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Convegno Nazionale MPV: intervista a Pino Morandini

lunedì, Novembre 25, 2019
Convegno Nazionale MPV: intervista a Pino Morandini

Ci sono temi che a noi di Vortici.it, stanno particolarmente a cuore, come quelli proposti dal Movimento per la Vita, che seguiamo con interesse, piacere e professionalità, da diverso tempo.
Questa settimana vi proponiamo un’intervista nata nell’ambito del 39° Convegno Nazionale dei Movimenti per la Vita, CAV e case di accoglienza, dal titolo: “Diamo vita al futuro – insieme per guardare lontano”, tenutosi a Montesilvano(PE), dal 15 al 17 Novembre 2019.
Pur non potendo essere presente fisicamente al convegno, Pino Morandini, il presidente del CAV di Trento, ci ha concesso un’intervista molto interessante di cui siamo onorati.

 

Chi è Pino Morandini e come ha conosciuto il Movimento per la Vita?

Magistrato del TAR, a seguito di pubblico concorso nazionale, vicepresidente vicario del MPV nazionale, componente del direttivo nazionale dell’Associazione “Family Day”, presidente del CAV di Trento. Ma tutto questo non varrebbe nulla se non cercassi, nonostante i miei numerosi limiti, di seguire l’insegnamento di Gesù e della Sua Chiesa.
Ho conosciuto il MPV grazie ad una proposta, formulatami nel 1978, da un Cardiologo dell’ospedale regionale della mia terra (un cardiologo assai promettente per la capacità di coniugare spessore umano e competenza), oggi padre carmelitano, che scelse la vita contemplativa non molto tempo dopo la proposta che mi fece. Lui aveva fondato poco prima con alcuni amici il primo CAV della regione Trentino – Alto Adige.
Alla sua proposta, concernente la costituzione del MPV, che affiancasse il CAV svolgendo un lavoro eminentemente culturale sulla vita nascente e terminale, risposi subito di “sì”. Non so ancora come mai, in quanto all’epoca ero piuttosto tiepido su quei temi (ma il buon Dio lavora come e quando vuole Lui!).

Il titolo del Convegno Nazionale tenutosi a Montesilvano è stato: “Diamo Vita al futuro” cosa possiamo/ dobbiamo aspettarci dal domani?

Il rispetto per la vita nascente è condizione di un futuro positivo non solo perché va in controtendenza rispetto all’inverno demografico che attanaglia l’intero Occidente – uno dei problemi più urgenti che hanno investito e stanno interessando il Vecchio Continente – ma anche perché è la base necessaria per costruire realmente un nuovo umanesimo, fondato sulla civiltà della verità e dell’amore. In buona sostanza, non si tratta solo di favorire le nascite, opera certo ineludibile e necessaria, garanzia per il futuro della società, ma, in termini ancor più profondi, di gettare basi davvero solide per un positivo rinnovamento morale e civile che punti a costruire un futuro luminoso. E dette basi si fondano sull’eguale dignità di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale. Senza la cennata eguale dignità non può dirsi attuato il principio costituzionale d’eguaglianza, soprattutto permangono le preoccupanti discriminazioni tra nati e non ancora nati o tra vite considerate “degne” e vite ritenute “non degne” di essere vissute.
Siffatta opera di condivisione e culturale, testimoniata dai CAV e dai MPV, lungi dall’appartenere all’area dell’arretratezza, si profila invece carica di futuro e di profezia. Evoca, infatti, i grandi movimenti di liberazione dalla schiavitù e per l’eguaglianza, che hanno portato al superamento di svariate discriminazioni, quali quelle tra “neri” e “bianchi”, per esempio.
Lavorando in questo modo – unitamente a tutte le realtà che s’impegnano per la tutela e la promozione della dignità di ogni essere umano (tossicodipendenti, disagiati di vario genere, disabili, profughi, migranti, malati, anziani, ecc.), il futuro ci riserverà una nuova civiltà: quella fondata sulla verità e sull’amore, unica garanzia per una società pervasa da un’autentica pace. Oggi quel traguardo appare lontano. Ed è vero. Ricostruire l’umano richiede pazienza, costanza e tempi lunghi. E soprattutto, il non lasciarsi vincere dallo scoraggiamento, come ci ha esortato a fare il Presidente della C.E.I., card. Bassetti.
Così operando, sono assai fiducioso che poco a poco fiorirà quella nuova civiltà, anche perché è desiderio profondo del cuore di ogni persona.

Quali sono in proposito, secondo lei le sfide del futuro?

Tra le sfide del futuro, vedo assai urgente la cosiddetta questione antropologica (chi è l’uomo? Quale il senso della sua vita? Che significato rivestono la sofferenza e la morte, la salute e la malattia, ecc.?). Sono sfide ineludibili, che prima o poi ciascuno si pone. L’uomo d’oggi sovente non sa più chi è, da dove viene, perché è al mondo, si sente impotente di fronte alle sfide del dolore, della morte e al loro significato, rischia di perdere la speranza nella vita e nel futuro, è portato ad isolarsi, impoverendo le relazioni umane con i suoi simili, che vede spesso antagonisti, coltiva l’egocentrismo. In tal modo, s’impoverisce interiormente. Sovente recide il cordone ombelicale che lo lega al Trascendente, mette se stesso al posto di Dio, si considera padrone della vita e della morte, è portato a tradurre addirittura in leggi siffatta padronanza. Non è forse, questo, sintomo di una perdita di speranza e di fiducia nel futuro e nei propri simili?
A mio avviso, la sfida prioritaria sta qui. Va riscoperta la ricchezza delle relazioni umane, anche se talvolta difficili (la felicità della persona dipende dalla ricchezza delle sue relazioni), apprezzata la dignità di ogni essere umano in ogni stadio della sua vita, aperto il cuore a chi si trova in condizioni di dipendenza dagli altri, a partire da chi si trova in stato di dipendenza totale.
Per questo la questione della vita umana è “la” questione del terzo Millennio, come profeticamente S. Giovanni Paolo II preconizzò nell’Evangelium Vitae (p.5). A partire dalla vita dei “più poveri dei poveri”, come S. Madre Teresa di Calcutta definì i bambini non ancora nati. Difendendo il non ancora nato, solidarizzando con sua madre, noi difendiamo tutte le persone in difficoltà. Difendiamo perfino noi stessi, la nostra speranza, poiché prima o poi ciascuno di noi si troverà in condizioni di dipendenza dagli altri. E da là su su per tutto l’arco della vita umana, ogniqualvolta essa è vilipesa, minacciata o si trova in una condizione di particolare debolezza (penso alla frontiera della vita terminale, a quella della vita sofferente, a quella della disabilità, a quella della vita anziana, ecc.).

Come vede il mondo di oggi?

Vedo il mondo di oggi assetato di speranza e preso dalla volontà, magari inconscia, di dare senso alla propria esistenza. Questo chiama in causa primariamente la nostra responsabilità di uomini e soprattutto di cristiani. Chiama in causa il dovere e il fascino di una testimonianza autentica, corroborata dall’umiltà e dal sevizio, per ridare dignità a chi pensa di averla perduta e speranza a chi la sta cercando. Chiama in causa il dovere della parola che, solo se corroborata dalle opere, risulta credibile ed efficace. Chiama in causa la nostra identità di figli di Dio.

Vi abbiamo fatto conoscere più da vicino una persona solidale, di straordinaria umanità che promuove la Vita nella sua interezza!

Annapaola Di Ienno

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