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Chiamate Roma 3131… quanto di impensabile da allora in poi!

giovedì, Marzo 21, 2019
Chiamate Roma 3131… quanto di impensabile da allora in poi!

Ve lo avevamo promesso, ed ora eccoci quà a mantenere l’impegno preso: quello di far rivivere, attraverso le nostre pagine online, alcune trasmissioni radiofoniche che hanno fatto la storia del nostro Paese, ma soprattutto hanno aperto strade che ancora oggi si mostrano cariche di novità in arrivo. In tempi di Internet e social network ci interroghiamo tutti sulle nuove frontiere della comunicazione e ci chiediamo non solo come cambierà il nostro modo di relazionarci tra di noi nella vita di tutti i giorni, ma anche se i media tradizionali, radio e tv, continueranno ad attrarre fortemente o se invece dovranno cedere il passo a forme di comunicazione che sembrano più innovative. Ci meravigliamo un po’ tutti quando scopriamo dei vari boom di ascolti che la Radio fa registrare sempre, con i dati del Censis a dire che il 79,3% degli italiani la ascolta e che gli stessi italiani la ritengono molto credibile. Eppure, se andiamo a fondo, scopriamo che proprio in quei dati c’è scritto qualcosa che, in realtà, è insito nella storia stessa della Radio, almeno negli ultimi 50 anni, solo per parlare del contesto italiano: secondo il Censis, infatti, il 37% degli italiani ascolta dal pc o da smartphone. Non solo: mentre tutto questo accade, sono sempre di più le emittenti radiofoniche che permettono agli ascoltatori di interagire con chi lavora nelle varie redazioni attraverso i più svariati mezzi di comunicazione. Tutto questo però sarebbe stato impensabile senza che un gruppo di “innovatori”, alla fine degli anni ’60, in un’Italia che stava ancora vivendo l’onda lunga del ’68 e dei suoi cambiamenti sociali, non avesse letteralmente tirato fuori dal cilindro una delle trasmissioni radiofoniche più innovative che la storia ricordi: Chiamate Roma 3131. Proprio componendo questo numero preceduto dal prefisso della Capitale si poteva intervenire in diretta durante la trasmissione.

Ad avere l’idea di lanciare quel programma erano stati Adriano Magli e Luciano Rispoli, mentre i primi conduttori furono Franco Moccagatta, Federica Taddei e Gianni Boncompagni. Già i loro nomi dicono molto, tra notorietà e capacità di essere sempre sperimentatori, come nel caso soprattutto di Boncompagni. Fu una vera e propria rivoluzione, con ascolti che ben presto salirono oltre i 10 milioni. Racconta in un intervista Luciano Rispoli: “Io ho solo il merito di aver inventato la trasmissione. Avevo saputo che in Francia c’era un programma radiofonico in cui si interveniva telefonicamente su temi sessuali. Lo proposi. Mi diedero 40 minuti, ogni mattina, mi ricordo che dissi ai tre conduttori di dimenticare di avere un’identità e di essere uno strumento al servizio del pubblico: lo fecero ed ebbero successo”. Dunque l’idea era nata da una trasmissione su un argomento ben determinato in onda in Francia. eppure, a giudicare da questi estratti che vi facciamo ascoltare, in Italia davvero si poteva parlare di tutto, dalle convenzioni sociali alle ricette, fino ad arrivare alla musica e a Sanremo:

Non ci poteva essere alcun dubbio: da allora la radio e, più in generale, i mezzi di comunicazione non sarebbero stati più come prima. Erano diventati popolari, nel senso di “appartenenti al popolo” che li avrebbe utilizzati in modo sempre più massiccio e per le finalità più svariate, dal dibattito politico al karaoke in piazza, dalle ricette allo sfogo libero. Ma in quella trasmissione c’era qualcosa di fondamentale: con l’ascoltatore si sorrideva, si stemperavano i toni arrabbiati o inquieti, si discorreva anche esprimendo punti di vista differenti. Ma non si metteva mai in ridicolo nessuno, nè si cercava mai di usare l’ascoltatore al telefono per altri fini, perchè il rispetto era considerato fondamentale, sempre e comunque.

Da quella storica e fortunata trasmissione ne nacquero tante altre, sia in Rai che nelle radio libere, per usare il termine con cui si identificavano le prime emittenti private italiane.  Seguirono, molto più tardi, le trasmissioni che utilizzavano ed utilizzano i social network per far intervenire gli ascoltatori in diretta, molto più di quanto non riesca a fare la tv, che ti “costringe” a guardare le immagini e ad interagire semmai dopo che tu le hai viste, come del resto è accaduto tante volte. A proposito, però, di televisione, ve l’immaginate voi un programma utilissimo, come Chi l’ha visto? o tanti altri programmi di denuncia sociale, serviti negli anni ad affrontare tante questioni e tante gare di solidarietà, senza l’uso del telefono che proprio Chiamate Roma 3131 riuscì ad imporre all’attenzione di tutti? Chi scrive francamente dice di no, anche perchè ha avuto modo di sperimentare, nel suo piccolo, l’importanza di una semplice telefonata fatta in radio da chi vive solo e cerca compagnia o da chi è in un momento di sconforto e ha bisogno di comunicare con gli altri. I ricordi personali legati all’esperienza radiofonica s’intrecciano però con quelli legati ad una trasmissione televisiva che, senza il genio di Rispoli, Boncompagni e di tutta la loro squadra non avrebbe mai potuto produrre quanto invece ha prodotto. È domenica pomeriggio e siamo nel 2003. In tv Paolo Bonolis conduce Domenica In, trasmissione che, tra le sue nuove rubriche, ne ha una particolare, quella dei “basta”, in cui la gente può telefonare e dire cosa vorrebbe non ci fosse più, in una sorta di sfogo personale e pubblico nello stesso tempo. Ad un certo punto una donna chiama e dice basta al fatto che è incinta, è in difficoltà e non sa a chi rivolgersi. Poco dopo chiama un’altra signora e dice: “Rispondo alla donna di prima e le dico che basta chiamare un numero di telefono e potrà ricevere assistenza qualificata ed essere indirizzata a centri sparsi in tutta Italia dove potrà trovare aiuto”. Il numero in questione era quello del Sos Vita, 800813000. Nel giro di una settimana le chiamate a quel numero furono davvero tante e la domenica dopo un Bonolis contentissimo lo annunciò in diretta. Ma senza quell’idea radiofonica nata nel 1969 anche questo sarebbe stato impensabile

Massimiliano Spiriticchio

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