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Il linguaggio della rete: croce & delizia

lunedì, Marzo 4, 2019
Il linguaggio della rete: croce & delizia

Noi di Vortici.it tempo fa, ci siamo occupati del mondo della comunicazione parlandovi del giornalismo digitale. Questa settimana parliamo sempre di comunicazione ma lo facciamo prendendo in esame il nostro linguaggio digitale quotidiano.

Essere liberi nel mondo del web e dei social network (reti sociali) non significa automaticamente poter dire tutto quello che si pensa, bensì pensare bene a tutto quello che si dice o meglio si scrive. Questa è la regola d’oro che tutti noi dovremmo seguire prima di postare, commentare o condividere contenuti online sui nostri profili social, per tutelarci da inevitabili errori di comunicazione, fraintendimenti, critiche. Il web lo sappiamo è costantemente avvelenato da: notizie false, fenomeni di bullismo, cattiverie gratuite di ogni tipo, attacchi provenienti da persone che fomentano l’odio, la paura e la diffidenza. Come ogni cosa, esiste anche, il rovescio della medaglia, ovvero l’aspetto positivo, che al contrario ci ha portato a conoscere, un luogo meraviglioso e ricco di opportunità, attraverso un semplice click (Vortici Magazine per esempio, è in quanto tale, un’opportunità informativa, esistente, proprio grazie ad Internet). Occorre anche sottolineare come gli stessi social siano diventati sempre di più un canale importante e imprescindibile per l’informazione, non sempre facile da decifrare.
Dopo i tecnofobici (ex iperconnessi, ovvero, coloro che per liberarsi dal senso di oppressione e dalla reperibilità continua, hanno smesso di navigare e gettato nella spazzatura gli smartphone), ci sono gli  iperconnessi convinti (sono la maggioranza) che non spengono il telefonino perché online ci vogliono o ci devono stare.
“La maggioranza di noi in realtà è felice quando è connessa ma online è difficile capirsi, la comunicazione deraglia facilmente”, – spiegano il filosofo Bruno Mastroianni e la sociolinguista Vera Gheno, autori di: Tienilo acceso – Posta, commenta, condividi senza spegnere il cervello (Longanesi Editore), un manuale pratico che insegna a comunicare bene e vivere meglio in rete. – “Per non cadere in errore bisogna partire dalle parole. È necessario capire e farsi capire attraverso una scelta accurata e consapevole dei vocaboli e delle immagini”. Il nocciolo della questione è proprio riuscire a usare una terminologia corretta, consona e senza spazi di fraintendimento. Sembrerebbe essere la scoperta dell’acqua calda ma sappiamo bene invece, come usare le parole giuste non sia sempre facile. Come si fa? Di seguito eccovi in sintesi, i quattro spunti su cui riflettere, estrapolati da questa nuova guida del linguaggio web.

1. Non è vero che conta solo la sostanza del discorso, contano la forma e l’attenzione che gli diamo.
Il nostro lessico include dalle 300.000 al milione di parole, secondo lo Zingarelli. Le sfumature perciò contano. Niente sottintesi, occorre essere pertinenti, usare termini corretti e precisi in un continuum…sintetico. Le parole fanno testo, vanno usate con cura e senza fretta. Se avete poco tempo per dedicarvi alla scrittura di un post, commentare un fatto, una fotografia o un video, meglio non postare nulla.

2. Parlare di sé stessi.
Online pubblico e privato sono in perenne collegamento, che ci piaccia oppure no. Ciò che sembra è. Quando si scrive sui social o sul web, si deve sempre prendere in considerazione la percezione di chi legge. Mantenere una soglia di riservatezza si può, se si è autori consapevoli della propria narrazione in modo che le informazioni che circoleranno nel web su di noi non vadano contro ciò che vogliamo comunicare. Nome, fotografie, video, descrizione del profilo, abitudini, passioni, competenze: il nostro curriculum è sotto gli occhi di tutti e conseguentemente anche la nostra reputazione. Ciò che non è utile alla narrazione che abbiamo deciso, va escluso.

3. Fake, eco, bolle che scoppiano, algoritmi. Cosa leggiamo?
Parlare di ciò che succede online non è un’operazione da fare come se si stesse commentando un fatto di cronaca nel bar di quartiere. La rete ha ben altre dinamiche. Gli algoritmi garantiscono un flusso gigantesco di contenuti frutto anche delle nostre connessioni sui social, anche quando sono poco numerose. Osservare il mondo con chiarezza attraverso i filtri degli algoritmi non è per niente facile. Si scambia la realtà per ciò che appare, anche quando corrisponde solo alla somma delle nostre convinzioni nella nostra lista di contatti. Finiamo inseriti in una bolla e la scambiamo per il mondo. Prese di posizione e flame (discussioni accese e litigi) online sono inoltre proporzionali alla complessità dell’argomento. Quanto traffico e post generano temi come: i vaccini, i migranti o le questioni economiche? Un’infinità. Perciò è bene valutare il contesto, risalire alle fonti (chi lo dice?), controllare il tempo e il luogo, controllare le conferme e chi lo conferma (livello di autorevolezza) e se ci sono altre versioni. Non bisogna fermarsi ai titoli, l’immediatezza illude. Non bisogna fidarsi neanche delle proprie sensazioni, meglio indagare a fondo.

4. SOS per chi ha fatto errori online.
In un mondo ideale, nessuno fa errori e, come direbbero i nostri nonni, “solo chi non fa non sbaglia”. Come recuperare un post errato appena pubblicato? Cancellarlo non sempre si può e l’eliminazione fa perdere traffico. Inoltre c’è la possibilità che qualcuno abbia screenshottato (catturato) la schermata incriminata, rendendola riproducibile oppure la si è già condivisa e rilanciata.

Quotidianamente, la rete modifica l’italiano con l’introduzione di nuove forme di comunicazione e un nuovo lessico. Attorno all’uso delle parole si notano attitudini (atteggiamenti) e costumi sociali in perenne movimento, con i social che diventano il teatro privilegiato di scontri comunicativi con conseguenze, anche pesanti, che investono il “mondo reale”. La questione dei neologismi del web occupa intere pagine nei quotidiani. Più in generale, dai social s’insinua nella “vita reale” un chiacchiericcio continuo, condito da una buona dose di antipatia ma anche di aperta ostilità. La ricerca della battuta sferzante, del sarcasmo che vorrebbe essere intelligente, sta diventando la cifra comunicativa prevalente dei nostri giorni.
Oggi più che mai la nostra vita reale è contemporaneamente online e offline, e non sempre siamo in grado di gestire questa complessità. Noi per primi, troppo spesso, siamo a corto di strumenti per governare questa nuova doppia dimensione esistenziale: siamo dei neopatentati alla guida di una macchina potentissima, con tutti i pericoli che ne conseguono. Nel suo piccolo, ogni utente della rete può fare la differenza. Questo vademecum dunque è utile per tutti quelli che trascorrono online una parte, anche piccola, della propria esistenza, utile(ripetizione voluta) per imparare a padroneggiare la comunicazione sui social senza lasciarsi schiacciare, decifrarne i messaggi senza lasciarsi manipolare, capire e farsi capire senza cadere nelle sue tante trappole.
Nel testo si legge: […] “La comunicazione non è un’azione strumentale per trasmettere un messaggio, è una relazione con l’altro che ci fa capire meglio di noi stessi. La conoscenza non è acquisizione e catalogazione d’informazioni, ma capacità di mettere gli elementi della realtà in relazione con gli altri, tra loro e con ciò che siamo. Essere è trovare un proprio posto in questo insieme di relazioni che danno un senso alla vita. Non si può non conoscere come non si può non comunicare, così come non si può non essere”. Certamente per Esserci, aggiungo io, Internet è indubbiamente una ragione importante ma, non sufficiente… Riflettiamoci…

 

Vera Gheno: Sociolinguista specializzata in comunicazione digitale e traduttrice dall’ungherese, collabora con l’Accademia della Crusca dal 2000 e dal 2012 ne gestisce l’account Twitter, attraverso il quale dà il suo contributo alla diffusione della conoscenza della lingua italiana, con qualche sorpresa (chi non ricorda petaloso?). Insegna all’Università di Firenze, dove tiene da molti anni il Laboratorio di italiano scritto per Scienze Umanistiche per la Comunicazione, e in corsi e master di diversi atenei italiani. È autrice di saggi scientifici e divulgativi e di due libri: Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi) e Social-linguistica. Italiano e italiani dei social network.

 

 

 

Bruno Mastroianni: Giornalista e filosofo, tiene corsi sull’etica della comunicazione digitale per aziende e organizzazioni non profit e in corsi e master di vari atenei italiani. Insegna comunicazione presso Uninettuno e collabora con il dipartimento di filosofia dell’Università di Perugia. È consulente per i social media di alcune trasmissioni di Rai 1 e di Rai 3. È stato consulente per le relazioni con i media, la comunicazione di crisi e il media training per istituzioni sociali e religiose. Ha pubblicato: La disputa felice. Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico.

Immagine di copertina: Libroco 

Foto: Twitter 

Annapaola Di Ienno

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