Cultura Società

I nuovi metodi di studio nelle scuole? Merito anche della didattica “inclusiva”

giovedì, giugno 28, 2018
I nuovi metodi di studio nelle scuole? Merito anche della didattica “inclusiva”

In questi giorni si fa un gran parlare di scuola. Molti dei nostri ragazzi, ai quali va l’augurio fortissimo di tutta la redazione di Vortici.it, stanno sostenendo l’esame di maturità, che tutti chiamano così perchè questo termine è entrato nelle menti e nei cuori di tutti gli italiani, che associano a quest’evento il passaggio da una stagione all’altra della nostra vita. È in periodi come questo che emerge l’importanza che la scuola ha o dovrebbe avere nella nostra società. Eppure il sistema dell’istruzione ha vissuto mutazioni profonde negli ultimi anni. Entrare in una delle scuole di oggi o informarsi sui metodi di studio che i ragazzi dei nostri giorni adottano significa entrare in contatto con concetti e tecniche, come le mappe concettuali, le reti di conoscenze e l’analisi strutturata dei testi, che per molti studenti delle epoche passate erano praticamente sconosciuti. Il dibattito sul funzionamento della scuola spesso è incentrato sul collegamento tra questa e il mondo del lavoro e ha prodotto risposte che vanno, almeno nelle intenzioni, nella direzione di un miglioramento in tal senso, anche grazie a quell’alternanza scuola – lavoro che, dal prossimo anno, entrerà anche nell’esame finale al posto del temutissimo “quizzone” su tutte le materie non trattate nelle altre due prove scritte. Ma, in realtà, ad aver determinato certi cambiamenti nelle dinamiche legate allo studio e all’apprendimento, non è solo l’esigenza di rendere quest’ultimo più “spendibile” in ambito lavorativo.

Se oggi, infatti, si usano certe metodologie e certe strategie di studio, è perchè, da un lato, si è affermata nel tempo un’attenta riflessione sulla necessità di far sviluppare le competenze che possiamo mettere a frutto in vari ambiti della vita, tra i quali principalmente quello professionale, e dall’altro si è cercato di capire come mai certi studenti hanno padronanza di determinati argomenti ed altri hanno invece grandi difficoltà. Grandi studiosi della pedagogia hanno sviluppato riflessioni e ricerche su questo punto. Uno di essi, lo statunitense Novak, mettendo in evidenza che ognuno di noi apprende meglio se l’apprendimento è significativo, cioè dotato di senso, ha rilevato che esso è più stabile quando ci coinvolge emotivamente, quando cioè, conseguendolo, ci accorgiamo che siamo in grado di padroneggiare non solo l’argomento appreso, ma anche lo stesso processo di apprendimento. Questo apprendimento rimane più a lungo e ci tornerà utile quando dovremo usarlo per risolvere un problema. Tutto questo ragionamento è di particolare utilità quando gli studenti hanno disturbi dell’apprendimento come la dislessia o disabilità di vario genere: in questi casi, infatti, le difficoltà di apprendimento si manifestano in maniera evidente. La scuola del passato aveva modi di affrontare il “problema” legato all’esistenza di questi alunni molto diversi da quelli di oggi, come le “classi differenziali” e le valutazioni del corpo docente che dovevano decidere, caso per caso, se accettare o meno la presenza di questi alunni. Voi lettori, a questo punto, forse vi starete chiedendo: che c’entrano con loro le ricerche di pedagogisti come Novak sull’apprendimento significativo? La risposta a questa domanda sta nel fatto che essi in modo particolare manifestano una difficoltà nell’apprendere rispetto alla quale le innovazioni introdotte da Novak ed altri hanno prodotto risultati talmente apprezzati da aver suscitato un cambiamento deciso nel modo d’insegnare per tutti gli studenti, nonostante le difficoltà di vario tipo che caratterizzano il mondo della scuola. Era di fatto la critica puntuale e carica di conseguenze ad un modo di insegnare che portava ad un apprendimento meccanico, in cui l’allievo apprende concetti che non sembrano in alcun modo legati con le conoscenze che già possiede e che spesso dimentica con facilità. Proprio le riflessioni sulla necessità di rendere l’apprendimento significativo e di collegare le conoscenze e le capacità acquisite con quelle già a disposizione dell’allievo spinsero Novak a proporre l’uso di uno strumento oggi molto in voga nelle nostre scuole: le mappe concettuali. L’idea di collegare i concetti tra loro in vari modi attraverso un lavoro basato su figure geometriche facilmente riconoscibili si è rivelata particolarmente utile e vincente nel campo dei disturbi dell’apprendimento. Il risultato dell’uso delle mappe concettuali con gli studenti che ne sono affetti è particolarmente apprezzato, al punto che la stessa legge italiana ne raccomanda l’utilizzo perchè i dislessici, tanto per fare un esempio, hanno un modo di ricordare basato essenzialmente sulla memoria visiva, su cui le mappe concettuali fanno leva. L’introduzione ed il sempre maggiore utilizzo di questa ed altre tecniche, legate nell’esperienza pratica proprio alla presenza sui banchi di scuola di persone con disabilità e disturbi specifici dell’apprendimento, ha consentito di testarne ancora di più l’utilità per tutti gli studenti, aprendo le porte della scuola ad un nuovo modo di intendere l’istruzione stessa. Si è aperta così la possibilità di sperimentare capacità con cui poter affrontare discipline scolastiche diverse e, quindi, nel futuro dei giovani studenti, situazioni di vita e di lavoro in cui è necessario avere un metodo proprio ben organizzato per poterle affrontare con efficacia.

Insomma, senza voler semplificare troppo, si può dire che, anche grazie al tentativo sempre in corso di rendere la scuola “inclusiva“, oltre ad aver reso l’ambiente scolastico più accogliente per chi è alle prese con disturbi o patologie di vario tipo, si sono introdotti cambiamenti e novità utili per tutti. Molti degli strumenti utili per collegare meglio scuola e mondo del lavoro e per migliorare in generale l’apprendimento di tutti, senza le tecniche usate con gli alunni che prima erano in classe differenziale, oggi semplicemente non esisterebbero.

— Massimiliano Spiriticchio

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