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Ci sono le Università più “sostenibili” e non solo per rispetto verso la Natura…

mercoledì, Maggio 6, 2020
Ci sono le Università più “sostenibili” e non solo per rispetto verso la Natura…

Negli ultimi anni stiamo scoprendo quanto sia sempre più importante valutare quanto il nostro modo di vivere sia sostenibile, cioè in grado di garantire il rispetto dell’ambiente e delle persone. Ma in molti sottolineano che il concetto di ambiente non dev’essere inteso in senso ristretto, cioè pensando solo alla Natura, perchè si tratta di qualcosa che ha a che fare anche con il benessere psico – fisico di ognuno ed è collegato anche al cibo che mangiamo, alle innovazioni e perfino al lavoro ed allo studio. Proprio a proposito di studio è di questi giorni la notizia della classifica mondiale delle Università in base all’impatto ambientale. A stilarla è il Times Higher Education, agenzia leader nel mondo per la produzione di dati riguardanti l’eccellenza universitaria in tutto il mondo. Nella sua classifica relativa al 2020, i parametri presi in considerazione sono 17 e non mancano spunti di sicuro interesse, che indicano anche quali sono gli aspetti su cui si è scelto di puntare nelle varie zone del nostro Pianeta e quali sono i punti su cui ciascun continente e Paese deve invece recuperare, ma anche qual’è il ruolo che le culture, intese come mentalità affermate nelle varie società, hanno in relazione alle scelte operate anche per quanto riguarda la sostenibilità e e i vari Atenei.

Se si guarda solo alle prime posizioni, saltano agli occhi due dati, il primo dei quali è la netta prevalenza dell’Oceania, che da sola occupa metà delle prime dieci posizioni con la neozelandese Auckland in testa alla classifica seguita da tre australiane (due Atenei di Sydney ed uno di Melbourne) e un’altra australiana (sempre a Melbourne) al decimo posto. Il secondo dato che emerge subito è che, sempre nelle “top ten”, ci sono due Atenei nordamericani (uno statunitense ed uno canadese) e tre europei, di cui due britannici ed uno italiano, l’Università Alma Mater di Bologna che occupa la sesta posizione risultando la migliore a livello europeo. In particolare, Bologna ottiene un lusinghiero quarto posto nel supporto agli studenti più economicamente in difficoltà, così come nella possibilità di lavoro per i suoi allievi, risultando poi terza per quanto riguarda le ricerche di diritto e relazioni internazionali, la partecipazione come consulenti del governo e le politiche sulla libertà accademica e ventunesima per il supporto fornito tramite la collaborazione con altri Paesi, la promozione delle migliori pratiche e la pubblicazione dei dati. Ma c’è anche un’altra università italiana tra le prime cento più “sostenibili” al mondo: quella di L’Aquila, che occupa la posizione numero 87. In particolare, l’Ateneo abruzzese risulta il quarto al mondo per l’Obiettivo “Educazione di Qualità per tutti” (l’indicatore misura la capacità di garantire un’istruzione di qualità inclusiva e paritaria e di promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti), ed è al 15° posto per l’Obiettivo 13 “Climate Actions” (che valuta il contributo all’adozione di misure atte a sostenere le sfide dei cambiamenti nel sistema climatico globale e a mettere in campo azioni di prevenzione e protezione). L’Ateneo ha anche ottenuto posizioni di rilievo per l’Obiettivo “Lavoro dignitoso e crescita economica” (che misura, con la qualità della ricerca in campo economico, la capacità di offrire a studenti e laureati occasioni di contatto con il mondo del lavoro) e per l’Obiettivo “Consumo responsabile” (che misura la capacità di incidere su modelli di consumo e di produzione sostenibili).

Già da questi dati si capisce che i successi italiani sono legati soprattutto alla capacità di includere tutte le categorie di studenti, ma anche per la qualità della didattica e la capacità di sinergia con il mondo esterno. Ma, se si guarda al dato mondiale più in generale, ci si rende conto che le realtà che occupano i primi posti hanno puntato anche su altri aspetti. Auckland guida la classifica grazie al terzo posto su “salute e benessere”, mentre è al al 14° posto sulla “vita subacquea”, al 15° sulla “vita in città” e al 17° per le ricerche di diritto e relazioni internazionali, la partecipazione come consulenti del governo e le politiche sulla libertà accademica e ventunesima per il supporto fornito tramite la collaborazione con altri Paesi, la promozione delle migliori pratiche e la pubblicazione dei dati. Oltre a questo, in diverse Università ai primi posti, il tema del rapporto con il territorio, la natura, la collaborazione ed il consumo responsabile tornano spesso, soprattutto nel mondo anglosassone e, in particolare, per quanto riguarda Regno unito, Nuova Zelanda ed Australia.

Insomma: il benessere psico – fisico di studenti e personale didattico e non degli Atenei, la loro capacità di relazionarsi con il mondo esterno, la sinergia che si crea con le realtà produttive e l’ambiente anche sociale in cui si vive negli anni dell’Università, come pure il rispetto della Natura di quei luoghi sono tutti fattori che risultano oggi importanti e tra loro collegati perchè il dato principale dice che, dove si è migliori su questi aspetti, l’ambiente è più salubre, la società più in benessere e forse c’è anche più possibilità di lavoro relazionato con i propri studi, grazie proprio alla sinergia tra Atenei e contesti sociali in cui sono inseriti.

Massimiliano Spiriticchio

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