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Il Presepe a Natale: tradizione e originalità nelle scuole e nella storia

mercoledì, Dicembre 19, 2018
Il Presepe a Natale: tradizione e originalità nelle scuole e nella storia

A Natale, si sa, ci sono le tradizioni e, bene o male, tutti con esse ci confrontiamo. La festa, oltre che dal suo significato più autentico, la celebrazione cioè della nascita di Gesù e tutto quanto ne consegue in termini religiosi e storici, è caratterizzata da una serie di costanti che hanno per oggetto alcuni elementi comparsi mano a mano sulla scena lungo il corso della storia. I secoli hanno visto arrivare l’Albero di Natale, i vari riti, ma anche dolci insostituibili come il pandoro, il panettone, i torroni e le leccornie che ovunque dominano in questo periodo festivo, mentre non può certo mancare da quest’elenco qualcosa che descrive meglio di tante parole, con la forza delle immagini e del racconto, ciò da cui la festa trae la sua origine: il Presepe. Negli ultimi decenni, però, si è aggiunto un elemento tipico dei nostri tempi: la polemica sull’opportunità di realizzarlo nei luoghi pubblici, in primis le scuole. Ogni anno, puntualmente, si sente di qualche istituto scolastico i cui vertici hanno deciso di non farne fare uno ai bambini e ragazzi che lo frequentano. Ogni anno, con la stessa puntualità, qualcuno ricorda che, in realtà, l’esistenza del Presepe non è un problema per nessuna religione e che, anzi, alcune comunità religiose non cristiane sono in prima fila a chiedere che lo si faccia. Eppure noi di Vortici.it non possiamo fare a meno di svolgere il nostro mestiere di giornalisti e di osservare e riportare quanto accade nelle città e paesi. Del resto, basta girare le proprie città per vedere spuntare quà e là mostre, rassegne e natività di tutti i tipi che raffigurano semplicemente la nascita del Bambinello. Fanno eccezione le scuole? Non solo, nella maggior parte dei casi, la risposta a questa domanda è no, ma addirittura, in diverse zone d’Italia, fioccano iniziative che accendono d’entusiasmo grandi e soprattutto piccini. Dalle “nordiche” Varese e Abbiategrasso alla “sicula” Marsala passando per l’abruzzese San Giovanni Teatino si moltiplicano le amministrazioni comunali che premiano i Presepi più belli, con tanto di sindaco di qualsivoglia colore politico in testa alla delegazione che conferisce i riconoscimenti. In alcune località si è anzi deciso di organizzare una vera e propria scuola in cui imparare a realizzare ambienti e personaggi. A Montesilvano gli alunni sono entrati in un vero e proprio laboratorio ed hanno imparato a rappresentare i personaggi, guidati dall’artista Tecla Cecamore, per poi mettere in mostra in questi giorni i loro lavori, a scuola prima e al Pala Dean Martin poi. “É stata una bellissima esperienza – commenta Renato Petra, presidente di Amare Montesilvano, associazione promotrice dell’iniziativa – che ripeteremo e proporremo il prossimo anno in tutte le scuole del territorio e che sarà un volano per avere al nostro Museo laboratorio dei presepi una sezione dedicata alle scuole con i tantissimi lavori dei bambini”.

A Ravenna invece la caratteristica si chiama ceramica: proprio questo è, infatti, il materiale usato dall’Istituto Gaetano Ballardini con la collaborazione del Museo Diocesano e del giornale Il Piccolo: “I nostri 120 anni di pubblicazione e i 100 anni di formazione dei giovani studenti del Ballardini, si ritrovano uniti in un cammino di valorizzazione delle reciproche specificità” ha scritto il direttore del settimanale Giulio Donati nel numero dedicato ai presepi preannunciando una collaborazione anche sullo speciale presepi del 2019.

Ma ovunque il Presepe si inserisce in un discorso pedagogico e comunicativo, lanciando messaggi tutti da cogliere. Così, mentre c’è una scuola milanese in cui è fatto con i libri, nel veronese è addirittura diventato “ecologico”: “Abbiamo voluto, quest’anno, realizzare una mostra per tutti, per il paese, per chiunque abbia piacere di entrare e tornare a vivere lo spirito del Natale con gli occhi di bambino – spiegano dall’asilo di Rosegaferro – Sapevamo che i lavori dei bambini sarebbero stati bellissimi, ma, una volta allestita la mostra, siamo rimaste noi stesse sbalordite da tanta creatività e fantasia. Ci piace pensare che anche per i bambini è una soddisfazione accompagnare le proprie famiglie in visita. C’è un pò di ognuno tra tutti quei Presepi, alberi e colori”.

A Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, i bambini delle scuole fanno addirittura il Presepe Vivente: gli alunni della scuola dell’infanzia dell’Istituto Comprensivo Nino Pino Balotta, stanno curando proprio in questi giorni la rappresentazione della Natività che si svolge il 20 dicembre, nel suggestivo scenario dell’Oasi di Sant’Eusenzio di Pozzo di Gotto, in via Risorgimento. “L’Oasi – ricordano le docenti – si trasformerà nel villaggio di Betlemme ed offrirà alla cittadinanza l’occasione di immedesimarsi nel significato profondo del Natale cristiano, radice della più gioiosa festa dell’anno”. La rappresentazione vede coinvolti circa 100 figuranti fra bambini e docenti, tutti impegnati nei quadri di arti e mestieri antichi, per mantenere forte il senso ed il significato della tradizione che si celebra.

Insomma la nascita di Gesù coinvolge davvero tutti, ancora oggi, non solo chi è credente, facendosi ponte tra generazioni e culture diverse. Del resto tradizione, nel suo significato letterale, significa proprio passaggio di elementi ritenuti importanti di generazione in generazione, senza escludere novità che comunque conservino l’elemento centrale di ciò che viene trasmesso.

Ma da dove nasce la voglia di rappresentare la nascita di Gesù? Qualcuno forse penserà a quel primo Presepe Vivente fatto da San francesco di Assisi durante il Medioevo. In realtà, però, la rappresentazione pittorica della natività esisteva già nel III secolo, quando, nelle catacombe, si avvertì la necessità di raccontare con le immagini le scene bibliche e, in particolare, quelle del Vangelo, in cui un ruolo importante fu riconosciuto alla Mamma di Gesù: Maria. Ecco la spiegazione data da un esperto che segue le catacombe di Santa Priscilla a Roma, dove fu ritrovata nel XIX secolo la più antica Natività, ritratta nell’immagine che fa da “copertina” a quest’articolo.

Dunque il Presepe racconta una storia, ma contiene anche una sua storia, fatta di arte e sensibilità popolari. Una storia da conservare e rilanciare, proprio come si fa con le più belle tradizioni.

Massimiliano Spiriticchio

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