Economia Società

Il Cura Italia tra “strumenti” sulla disoccupazione e sostegno alla disabilità

giovedì, Aprile 2, 2020
Il Cura Italia tra “strumenti” sulla disoccupazione e sostegno alla disabilità

Ricorderete probabilmente, da lettori appassionati del nostro giornale, che due settimane fa noi di Vortici.it ci eravamo occupati del decreto chiamato Cura Italia messo in atto per contrastare le conseguenze economiche della pandemia da Coronavirus nel nostro Paese. In quell’occasione avevamo sottolineato che alcuni punti avevano colpito la nostra attenzione e ci eravamo soffermati, in particolare, sulle misure introdotte che riguardano le famiglie. Come già detto, non è questa la sede per presentare nella sua globalità, come fatto da molte testate giornalistiche, un decreto che peraltro, oltre ad andare all’esame del Parlamento per la sua conversione in legge, sarà presto affiancato da un nuovo intervento del Governo, come più volte ribadito anche in queste ore. Lo sguardo di Vortici.it è come sempre orientato da un punto di vista particolare e cerca di far emergere aspetti che vanno effettivamente conosciuti: è il caso di alcune norme, contenute nel Cura Italia, che riguardano lavoro e persone con disabilità.

Sul primo versante, quello del lavoro, non ci sono soltanto le norme che riguardano la Cassa Integrazione, estesa a praticamente tutti i lavoratori dipendenti. Ci sono anche altre novità che riguardano la possibilità di licenziare e gli aiuti per chi ha già perso il lavoro. In particolare, una delle scelte operate è stata quella di intervenire su due strumenti i cui nomi forse risulteranno sconosciuti o quasi alla maggior parte di noi: NASpI e DIS-COLL. Cosa sono è presto detto: partiamo dalla NASpI. Si tratta di un sussidio economico che spetta a coloro che hanno perso involontariamente il lavoro e versano in uno stato di disoccupazione. Parliamo, nello specifico, di lavoratori dipendenti, con un contratto di lavoro subordinato (a esclusione dei lavoratori a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni) che acquisiscono lo stato di “disoccupati”. A questo riguardo va precisato che, per lo Stato italiano, si è disoccupati se non si ha un impiego e si è pronti a dichiararsi immediatamente disponibili a svolgere un nuovo lavoro e/o a partecipare a percorsi di politiche attive del lavoro. Non sono però questi gli unici due requisiti che servono per accedere alla NASpI perchè bisogna anche aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni che precedono il periodo di disoccupazione e aver svolto almeno 30 giornate di lavoro effettive nei 12 mesi precedenti il periodo di disoccupazione. Se rientrate in queste condizioni ma, in realtà, siete voi che vi siete dimessi dal vostro ultimo lavoro, comunque potete ricevere la NASpI, ma solo se le vostre dimissioni sono state rese “per giusta causa”. Soddisfatti tutti requisiti, si accede al contributo che arriva per un numero di settimane pari alla metà di quelle in cui si è lavorato negli ultimi quattro anni: se quindi avete lavorato per duecento settimane negli ultimi quattro anni, il contributo coprirà cento settimane. Quanto all’importo, se il vostro reddito medio non supera i 1.221,44 euro al mese, la NASpI sarà pari al 75% del reddito stesso: quindi con reddito medio di 1.000 euro sarà di 750. Se invece superate quota 1.221,44 euro, per sapere a quanto ammonta il contributo dovrete fare un calcolo matematico: prima di tutto dovrete fare la sottrazione tra il vostro reddito medio e quello di riferimento (cioè i 1.221,44 euro), poi dovrete calcolare a quanto ammonta il 25% della cifra così ottenuta, quindi dovrete calcolare il 75% del reddito di riferimento e infine sommare tra loro le cifre così ottenute. Se, ad esempio, il vostro reddito medio fosse di 1521,44 euro, dovreste fare 1521,44 – 1.221,44 = 300 euro. Poi dovreste ottenere il 25% di questa cifra, cioè 75 euro. Quindi dovreste calcolare a quanto ammonta il 75% di 1221,44 e otterreste 916,08 euro. Infine dovreste calcolare 916,08 + 75 = 991,08 euro. Comunque la NASpI non può superare un valore di 1.328,76 euro e il suo ammontare, dal quarto mese in cui la si percepisce, scende del 3% (arrivando nel nostro esempio a 961,35 euro). Oltre a questo, in alcuni casi, anche se si riesce a trovare un nuovo lavoro, si può continuare a ricevere questi soldi, anche se in forma ridotta. Vi starete probabilmente chiedendo cosa sia cambiato con il Cura Italia su questo punto. La risposta è relativa al tempo che si ha a disposizione per chiedere la NASpI: normalmente infatti per richiedere questo contributo ci sono a disposizione 68 giorni da quando si perde il lavoro. Questo limite è stato con questo decreto temporaneamente allungato arrivando a 128 giorni.

Quanto alla DIS – COLL, c’è invece da dire che così si chiama lo strumento pensato per quei lavoratori che sono stati assunti con contratto di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto e che, normalmente, non potrebbero accedere alla indennità di disoccupazione. Questo beneficio riguarda quest’anno anche gli assegnisti (cioè tutti coloro che hanno un titolo di studi che consente loro di svolgere attività di ricerca), le persone che stanno seguendo un dottorato di ricerca, i titolari degli uffici di amministrazione e tutti coloro che lavorano, come sindaci o revisori, negli organi di controllo che si occupano delle varie società ed enti. Per poter usufruire della DIS – COLL bisogna inoltre essere in stato di disoccupazione ed essere dichiararsi immediatamente disponibili a svolgere un nuovo lavoro e/o a partecipare a percorsi di politiche attive del lavoro. Oltre a questo è necessario avere almeno tre mesi di contributi versati dal 1 gennaio dell’anno che precede quello in cui si è diventati disoccupati. Quanto all’importo che viene dato a chi la percepisce, c’è da dire che, anche in questo caso, se il reddito medio mensile di chi la percepisce è inferiore a 1.221,44 euro per il 2019, esso è pari al 75% del reddito mensile stesso, cioè 916,08 euro. Se invece tale reddito supera questa cifra, bisogna prima di tutto sottrarre tra loro il proprio reddito e quello di riferimento, cioè 1.221,44 euro, per poi calcolare a quanto ammonta il 25% della cifra così ottenuta e, infine, sommare quest’ultimo numero con il 75% di 1.221,44 euro. Ad esempio, se avete un reddito mensile medio di 1.500 euro, dovete prima di tutto fare 1,500 – 1.221,44 ottenendo così 278,56. Poi dovete ottenere il 25% di questa cifra, che è 69,64 euro. Quindi dovete calcolare il 75% di 1.221,44, che è pari, come abbiamo già detto, a 916,08 euro. Infine dovete sommare 916,08 e 69,64 ottenendo l’importo della DIS – COLL che, dunque in questo caso sarà di 985,72 euro al mese. Il calcolo è quindi simile a quello che si fa per la NASpI e simile è anche un’altra caratteristica: dopo i primi tre mesi, infatti, anche quì l’importo si abbassa del 3% arrivando, nel nostro esempio, a 956,15 euro mensili. Riportiamo queste cifre perchè, per chi è disoccupato, anche se certamente non rappresentano la soluzione ai suoi problemi, sono comunque importanti, viste le difficoltà di pagare mutui, affitti, spesa e altro. La durata di questo aiuto economico dipende dai mesi di contributi versati: bisogna infatti contare quanti sono i mesi in cui chi lo richiede ha versato i contributi previdenziali nel periodo che va dal 1 gennaio dell’anno che precede la fine del rapporto di collaborazione e la data del giorno in cui tale fine è avvenuta e poi dividere il numero così ottenuto per due. Se, ad esempio chiedete la DIS – COLL ora e, dal 1 gennaio dello scorso anno ad oggi, avete lavorato con contratto di collaborazione per otto mesi, avete diritto a ricevere l’importo a voi dovuto per quattro mesi. In ogni caso, il contributo dura al massimo sei mesi e, quindi, per tornare al nostro esempio, se in quello stesso periodo avete lavorato per venti mesi, riceverete la DIS – COLL non per dieci mesi (20:2), ma per sei, visto che questo è il limite massimo. Anche su questo tipo di aiuto la novità arrivata con il recente decreto riguarda i tempi per presentare la domanda: non più 68 giorni, ma 128 da quando si è conclusa la collaborazione.

Dunque il decreto Cura Italia ha concesso più tempo per richiedere questi due tipi di aiuto per i quali ci si può rivolgere all’Inps. Ma in tema di novità da approfondire ci sono anche altri tipi di intervento da conoscere. Innanzitutto con una delle misure si è deciso di intervenire sui licenziamenti: infatti in alcuni casi, quando si viene licenziati, ci si può opporre. Lo si può fare, per esempio, se si ritiene di essere stati discriminati o se il licenziamento è avvenuto durante la gravidanza. Fare questo significa aprire una procedura d’impugnazione del licenziamento, che si attiva scrivendo all’azienda una lettera raccomandata entro sessanta giorni da quello in cui si è ricevuta la comunicazione scritta sulla cessazione del rapporto di lavoro. Poi, entro i successivi 180 giorni, occorre presentare ricorso in Tribunale o cercare una conciliazione con l’azienda. Tutto questo con il decreto varato dal Governo ha di fatto subito uno stop: mentre infatti le procedure di mobilità e licenziamento sono state in moltissimi casi impedite per sessanta giorni e si è scelto di ampliare la Cassa Integrazione, si è anche deciso di sospendere le procedure di impugnazione dei licenziamenti sempre per sessanta giorni a partire dal 23 febbraio scorso.

Ma novità sono arrivate anche per quanto riguarda le persone con disabilità: infatti i lavoratori che usufruiscono della legge 104 o perchè disabili o perchè familiari di disabili hanno diritto a svolgere la loro attività attraverso il cosiddetto “lavoro agile”, cioè, come si legge nel testo del decreto, “senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro”, se questo è “compatibile con le caratteristiche della prestazione lavorativa”. Se poi il lavoratore è affetto da “gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa, gli è riconosciuta la priorità nell’accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità agile”.

Il provvedimento governativo interviene poi su un altro punto, cioè quello dell’assistenza alle persone con disabilità: se infatti, da una parte, stabilisce che i Centri semi – residenziali “a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario e socio-sanitario per persone con disabilità” sono costretti a sospendere la propria attività fino al prossimo 13 aprile, dall’altro prevede che le Asl possono, “d’accordo con gli enti gestori dei centri diurni socio-sanitari e sanitari, attivare interventi” che non possono essere rinviati “in favore delle persone con disabilità ad alta necessità di sostegno sanitario”, se il tipo di prestazioni in questione e l’organizzazione delle strutture stesse consente il rispetto delle previste misure di contenimento. Oltre a questo, fino al prossimo 30 aprile, i genitori che convivono con un figlio disabile non possono essere licenziati se si assentano dal lavoro per assisterlo, anche se devono comunicare le loro assenze prima di metterle in atto e spiegare che questo è dovuto alla sospensione delle attività dei Centri semi – residenziali.

Non è facile sapere, al momento, cosa accadrà quando l’emergenza sarà finita e gradualmente si tornerà, anche dal punto di vista legale, alla situazione ordinaria. Certamente non tutte queste misure potranno restare anche allora, anche perchè alcune di esse sono dovute al particolare periodo che stiamo vivendo. È anche vero però che già si discute, sul versante economico e su quello delle politiche sociali, su quali siano gli strumenti destinati a durare nel tempo e quali misure nuove eventualmente adottare. Il dibattito su questo ed altri decreti sarà occasione per cominciare a capire in che direzione ci si dirigerà. Noi di Vortici.it saremo quì a cercare di tenervi sempre aggiornati. Oggi però, era importante condividere insieme determinate informazioni che, in questo momento, possono tornare davvero utili.

 

 

Massimiliano Spiriticchio

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