Internazionale Società

Dai Caraibi in tutto il mondo per una società più unita e più umana…

mercoledì, Gennaio 24, 2018
Dai Caraibi in tutto il mondo per una società più unita e più umana…

Andare controcorrente significa anche fare in modo che a dare lo spunto di riflessione per iniziative di carattere mondiale siano popoli ai quali nessuno penserebbe di affidare un compito come questo: è quello che probabilmente si è pensato quando si è deciso di chiedere ai cristiani che vivono nelle isole dei Caraibi di scrivere i testi e le riflessioni alla base della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che in questi giorni si sta svolgendo in tutto il mondo. L’occasione, che si ripropone ogni anno, porta la Chiesa Cattolica, quelle protestanti e quella Ortodossa a pregare e riflettere insieme per superare le divisioni che da diversi secoli si registrano tra i credenti in Cristo.

Proprio questo percorso sta portando le diverse comunità cristiane a cercare di guardare con occhi nuovi alla storia per dare risposte più efficaci alle sfide di oggi: “Laddove coloro che portarono la Bibbia in questa regione utilizzarono le Scritture per giustificare l’assoggettamento di un popolo in catene – si legge infatti nell’introduzione al testo che i cristiani caraibici hanno preparato per l’occasione – nelle mani degli schiavi essa divenne, invece, un’ispirazione e una garanzia che Dio era dalla loro parte e che li avrebbe condotti alla libertà”. “Come gli Israeliti – si legge in un altro punto dello stesso documento – anche le popolazioni caraibiche hanno il loro canto di vittoria e di liberazione da cantare ed è un canto che li unisce. Non di meno – proseguono i cristiani dei Caraibi – alcune sfide contemporanee ancora costituiscono una minaccia di nuova schiavitù e una minaccia contro la dignità della persona umana creata a immagine e somiglianza di Dio. Sebbene la dignità umana sia inalienabile, tuttavia – osservano – essa viene spesso oscurata sia dal peccato personale che da strutture sociali di peccato. Nel nostro mondo, segnato dal peccato, troppo spesso le nostre relazioni sociali mancano della dovuta giustizia e compassione che onorano la dignità umana. Povertà, violenza, ingiustizia, tossicodipendenza, pornografia, e il dolore, la tristezza, l’angoscia che vi fanno seguito – si legge ancora nell’introduzione alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – sono esperienze che distorcono la dignità umana”.

 

Le riflessioni dei cristiani dei Caraibi sono al centro di quelle che stanno ispirando i momenti di celebrazione e preghiera in tutto il mondo, nella convinzione che questioni come quelle appena richiamate riguardino tutti i Paesi, anche se in ognuno di essi vengono vissute in un modo differente. Anche in Italia la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è stata intesa dalle varie Chiese come occasione non solo per rilanciare l’ecumenismo, ossia il dialogo tra i credenti in Cristo, ma anche per mandare un messaggio di speranza a tutti, senza distinzioni. Così lungo tutto lo Stivale si moltiplicano le iniziative: dai momenti di preghiera ecumenica insieme ai poveri a quelli vissuti insieme ai giovani, dalle celebrazioni in cui fedeli di tutte le comunità cristiane si trovano insieme nei luoghi di culto di ciascuna di esse agli immancabili momenti di riflessione teorica e confronto costruttivo.

Una riflessione che negli anni si va facendo sempre più profonda e legata ai temi concreti del vivere quotidiano, al punto che non mancano illustri teologi, come il valdese Paolo Ricca, secondo cui la convinzione sull’importanza di un cammino unitario da parte di tutti i cristiani si sta facendo strada in modo crescente nel popolo ancor più che nell’ufficialità delle Chiese. Ricca, ospite al Comune di Pescara, luogo scelto dai cristiani locali proprio per sottolineare l’importanza che l’unità tra di essi ha anche a livello civile, ha detto che, se Lutero vivesse oggi, si occuperebbe molto della società, divenuta sempre meno umana, e chiederebbe se aver ridimensionato l’esperienza della fede, come teorizzato da alcuni filosofi, sia stato davvero un bene per la società stessa. Il teologo ha poi suggerito che i cristiani, di fronte alle grandi questioni che riguardano la famiglia, l’etica, l’educazione dei giovani e la difesa dei più deboli cerchino di elaborare quelli che ha definito “nuovi decaloghi” attraverso i quali dire su quali punti sono tra loro concordi e su quali no precisando che anche le diversità di vedute tra loro si verificano nell’ambito di una fede comune. Insomma: c’è una voglia di unità concreta, che prende spunto dalla necessità di partire dalla persona umana e dalle sue difficoltà e gioie sperimentate nella quotidianità della vita. Un messaggio davvero valido per tutti…

Massimiliano Spiriticchio

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