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Il Papa, le Olimpiadi, gli sportivi, le scuole e i bambini: tutti uniti per la Pace!

giovedì, Febbraio 22, 2018
Il Papa, le Olimpiadi, gli sportivi, le scuole e i bambini: tutti uniti per la Pace!

Quest’articolo nasce da un pensiero che mi ha raggiunto in questi giorni di fronte alla contemporaneità di due eventi di natura molto diversa, ma accomunati da un elemento tutt’altro che secondario: il desiderio di Pace. Seguire nello stesso periodo una delle più grandi e belle manifestazioni sportive, ossia le Olimpiadi Invernali, e la cronaca internazionale legata anche alle parole di Papa Francesco mi ha fornito uno spunto di riflessione, dato che tanto le parole e i gesti del Pontefice quanto i Giochi Olimpici in sè e, ancora di più quelli coreani, sono elementi che stanno rafforzando le iniziative per la Pace a qualunque latitudine e a tutte le età.

Quanto alle Olimpiadi, quelle di PyeongChang non sono solo il teatro delle imprese sportive (su tutte quelle, soprattutto “in rosa”, della nostra Italia con Arianna Fontana, Sofia Goggia e tutti gli altri protagonisti), ma anche di quella che potremmo quasi definire una “Pax olimpica”, con la comunità internazionale impegnata in un difficile disgelo tra le due Coree, che però in questi Giochi sono unite con tanto di stretta di mano e, soprattutto, contatti diplomatici tra i rappresentanti dei due Paesi. Certo nessuno si fa illusioni e sono numerosi gli esperti che ricordano i problemi all’origine delle tensioni internazionali: dagli attriti sul confine tra i due Governi agli interessi contrapposti delle grandi potenze mondiali, passando per il possesso di armi nucleari e il dibattito sulla reale efficacia delle sanzioni economiche imposte al regime nordcoreano. Vale la pena, però, ricordare che non si sentono più da settimane, e in particolare da quando le Olimpiadi sono iniziate, le minacce su possibili lanci di missili nucleari. Si sente invece parlare di contatti diplomatici tra Sud e Nord Corea e di una sempre maggiore autonomia diplomatica da parte proprio del governo di Seul, che ora sta portando avanti Olimpiadi sul cui svolgimento in sicurezza non tutti avrebbero scommesso.

Quello che però fa riflettere ancora di più è il fatto che la manifestazione in corso a PyeongChang è osservata in tutto il mondo da persone di tutte le lingue e di tutte le età, interessate non solo alle imprese sportive, ma anche al significato dei Giochi. Sì, perchè gli stessi Giochi Olimpici in cui gareggiano nord e sudcoreani sono quelli in cui ci sono sia Israele che l’Iran, in rapporti non proprio idilliaci tra loro, come pure tanti Paesi africani, come Ghana, Nigeria, Marocco, Kenya e Togo, periodicamente attraversati da crisi internazionali che interessano anch’esse le grandi potenze mondiali. Si comprende allora perchè è sempre attuale quel simbolo dei cinque cerchi che, nelle intenzioni del barone De Coubertin doveva unire le Nazioni in una sorta di “abbraccio” simboleggiato dall’intrecciarsi dei cerchi.

Proprio l’abbraccio è l’immagine che viene in mente pensando all’iniziativa che Papa Francesco ha proposto all’Angelus del 4 febbraio scorso con queste parole: “Ed ora un annuncio. Dinanzi al tragico protrarsi di situazioni di conflitto in diverse parti del mondo, invito tutti i fedeli ad una speciale Giornata di preghiera e digiuno per la pace il 23 febbraio prossimo, venerdì della Prima Settimana di Quaresima. La offriremo in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan. Come in altre occasioni simili, invito anche i fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune, ma tutti insieme. Il nostro Padre celeste ascolta sempre i suoi figli che gridano a Lui nel dolore e nell’angoscia, «risana i cuori affranti e fascia le loro ferite» (Sal 147,3). Rivolgo un accorato appello perché anche noi ascoltiamo questo grido e, ciascuno nella propria coscienza, davanti a Dio, ci domandiamo: “Che cosa posso fare io per la pace?”. Sicuramente possiamo pregare; ma non solo: ognuno può dire concretamente “no” alla violenza per quanto dipende da lui o da lei. Perché le vittorie ottenute con la violenza sono false vittorie; mentre lavorare per la pace fa bene a tutti!”.

Due sono i Paesi in particolare citati dal Papa. Il primo è il Congo, di cui il missionario padre Giulio Albanese ha scritto recentemente su Avvenire: “Possiede – è bene rammentarlo – la metà della riserva mondiale di cobalto utilizzata per le fibre ottiche, ma anche per la produzione di armamenti, ed è il quarto produttore di diamanti, con immense riserve di uranio, oro, coltan, rame e petrolio. Dunque, contrariamente a quanto spesso si pensa, questo Paese non è affatto povero, semmai è impoverito. È proprio per questa ragione che da tempo il gesuita Rigobert Minani denuncia l’inganno. Si tratta di uno degli esponenti più autorevoli della società civile congolese che da anni va ripetendo che «quando si dice che il Congo è uno “scandalo geologico” s’intende che il Paese è potenzialmente ricco». Da sempre queste ricchezze hanno condizionato la storia nazionale. Sì, proprio le stesse risorse che sono state al centro delle guerre che dal 1996 al 2003 (con penosi strascichi fino ai giorni nostri) hanno insanguinato l’ex Zaire, provocando 4, se non addirittura 5/6 milioni di morti. Col risultato che oggi la situazione politica nazionale è incandescente, segnata com’è dalla repressione nei confronti della società civile e in particolare di quei cattolici che, lo scorso 31 dicembre, hanno protestato contro coloro che nel Paese africano impediscono lo svolgimento delle elezioni”. Il missionario sottolinea i grandi interessi internazionali sulle ricchezze congolesi. L’altro Paese su cui Papa Francesco richiama l’attenzione è il Sud Sudan: ” Il Paese – racconta il sito Vatican news è indipendente solo dal 2011 e nel dicembre del 2013 i contrasti politici sono precipitati in un conflitto, dopo che il Presidente Salva Kiir, di etnia dinka, ha accusato il suo vicepresidente Riech Machar, di etnia nuer, di aver organizzato un colpo di Stato alle sue spalle. La combinazione di instabilità, guerra, siccità e una grave crisi economica, ha provocato una disperata mancanza di cibo, violenze diffuse e un massiccio esodo della popolazione tant’è che a febbraio 2017 è stato dichiarato lo stato più grave di “carestia” in diverse zone del Paese. Le agenzie delle Nazioni Unite stimano che più di 7 milioni di persone (degli oltre 12 milioni di abitanti totali del Paese) necessitano urgentemente di assistenza umanitaria. L’Alto Commissariato delle Nazione Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha inoltre reso noto che dall’inizio del conflitto un sud sudanese su tre, ha cercato protezione sia all’estero sia entro i confini nazionali, il 90% sono donne e bambini”.

Le notizie in arrivo da Congo e Sud Sudan, come da tanti altri Paesi per i quali il Papa chiede di mobilitarsi, sono tutt’altro che incoraggianti. Ma segnali di speranza non mancano, e non solo perchè anche in quei territori operano tante persone ed associazioni che danno un aiuto concreto a popolazioni stremate da guerre e povertà, ma anche perchè l’appello del Pontefice è stato preso sul serio da molti. In questi giorni sono tante le organizzazioni e le Istituzioni di tutti i tipi che stanno annunciando la loro adesione, come potete notare dai lanci di agenzia che appaiono sulla destra dei vostri schermi dall’home page del nostro sito. Tra queste una in particolare ha colpito l’attenzione di chi vi scrive: quella della Federazione italiana scuole materne. In una sua nota si legge: “La Fism accoglie l’esortazione del Papa e invita tutte le scuole dell’infanzia, educatrici e bambini con le loro famiglie a partecipare all’iniziativa, trovando il tempo e lo spazio durante la giornata per rivolgere un pensiero a coloro che soffrono nel mondo per le tante guerre che si stanno combattendo e condividere le ragioni della Pace. La Pace è possibile e tutti noi dobbiamo operare per costruirla insieme!”. Se davvero tutti decidiamo di coinvolgere anche i più giovani in un impegno vero e concreto per la Pace, allora davvero si può sperare!

 

 

Massimiliano Spiriticchio

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