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C’è la mascherina che può farci vedere labbra e sorrisi

mercoledì, Maggio 27, 2020
C’è la mascherina che può farci vedere labbra e sorrisi

“Credo che si debbano usare per tutti mascherine trasparenti che permettano di leggere le labbra. Perlomeno queste mascherine devono essere usate da tutti coloro che lavorano con il pubblico (poste, banche, ristoranti, bar, eccetera) e ovviamente nelle scuola”. Parola di una preside, Marilena Abbatepaolo, Dirigente, Scolastico dell’Ics La Giustizia di Roma. Da non udente, la prof ha lanciato la sua proposta in un articolo pubblicato dal quotidiano Avvenire e formato dalla nostra collega Antonella Leoci martedì 26 maggio a pagina 10 della sua edizione cartacea.

In effetti, nella situazione di difficoltà che stiamo tutti vivendo, c’è un problema particolare che, se finora è stato parzialmente affrontabile, ora diventa davvero importante. quello che riguarda le persone sorde. Fino a questo momento il problema è stato attutito dallo stare in casa, dove si è manifestata la difficoltà legata alla carenza di assistenza per le persone con disabilità, che ha toccato ovviamente anche quelle sorde, ma è stato almeno possibile per queste ultime leggere il labiale sia dei propri familiari sia di compagni di scuola o colleghi di lavoro collegati al computer, sia pure tra molte difficoltà. Ora però che la quarantena sta finendo si sta presentando per loro una grande difficoltà: andando a fare la spesa, passeggiando con gli amici, entrando in chiesa per la S. Messa o in un locale per un caffè o una cena, le persone con sordità si stanno trovando di fronte ad un mondo di mascherine che coprono proprio le labbra, secondo le giuste prescrizioni tese ad evitare il contagio da Covid. Il tutto rende impossibile per chi ha problemi di udito capire ciò che l’altro dice. Le conseguenze? Ce le racconta la stessa prof.ssa Abbatepaolo, che in un post su Facebook ha deciso di raccontare un episodio che le è accaduto: “Esco per la spesa e – ha scritto – diavolo della mascherina!, non mi fa leggere le bocche. Non le vedo le bocche. Non so nemmeno se parlano con me. Sono uscita da casa con un foglio che ho mostrato alla commessa: non sento. Non parlarmi. Lei ha provato. Voleva vendermi i punti, poi non so che altro. Le ho risposto: «Voglio solo pagare e tornare a casa». E le ho mostrato il foglio con scritto: sono sorda. Non capisco. Quella commessa mi ha guardata, ha letto il foglio e ha fatto di sì con la testa. Eravamo uguali, lei e io. Fragili allo stesso modo. Arrivata a casa, mi sono guardata allo specchio. No, non sono mai stata così maleducata in vita mia”. Poi però succede qualcosa. Arriva una notizia e lei commenta: “Stasera poi leggo una notizia che mi ha strappato un sorriso. Ecco, una speranza mi si accende. Qualcuno si è ricordato di noi. Anche se è in America, anche se qui in Italia non arriveranno le mascherine trasparenti, qualcuno si è ricordato che noi sordi esistiamo. Mi domando se qualcuno a scuola ha ricordato che i sordi non possono fare la didattica a distanza”.

A cosa si riferisca la Dirigente Scolastica di cui vi abbiamo parlato è presto detto: si tratta dell’idea di una ragazza, Ashley Lawrence, studentessa del Kentucky, negli Stati Uniti che ha cucito mascherine con una parte trasparente per lasciar vedere la bocca e aiutare la comunità dei sordi e degli ipoudenti. Ma, se questa notizia arriva dagli Stati Uniti, ce ne sono altre che giungono da molto più vicino. La stessa Abbatepaolo racconta ad Avvenire di aver ordinato della mascherine di questo tipo per la sua scuola da una cooperativa di Mestre, che ha raccolto proprio il suo appello: “Mi auguro – dice – che altri datori di lavoro facciano una scelta simile alla mia. Credo – aggiunge – che sia un atto di civiltà. Di inclusione, oltre che di umanità”. La prof si augura inoltre che il Governo prenda in seria considerazione in qualche modo l’idea ed afferma di aver visto diversi esempi positivi da parte dei produttori di questi dispositivi, sottolineando la sua speranza che la stessa attenzione ci sia da parte delle aziende impegnate nella distribuzione della mascherine.

Ma la questione non riguarda solo le persone sorde. Una frase detta proprio dalla prof,ssa Abbatepaolo esprime al meglio questo concetto: “In fondo a tutti noi farebbe bene vedere labbra e sorrisi”. In effetti in questi mesi gli psicologi e tutti coloro che si occupano della nostra interiorità, dagli educatori ai sacerdoti, ripetono spesso che uno degli aspetti da tenere più in considerazione è proprio il fatto che l’unica “distanza di sicurezza” è quella fisica, come di fatto ha detto anche la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. Per questo noi di Vortici.it vi raccontiamo alcuni esempi di realtà che già ora sono interessate alla produzione e distribuzione delle mascherine che proteggono dal Coronavirus ma senza negare i sorrisi. Una di queste si chiama Arya ed è una mascherina progettata dall’architetto Paolo Colombo costituita interamente di A-PET che può essere sanificata in pochi minuti e riutilizzata semplicemente cambiando il filtro. I due gusci che la compongono sono realizzati in materiali completamente riciclabili e anche il laccio può essere lavato a parte. In questo caso dunque c’è anche un vantaggio economico e ambientale rispetto alle mascherine usa e getta, che invece richiedono una particolare attenzione nell’utilizzo prima e dopo averle indossate.

Ci sono poi il Comune di Pietrasanta, in provincia di Viareggio, che con la Consulta del Volontariato ha lanciato l’iniziativa dall’eloquente titolo #Pietrasantaindossailsorriso per dotare gratuitamente le associazioni del territorio delle mascherine trasparenti per non udenti. Intanto aziende di diverse regioni e province, come la marchigiana San Benedetto del Tronto o la laziale Guidonia, in provincia di Roma, si sono inserite nella produzione della mascherine che lasciano vedere le labbra. Scende in campo anche l’Ente Nazionale Sordi, con il suo Presidente Giuseppe Petrucci: “Stiamo seguendo attentamente – dice – alcune proposte di realizzazione di mascherine trasparenti circolate in questi giorni, ma è fondamentale che le stesse arrivino ad ottenere certificazione ed omologazione da parte delle strutture competenti perchè altrimenti si rischia di vanificare gli sforzi. Questo tema – aggiunge – è stato da subito posto all’attenzione del Ministero della Salute e della Presidenza del Consiglio richiedendo che le stesse siano presenti in circolazione, certificate, disponibili per tutti”.

Insomma l’interesse per le mascherine che lasciano vedere labbra e, quindi, sorrisi è in costante crescita, mentre non manca chi, come lo scrittore Stefano Massini, dallo studio del programma televisivo Piazzapulita su La7, lancia una proposta semplice e chiara su cui riflettere: “Le mascherine trasparenti così necessarie ai non-udenti potrebbero essere estese a tutti, per salvare il diritto al sorriso”.

 

Massimiliano Spiriticchio

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