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Il fenomeno dell’immigrazione raccontato ai bambini

lunedì, Febbraio 26, 2018
Il fenomeno dell’immigrazione raccontato ai bambini

Come spiegare la migrazione fino alle estreme conseguenze ai bambini? Carlo Marconi ha provato a discuterne insieme ai suoi alunni, dando vita così a ventuno filastrocche, una per ogni lettera dell’alfabeto, accompagnate ognuna da un’illustrazione d’autore. Attraverso il linguaggio universale della poesia e delle immagini, le filastrocche svelano ai lettori di ogni età le opportunità e i drammi delle migrazioni. Le migrazioni sono, e saranno sempre di più, un’esperienza vicina alla vita quotidiana di ciascuno di noi: da qui nasce la necessità di promuovere uno sguardo accogliente e rispettoso dell’altro.

Ogni storia ha il suo alfabeto così come ogni contesto, tutti gli avvenimenti della vita nelle varie epoche, sono connotati da alcuni vocaboli: certe parole, poi, con il tempo si perdono/disperdono, diventando desuete, scomparendo dall’uso comune. Anche i fenomeni migratori hanno un loro alfabeto che troppe volte resta imprigionato in stereotipi e cliché: clandestino, profugo, rifugiato, immigrato fanno riferimento a status giuridici diversi, eppure vengono usati come sinonimi in totale leggerezza.
Di qua e di là dal mare è una raccolta di filastrocche, freschissima di stampa – Edizioni Gruppo Abele illustrate da artisti che hanno collaborato gratuitamente.

Questo è un libro bello da leggere tutto di seguito o muovendosi liberamente con l’alfabeto dalla A di Addio alla Z di Zattera. Smonta i luoghi comuni e rimette al centro l’uomo, senza confini e senza colori con gli stessi sogni e identiche paure.

Le filastrocche in rima sono accompagnate da toccanti illustrazioni e raccontano ai lettori di tutte le età le migrazioni di oggi. Ci sono  persone costrette a fuggire dalla miseria e dalla guerra, insieme a quelle al «di là dal mare»: tra queste chi attende di ricongiungersi ai propri cari, chi accoglie chi respinge… Ci sono gli oggetti e i luoghi della fuga: barconi, zattere, mari, deserti e lunghe strade da percorrere. Ci sono i sentimenti: la paura per la fuga e per la vita, la speranza di una casa nuova e di un mondo accogliente in cui ci sia posto per tutti.

 

Vi riportiamo volentieri alcuni esempi:

 

1. So come mi chiamano ma non come mi chiamo,

il nome l’ho smarrito senza sporgere reclamo,

dimoro in una stanza come merce in magazzino:

buongiorno a tutti, sono clandestino.

2. Dev’esserci un equivoco, qualcosa di sbagliato,

mi dicono che avrei commesso un crimine, un reato,

allora mi domando se son ladro o assassino,

poi scopro di esser solo clandestino.

3. Se c’è un po’ di giustizia, se c’è vera uguaglianza,

avrò ben presto anch’io diritto di cittadinanza,

ma forse è un sogno matto, forse un sogno ballerino,

il sogno, almeno, non è clandestino.

4. Giro giro girotondo

com’è grande e bello il mondo

cinque sono i continenti

popolati dalle genti

terre ricche di colori

terre piene di tesori

rocce piante ed animali

donne e uomini ospitali

5. Girotondo smemorato

il destino è proprio ingrato

“Carità per cortesia”

“COSA VUOI DA ME? VAI VIA!”

“Ho sfidato terra e mare
E’ permesso? Posso entrare?”

“QUI OGNI COSA HA UN COSTO

TORNA INDIETRO NON C’E’ POSTO!”

6. Giro giro girotondo

com’è strano e buffo il mondo

cinque sono i continenti

che si abbracciano contenti

e una forte e salda fune

lega uomini e fortune

regge popoli e città

è la solidarietà.

 

Come scrive lo stesso autore:

[…]«Accanto all’impellente desiderio di raccontare, però, c’è un bisogno di capire, di conoscere l’identità di quelle persone che hanno perso la vita in mare, di comprendere i motivi che le avevano spinte a intraprendere un viaggio così pericoloso.
L’idea delle filastrocche migranti nasce, quindi, all’indomani della grande tragedia del 3 ottobre 2013, in cui 368 migranti morirono nel tentativo di raggiungere Lampedusa, isola della salvezza, luogo di speranza per chi fugge dalla guerra e dalla miseria. Nasce dal tentativo di dare risposta alle domande dei bambini, di chiarire i loro dubbi, di rassicurare i loro animi turbati.
Ma le filastrocche nascono anche per cercare, forse ingenuamente, di smontare quei pregiudizi che sono alla base di atteggiamenti di intolleranza e di razzismo. E prendono vita, dunque, in questo contesto privilegiato, la nostra classe, dove l’integrazione non è un’affermazione di principi o una condivisione di intenti, ma una pratica quotidiana assorbita e metabolizzata in settimane e settimane di convivenza democratica. Ma perché proprio la filastrocca? Perché la filastrocca è rima, è gioco, è festa; la filastrocca è battito, è ritmo. Perché la filastrocca aiuta a esprimere con leggerezza ciò che di per sé è difficile da dire in quanto pesante e doloroso.
Come poter pensare di dare voce ai migranti senza correre il rischio di rimanere schiacciati dalla tragicità degli eventi?
Ed ecco, allora, queste rime e questi versi, per raccontare la vita, le storie e le trame “di qua e di là dal mare”». (giuntiscuola.it)

 

 

Carlo Marconi:
Livornese di origine, Carlo Marconi vive a Pavia, dove lavora come maestro in una scuola elementare. Ama la scrittura creativa, la poesia e le filastrocche. Insieme ai suoi alunni ha scritto Lo Stato siamo Noi (Emme, 2012).

 

 

 

Immagine di copertina: Edizioni Gruppo Abele

Foto: Edizioni Gruppo Abele

 

Annapaola Di Ienno

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