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Il computer è donna…

lunedì, Ottobre 28, 2019
Il computer è donna…

L’informatica? Roba da maschi! Basti pensare a Steve Jobs e Bill Gates. Ada, Grace, Hedy, Evelyn sono nomi che la storia fatica a ricordare, ma se oggi programmiamo un computer, usiamo i cellulari e siamo connessi alla rete lo dobbiamo soprattutto a queste donne.
Carla Petrocelli è l’autrice del libro: Il computer è donna – Eroine geniali e visionarie che hanno fatto la storia dell’informatica – prefazione di Mario Tozzi (Edizioni Dedalo)

L’OPERA:

Attraverso le vicende appassionanti di eroine geniali e visionarie, questo volume racconta la storia anomala dell’informatica, disciplina costellata da grandi sofferenze ed emarginazioni, soprattutto per quel che riguarda la collocazione femminile. Donne sconosciute al grande pubblico – e purtroppo, in molti casi, anche agli specialisti del settore – sono state le menti geniali che hanno posto le basi delle moderne tecnologie, senza però ricevere alcun riconoscimento, attribuito, il più delle volte, agli uomini con cui collaboravano.
Carla Petrocelli porta finalmente alla luce i loro contributi determinanti e innovativi, facendo emergere, ad esempio, le grandi somiglianze fra il poeta George Byron e sua figlia Ada, prima programmatrice al mondo, ancor più stupefacenti se si pensa che in realtà i due non si sono mai conosciuti. Vedremo come la bellissima attrice Hedy Lamarr fosse anche, nell’ombra, una scienziata brillante, capace di brevettare un’idea oggi fondamentale per le telecomunicazioni. Scopriremo poi come il gracile tenente della Marina statunitense Grace Murray Hopper, con il suo spirito d’inventiva e la sua meticolosità, ha perfezionato l’arte della scrittura del software, e conosceremo le straordinarie ENIAC Girls, donne coraggiose, forti, che hanno lottato contro il pregiudizio che le voleva solo mogli e madri. Queste donne non compaiono nei libri di storia, ma hanno indubbiamente cambiato la nostra quotidianità.

BRANO:

Evelyn Berezin: la fine delle segretarie nel “vicolo cieco”

Cosa può rappresentare un programma di videoscrittura per delle segretarie costrette quotidianamente a dover interagire con i limiti delle macchine da scrivere? Un grosso baule di trucchi magici, uno strumento fatato che può liberarle dalla schiavitù di dover riscrivere pagine rovinate da refusi ed errori o che può affrancarle dalla monotonia di produrre più copie delle stesse pagine per ampie distribuzioni. Fu visto così il Data Secretary, il computer brevettato e commercializzato nel 1968 da Evelyn Berezin con lo scopo di velocizzare e facilitare il lavoro di segreteria. Il dispositivo era in grado di registrare e conservare quello che l’utente digitava, permettendo che fosse modificato o stampato: era la prima macchina dedicata al trattamento di testi, il primo sistema per scrivere documenti utilizzando un elaboratore. «Con le macchine automatiche dotate di sistemi di videoscrittura», si citava nella pubblicità del computer, «si è praticamente eliminata la digitazione “a vuoto” di testi». Con il Data Secretary si offriva dunque una visione promettente di un futuro e si garantiva alle segretarie l’impossibilità di trovarsi nuovamente in un “vicolo cieco”.
In un’epoca in cui i computer erano nella loro fase embrionale e poche donne erano coinvolte nel loro sviluppo, Evelyn non solo progettò il primo vero word processor ma fu anche fondatrice e presidente della Redactron Corporation, la prima società impegnata esclusivamente nella produzione e nella vendita di macchine rivoluzionarie, che inizialmente aveva solo nove dipendenti. La macchina era ingombrante, lenta e rumorosa, non includeva nemmeno uno schermo, incorporava tastiera e stampante IBM, utilizzava nastri a cassetta per la memorizzazione dei documenti, ma era in grado di editare in vario modo i testi, cancellarne delle parti, copiare e incollare porzioni di frasi. In pochi anni la Redactron produsse più di 10000 Data Secretary (al prezzo di 8000 dollari l’uno!) che furono acquistati per lo più da studi legali e uffici aziendali di New York (un successo che, purtroppo, trovò il primo ostacolo nel 1976, quando IBM cominciò a immettere sul mercato prodotti analoghi che oltrepassavano i limiti della macchina della Berezin).
Evelyn diventò l’eroina dell’industria tecnologica, cominciò ad apparire su riviste e articoli dove veniva descritta come una donna con la mente logica di un ingegnere, la curiosità di un inventore e le capacità imprenditoriali di un amministratore delegato. In un articolo del 1972 del «New York Times», l’economista Leonard Sloane ha scritto: «Miss Berezin, una donna di alto livello in un campo in cui il suo sesso è ancora una rarità a tutti i livelli».
Nata nel Bronx nel 1925, figlia di due immigrati di origine russa, Evelyn si diplomò a 15 anni. Il suo Hunter College, tutto al femminile, non permetteva di studiare materie scientifiche, ma, in seguito all’entrata in guerra degli Stati Uniti, un programma speciale le permise di studiare matematica al Brooklyn Polytechnic Institute e fisica e chimica all’Università di New York. Dopo essersi laureata in fisica nel 1945, iniziò a farsi strada in un settore ancora in fase di crescita, quello che avrebbe portato alla realizzazione dei primi personal computer. Nei primi anni della sua carriera progettò sistemi informatici dedicati all’automazione delle transazioni bancarie. Lavorando come impiegata presso l’azienda Teleregister, nel 1962 mise a punto uno dei primi sistemi di prenotazione aerea computerizzati. Il programma, che abbinava i viaggiatori ai posti disponibili, venne testato dalla United Airlines con il coinvolgimento di computer connessi in sessanta città diverse degli Stati Uniti. Ogni nodo aveva tre computer in modo tale che se uno di essi non avesse funzionato, gli altri avrebbero continuato a lavorare. Questo software funzionò perfettamente per undici anni senza provocare mai alcun blocco del sistema centrale.
Difficile non comprendere quanto la sua eredità abbia influenzato la nostra quotidianità. Ogni volta che scriviamo un documento, quando facciamo un bonifico online o prenotiamo il nostro posto a sedere su un volo, le dobbiamo qualcosa. Tutti le dobbiamo qualcosa, ma nessuno ha mai sentito parlare di lei.

Estratto del libro…

Passione, determinazione e curiosità sono i tratti che accomunano le storie di queste “eroine”, che nel libro emergono come in una galleria di ritratti a tutto tondo da cui cogliere ogni sfaccettatura della loro complessa vicenda umana e storica.
Ad accompagnarle in questo viaggio, ci sono anche altre storie meno celebri, ma altrettanto emblematiche dell’informatica al femminile, che tornano a vivere abbattendo stereotipi di genere che resistono ancora oggi.

L’informatica dunque è femminile… cari maschietti fatevene una ragione. Verba volant, scripta manent! (concedetemi di essere volutamente giocosa…). Scherzi a parte, è un libro rivolto a tutti che attende di essere letto.

 

 

Carla Petrocelli insegna Storia della rivoluzione digitale presso l’Università di Bari. Studiosa del pensiero scientifico moderno, si è specializzata nell’evoluzione del calcolo automatico focalizzando l’attenzione sul rapporto tra uomo e tecnologia e sulle sue ripercussioni antropologiche. È autrice di numerosi contributi scientifici dedicati alla storia dei linguaggi di programmazione e ai protagonisti dell’informatica.

 

Immagine di copertina: Edizioni Dedalo

Foto: Università degli Studi di Bari

Annapaola Di Ienno

1 Comment on Il computer è donna…

angelo said : Guest Report 3 weeks ago

complimenti....alle donne

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