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“Datori di attenzione”: in Italia sono tanti e la legge comincia a “vederli”…

giovedì, Novembre 7, 2019
“Datori di attenzione”: in Italia sono tanti e la legge comincia a “vederli”…

Datori di attenzione: così si dovrebbero chiamare quelli che invece vengono definiti comunemente “caregivers”, termine che, secondo il traduttore di google, andrebbe tradotto con la parola “badanti”, che però forse non rende bene l’idea di chi siano queste persone che si prendono appunto cura di chi è anziano o alle prese con una delle tante forme di disabilità. Secondo i dati Istat, che risalgono al 2015, nella nostra Italia sarebbero stati, in quell’anno, 8 milioni e mezzo, cioè il 17,4% di tutta la popolazione italiana. Di questi circa 7.300.000 persone forniscono assistenza ai propri familiari. Sono dunque tantissimi quelli che si occupano di dare assistenza alle persone con disabilità. Ora anche il nostro quadro normativo sta cominciando a “vederli”. A loro ha pensato la Legge di Bilancio 2018 che, in assenza di una normativa stabile, ha introdotto in Italia una definizione giuridicamente valida e chiara di cosa si intende per “caregiver”: “Si definisce caregiver familiare – si legge nel linguaggio ovviamente giuridico con cui la normativa è scritta – la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto (…), di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata o sia titolare di indennità di accompagnamento”. Questa stessa legge ha istituito un Fondo da 20 milioni di euro destinato proprio a questi speciali “assistenti”. Sempre la Legge di Bilancio dello scorso anno ha stabilito che i “caregivers” possono accedere sia alla cosiddetta “Ape Social” (con 63 anni compiuti e 36 anni di contributi versati) che alla “pensione quota 41”, quella dei lavoratori precoci. In entrambi i casi, rispettando determinati parametri su cui ci si può informare presso Inps, Patronati e Centri di Assistenza Fiscale, si può andare in pensione prima del previsto. Per quest’anno, nonostante i grandi mezzi di comunicazione di massa ne stiano parlando poco, durante il dibattito sulla Legge di Bilancio 2020, si sta parlando proprio della possibilità di mantenere in vigore queste misure, mentre, sempre in Parlamento, sta proseguendo l’esame della legge istitutiva della figura dell’assistente familiare.

Grazie anche ai fondi a disposizione dallo scorso anno, che per la verità da più parti sono stati definiti comunque insufficienti, visto l’alto numero di persone interessate, le varie realtà locali sparse su tutto il territorio nazionale stanno potendo provvedere a finanziare proprio i “caregivers”. È notizia di questi giorni, ad esempio, che la Regione Abruzzo ha stanziato 440.000 euro per coloro che assistono minori in condizioni di disabilità gravissima. “Abbiamo stilato un regolamento che riguarda i contributi 2019, ma l’obiettivo principale dell’incentivo che mettiamo a disposizione è favorire quanto più possibile la permanenza nel proprio domicilio dei minori gravemente malati” spiega l’assessore regionale alle Politiche Sociali Piero fioretti. “Nell’avviso pubblico – prosegue – abbiamo previsto che una famiglia può ottenere fino a 10 mila euro di contributo con la possibilità che tale misura è compatibile con altri benefici e servizi. E’ invece incompatibile con l’assegno per ‘gravissima disabilità’ erogato con le risorse del fondo nazionale Non autosufficienza”. Possono presentare domanda, fino alla concorrenza dei 440 mila euro, tutti i genitori conviventi, disoccupati o inoccupati, residenti nella Regione Abruzzo, nel cui nucleo familiare sono presenti figli minori affetti da malattie rare, croniche, gravi, e invalidanti che necessitano di una cospicua assistenza continua da parte dei familiari stessi.

Ma l’Abruzzo non è l’unica Regione ad aver fatto passi avanti nella direzione di un pieno riconoscimento dei “datori di attenzione”: la prima legge regionale in materia è stata infatti quella varata dall’Emilia – Romagna che, già nel 2014, aveva definito – come scrive il sito web lenius.it, “la figura del caregiver familiare in quanto componente informale della rete di assistenza alla persona e risorsa del sistema integrato dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari”, con l’intenzione di rendere più omogenee le risposte nei diversi territori, valorizzare l’apporto di queste figure e sostenerle nella loro vita – non solo nell’attività di cura – anche attraverso un rapporto più strutturato con la rete dei servizi, l’associazionismo non profit e il volontariato”.

Quella dei caregivers è una realtà davvero variegata, come lo stesso articolo di lenius.it documenta, parlando di quanto accade sia in italia che negli altri Paesi europei. Basta peraltro conoscere diverse famiglie alle prese con la disabilità di uno dei propri membri per rendersi conto di quanto non sia facile gestire le situazioni legate al quotidiano, tra impegni da programmare tenendo conto delle esigenze della persona da assistere, attività lavorative comunque da portare avanti e cura necessaria nei confronti degli altri membri della famiglia, senza considerare tutti gli aspetti di carattere emotivo e legati alle competenze che necessariamente si acquisiscono quando si deve far fronte a tutto ciò che la disabilità comporta per l’intera famiglia. Da più parti sono registrate negli anni sottolineature e riflessioni su questo tema, nonostante troppo spesso i media abbiano trattato solo occasionalmente questa realtà. Noi di Vortici.it facciamo deliberatamente la scelta opposta, consapevoli come siamo che davvero l’esercito di quegli 8 milioni e mezzo di assistenti “speciali” sia molto interessato a seguire tutti gli sviluppi sulle notizie inerenti questo tema che noi – statene certi! – continueremo a raccontare.

 

Massimiliano Spiriticchio

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