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Dal caffè sospeso al benessere condiviso

giovedì, Dicembre 17, 2020
Dal caffè sospeso al benessere condiviso

Ci sono gesti abituali nella cultura di un popolo, che ne identificano lo spirito e l’essenza profonda. Ma ci sono gesti semplici, che facciamo in modo spontaneo, magari presi dall’emozione di una giornata o di un momento che partono spontanei e vengono dal cuore. Capita che, a volte, questi due tipi di azioni finiscano col fondersi insieme, dando vita a qualcosa di originale, semplice e, al tempo stesso, davvero impensabile. Nelle prima categoria, per noi italiani, è sicuramente da inserire il prendersi un buon caffè, magari in compagnia di qualcuno (si può fare anche ora, gustandoselo in casa o facendoselo consegnare a domicilio, nella speranza di ritrovar presto il clima del bar). Nella seconda categoria, invece, va inserita la voglia che molti di noi hanno di condividere con altri un momento di gioia, quell’irresistibile desiderio di non tenersi per sè ciò che di bello ci accade, ma di farlo diventare occasione di giubilo anche per altre persone. Ebbene proprio dal felice connubio di sentimenti di questi tratti caratteristici di noi italiani è nata un’abitudine che, non a caso, ha preso piede a Napoli: quella del caffè sospeso. Esistono varie versioni su come essa sia nata, ma la più accreditata sembra essere quella secondo cui, si diffuse dal quartiere Sanità, quando ogni tanto, un cliente a cui era andata bene la giornata, lasciava un caffè pagato per il prossimo. La città partenopea ha spesso vissuto nella sua storia periodi difficili, in cui anche sorseggiare la classica “tazzulella” era un lusso che non tutti potevano permettersi. Per questo i più benestanti lasciavano in sospeso una tazzina di caffè cocente, mentre le persone più povere si affacciavano nei bar per chiedere se ce n’era una per loro. Così si è diffusa quella che ancora oggi è una tradizione.

Ma la cosa che più di tutte stupisce molte persone è che quest’esempio si condivisione originale, che passa non attraverso il dare agli altri non solo qualcosa di materiale, ma anche e soprattutto quell’insieme di sentimenti che accompagna la buona azione, non è rimasto limitato al caffè. Dal pane alla spesa quotidiana l’idea di lasciare qualcosa “in sospeso” perché possa usufruirne qualcuno che ne ha bisogno si è diffusa a macchia d’olio in tutta Italia ed anche oltre i confini nazionali, coinvolgendo molti settori e tutte le fasce d’età. Proprio in questi giorni le cronache stanno riportando la partenza di servizi che, in diverse zone d’Italia, stanno facendo emergere la grande diffusione di questa pratica. Arriva da Ascoli Piceno la notizia che, oltre al sostegno economico e a beni di prima necessità, le famiglie bisognose di quella città assistite dal Comune e dall’associazione Pas (Polo di accoglienza e solidarietà) riceveranno per Natale anche la possibilità di ricevere un taglio di capelli oppure un trattamento estetico o di cura alla persona. Particolarmente significativo è il commento di Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli Piceno, che ha aderito all’iniziativa: “Non solo alimentari e affini, dunque, ma anche servizi solo all’apparenza meno importanti, perché la cura della persona è anche segno di voglia e di speranza per un futuro migliore”.

Quello ascolano però non è il solo esempio di questo tipo: non solo altri parrucchieri in altre zone si stanno organizzando per iniziative simili, ma anche perchè soso sempre più numerosi gli esempi di prodotti e servizi che vengono “sospesi”. Accade così che a Como, attraverso l’Associazione Panificatori e Pasticceri di Confcommercio, i maestri panificatori pasticceri stanno portando avanti l’iniziativa che dà ai loro clienti la possibilità di lasciare un panettone per chi non può permettersi di comprarne uno, senza tralasciare la qualità, garantita dalla produzione artigianale. Anzi a Como i panettoni sono addirittura tre: il primo va a casa di chi lo compra, il secondo viene da questi donato ad un bisognoso e il terzo viene donato sempre a chi è in difficoltà dallo stesso produttore e venditore.

Non manca all’appello una delle cose a cui siamo più legati: lo scambio di regali. Così, a Pordenone, si è pensato, come in tante altre località, al “regalo sospeso” : quì, come racconta Il sole 24 Ore, la Confcooperative, con Caritas Diocesana e Fondosviluppo FVG, ha pensato di dare la possibilità di acquisto di “buoni cultura” del valore di 50 o 80 euro che potranno poi essere sia donati ai propri cari come anche assegnati in forma anonima a famiglie in difficoltà segnalate proprio dalla Caritas. Quattro le tipologie di bonus, che potranno essere sfruttate subito o appena la situazione sanitaria lo consentirà: le esperienze turistiche nella natura (visite guidate o enogastronomiche, soggiorni in alberghi diffusi, sport e simili); le esperienze musicali (corsi per strumenti online, esibizioni canore a richiesta); esperienze teatrali (rappresentazioni online e laboratori); esperienze audio-video (foto, realizzazioni video e live streaming). in questo caso il sostegno è duplice, perchè si aiutano anche le realtà del settore turistico e culturale a ripartire. E mentre a Palermo la condivisione riguarda anche il tampone, nel senso che le persone che volessero farlo possono pagare anche quello di un bisognoso, oltre che il proprio, nei laboratori analisi e nei centri autorizzati aderenti all’iniziativa, la Coldiretti ha organizzato anche quest’anno in tutta Italia la “spesa sospesa”, che darà tutti i sabato la possibilità di “acquistare, nei mercati di Campagna Amica – fa sapere la stessa Coldiretti – frutta e verdura, ma anche pasta fatta con grano 100% italiano, salumi e legumi che gli agricoltori di Campagna Amica indirizzeranno alle famiglie bisognose. A beneficiarne saranno soprattutto quei nuclei di nuovi poveri “invisibili” che, proprio a causa del repentino peggioramento della propria condizione economica, non sono stati ancora integrati nei circuiti “ufficiali” dell’assistenza”.

Ma secondo voi da quest’esplosione di creativa solidarietà potevano restare esclusi i bambini? La risposta è semplice: certo che no! E allora ecco che lungo tutto lo Stivale italico sui moltiplicano gli esempi di “giocattolo sospeso” e fioriscono come Stelle di Natale negozi che danno questa possibilità sia scegliendo di persona giochi da donare ai più bisognosi, sia selezionandoli online, come sta accadendo in questi giorni in un’attività commerciale operativa a Montesilvano, in provincia di Pescara.

Questi sono solo alcuni degli esempi di una creatività solidale e fraterna che si vedono spuntare ovunque e che l’Italia esporta anche all’estero, come dimostra la “baguette in sospeso” di cui si parla in quest’articolo della testata online 20minutes.fr che riporta l’intervista a Jean-Manuel Prime, l’iniziatore di quest’iniziativa nel Paese transalpino, il quale sottolinea: “Anche alcune panetterie hanno ripreso il concetto senza che nessuno lo sapesse. E il passaparola funziona bene e la rete delle aziende partecipanti andrà a crescere ulteriormente. Per quanto riguarda i donatori, spargono la voce e hanno tutti profili diversi: studenti, nonne, dirigenti…”

Viene da dire quel che spesso si dice riguardo al caffè, cioè che, nel nostro amore per questa bevanda, non c’è solo il gusto per il suo aroma o il piacere provato dalle nostre papille gustative. C’è invece “tutto un mondo intorno che gira ogni giorno” come cantavano i Matia Bazar: è quel mondo fatto di relazioni e incontri che ci porta a saper viver anche le piccole gioie quotidiane in semplicità e stando sempre insieme agli altri, consapevoli che il benessere aumenta davvero solo se viene condiviso.

Massimiliano Spiriticchio

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