atto nell’intero pianeta (nonostante la divisione del mondo in blocchi sotto l’egemonia di USA e URSS). Per l’energia, l’EURATOM non divenne operativo per volontà del Presidente della Repubblica francese Charles De Gaulle che volle assicurare alla Francia la “force de frappe” nucleare.

La sottoscrizione, a Roma il 25 marzo prossimo, di un documento da parte dei 27 Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea (il Regno Unito ormai è fuori UE), dopo aver assistito, in questi ultimi anni, a notevoli divisioni fra detti autorevoli rappresentanti degli Stati UE, certamente è un evento positivo. Tuttavia, la mancanza nel documento di riferimenti alla esigenza del salto di qualità politico e istituzionale (verso la Federazione europea) ne indebolisce il significato e la efficacia.

Le forze federaliste dovranno, comunque, intensificare la loro azione per far comprendere ai cittadini europei la necessità di un’Unione Europea Federale capace di svolgere un ruolo planetario di pace e di progresso.

 

In occasione della proposta d’iniziativa popolare “Uno di noi” che chiedeva di riconoscere, con  1.894.693 firme in tutta Europa, di riconoscere la dignità di essere umano dell’embrione, il testo su cui erano state raccolte le firme non è stato ammesso al dibattito nel Parlamento Europeo, tanto che ora la richiesta continua ad essere fatta con un’altra raccolta di firme, stavolta tra operatori sanitari, politici ed esperti diritto. Come giudica il mancato dibattito al Parlamento Europeo su questa e su altre vicende? Come si potrebbe fare in modo che le istanze su cui il popolo direttamente chiede di esprimersi vengano effettivamente trattate dalle Istituzioni Europee?

L’elezione del Parlamento Europeo a suffragio universale e diretto, per la prima volta nel giugno 1979, fu il risultato di una lunga battaglia democratica condotta da cittadini, enti locali e regionali, forze politiche. Il Parlamento Europeo è un pilastro della democrazia europea che ancora deve essere definita attraverso il superamento dell’assetto intergovernativo dell’Unione Europea.

Ritengo, pertanto, che il Parlamento Europeo debba prestare particolare attenzione alle richieste dei cittadini europei.

Non conosco le motivazioni che hanno dato luogo alla non ammissibilità al dibattito in aula della richiesta di circa 2 milioni di cittadini europei di riconoscere dignità di essere umano all’embrione.

 

Ritiene fattibile un’Unione Europea federalista nella cui Costituzione si scriva che ci sono diritti inalienabili (come quello alla vita ed alla libertà di pensiero ed informazione) difesi in modo chiaro e netto?

La battaglia per la Costituzione europea ha caratterizzato le forze federaliste fin dal loro nascere e le caratterizza tuttora. Altiero Spinelli è stato uno dei principali assertori della esigenza di una Costituzione Europea e, con il Progetto di Trattato che istituisce l’Unione Europea (Parlamento Europeo, 14 febbraio 1984), ha certamente contribuito al conseguimento di importanti progressi nel processo di integrazione europea (Atto Unico  di Lussemburgo/L’Aja, 17/28 febbraio 1986,  sulle quattro libertà di circolazione delle persone, delle merci, dei capitali e dei servizi; Trattato di Maastricht, 7 febbraio 1992, ancorchè incompleto relativamente al “governo europeo della moneta unica”).

La “Convenzione per il futuro dell’Europa”, istituita con la dichiarazione di Laeken il 15 dicembre 2001 con il compito di formulare una Costituzione per l’Europa, svolse il compito assegnatole, ma i cittadini di Francia e Olanda, con appositi referendum (29 maggio e 1° giugno 2005), respinsero la proposta. Conseguentemente venne approvato (13 dicembre 2007) il Trattato di Lisbona che modifica il Trattato di Maastricht. Detto Trattato entra in vigore il 9 dicembre 2009, insieme alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che costituisce un importante documento a tutela dei diritti fondamentali della persona umana.

La battaglia per la Costituzione (mandato costituente al Parlamento europeo con le elezioni del 2019) deve continuare ed essere intensificata. Tuttavia non va sottovalutata la suddetta Carta europea dei diritti fondamentali.

 

Lei pensa davvero che la Brexit si verificherà? Come pensa che dovrebbe essere affrontata la trattativa con il Governo britannico?

Dopo la formalizzazione del risultato del referendum da parte del Parlamento del Regno Unito di Gran Bretagna, a partire dal prossimo aprile inizierà la trattativa con l’Unione Europea per stabilire le modalità di uscita e i rapporti che permarranno (?) tra UK e UE.

La questione è complessa anche in relazione al quadro di politica planetaria conseguente anche alla elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America (rapporti USA/UE, NATO, politiche verso Africa – in particolare mediterranea – Medio Oriente e Asia, Russia, …).

Tuttavia ritengo necessario assumere un atteggiamento di fermezza, ad evitare che dopo Brexit vi siano altre fuoriuscite dalla UE.

Anche per questo è opportuno che il prossimo 25 marzo i 27 Capi di Stato e di Governo degli Stati UE firmino un documento comune, nonostante la certezza che non sarà quello che i federalisti vorrebbero.

 

A proposito della proposte del movimento Federalista Europeo preferisce definirlo un progetto o un sogno?

Gli autori del Manifesto di Ventotene elaborarono una proposta politica per la quale si batterono: Eugenio Colorni fu ucciso dai fascisti nel maggio 1944, Altiero Spinelli fino alla sua morte (23 maggio 1986) condusse le sue battaglie per la Federazione Europea.

Ritengo improprio (e inopportuno) parlare di “sogno”.

La Federazione Europea è una proposta politica razionale in un mondo inquieto nel quale gli europei dovrebbero portare il proprio contributo con l’esempio di una costruzione sopranazionale caratterizzata da istituzioni capaci di elaborare politiche planetarie e tradurle in azioni.

L’assetto federale consentirebbe questo salto di qualità della presenza europea nel mondo. Il rispetto della identità di ciascun Paese europeo sarebbe assicurato (la Federazione non è uno Stato totalitario!) e, nel contempo, sarebbe possibile il contributo della tradizione intellettuale e della cultura europea per un assetto planetario di pace.

Massimiliano Spiriticchio

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